| Nuove regole, consentito ai sanitari di intervenire per 1 o due giorni a settimana. Già dieci richieste Fecondazione, i ginecologi italiani possono operare anche in Svizzera Canton Ticino: porte aperte ai medici stranieri Mancano venti giorni alla chiusura dei termini per presentare le domande Dopo i vincoli imposti dalla legge 40 molti i "viaggi della speranza" di coppie italiane DAL NOSTRO INVIATO Che in Svizzera sbarcassero dall´Italia i pazienti, le coppie alle prese con i patemi della fertilità, lo si sapeva da tempo. Dal 2003, quando in Italia la legge 40 aveva messo tra mille polemiche una serie di vincoli alle pratiche di riproduzione assistita, il flusso di uomini e donne che varcavano il confine di Chiasso alla ricerca di una gravidanza si era fatto sempre più intenso: tanto da dare vita in Svizzera al fortunato neologismo di «turismo riproduttivo». La legislazione elvetica in tema di fecondazione assistita, d´altronde, è assai tollerante. Il codice, più che di porre limiti ala sperimentazione e alla fecondazione eterologa (che è consentita sempre e comunque, con l´unica condizione che gli aspiranti genitori siano sposati) bada, con elvetica concretezza, a stabilire che i metodi di procreazione si possono applicare soltanto alle coppie «che a ragione dell´età e della situazione personale sono in grado di provvedere al mantenimento e all´educazione del nascituro, presumibilmente sino al raggiungimento della maggiore età». Per due anni, gli specialisti italiani hanno assistito senza reagire all´esodo di pazienti verso Lugano e Bellinzona, nella convinzione che la normativa italiana fosse destinata a cadere sotto i colpi del referendum. Ma il 12 giugno scorso il flop referendario ha convinto a rompere gli indugi. Duplice l´obiettivo: non lasciare le proprie pazienti alle prese con medici sconosciuti, dare loro la possibilità di essere seguite dal medico di fiducia anche nella fase delicata dell´impianto degli ovuli; e dall´altro il legittimo desiderio di non lasciare tutto ai collegi svizzeri un business che si annuncia consistente. Appena il Gran Consiglio cantonale ha approvato la nuova norma che consente a ginecologi stranieri la possibilità di operare sul territorio ticinese, dieci domande sono piovute sul tavolo della commissione. Tutte, come si poteva immaginare, di medici italiani. Finora hanno chiesto tutti di appoggiarsi a centri privati già esistenti: come il Procrea di Lugano e Bellinzona. Ma l´affare, si dice sulle rive del Lago di Lugano, è solo agli inizi. E "La Regione", il quotidiano di queste parti, ieri titola così: «Ticino, mecca per ginecologi italiani». |
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