Articolo da "La Repubblica" del 20 luglio 2005


Nuove regole, consentito ai sanitari di intervenire per 1 o due giorni a settimana. Già dieci richieste
Fecondazione, i ginecologi italiani possono operare anche in Svizzera
Canton Ticino: porte aperte ai medici stranieri
Mancano venti giorni alla chiusura dei termini per presentare le domande
Dopo i vincoli imposti dalla legge 40 molti i "viaggi della speranza" di coppie italiane

DAL NOSTRO INVIATO
LUCA FAZZO
LUGANO - La Svizzera apre le porte ai ginecologi italiani. E i ginecologi italiani sbarcano in silenzio, con discrezione, come un secolo fa sbarcavano gli anarchici e più recentemente i consulenti finanziari: attratti, gli uni e gli altri, dalla accogliente legge svizzera. Stavolta sono gli specialisti della fecondazione assistita - soprattutto del nord Italia, e quasi tutti di Milano - ad arrivare in Svizzera per sfuggire alle maglie rigide della legge italiana, la legge 40 voluta dal governo di centrodestra e scampata al referendum del giugno scorso grazie al clamoroso flop dell´affluenza. Mentre in Italia il referendum falliva, il Gran Consiglio del Canton Ticino si preparava ad aprire le porte ai medici in cerca di asilo: asilo provvisorio, un giorno o due alla settimana, pendolari dell´impianto di ovuli con pazienti al seguito. Ora la legge è operativa. La prima pattuglia di dieci ginecologi italiani ha già chiesto alle autorità del Canton Ticino di poter operare anche qui. Per quattro c´è già il via libera, i nomi qui sono top secret ma a Milano circolano già. Nei venti giorni che mancano alla chiusura dei termini per le domande, le autorità ticinesi sono convinte che la lista sia destinata ad allungarsi.

Che in Svizzera sbarcassero dall´Italia i pazienti, le coppie alle prese con i patemi della fertilità, lo si sapeva da tempo. Dal 2003, quando in Italia la legge 40 aveva messo tra mille polemiche una serie di vincoli alle pratiche di riproduzione assistita, il flusso di uomini e donne che varcavano il confine di Chiasso alla ricerca di una gravidanza si era fatto sempre più intenso: tanto da dare vita in Svizzera al fortunato neologismo di «turismo riproduttivo». La legislazione elvetica in tema di fecondazione assistita, d´altronde, è assai tollerante. Il codice, più che di porre limiti ala sperimentazione e alla fecondazione eterologa (che è consentita sempre e comunque, con l´unica condizione che gli aspiranti genitori siano sposati) bada, con elvetica concretezza, a stabilire che i metodi di procreazione si possono applicare soltanto alle coppie «che a ragione dell´età e della situazione personale sono in grado di provvedere al mantenimento e all´educazione del nascituro, presumibilmente sino al raggiungimento della maggiore età».

Per due anni, gli specialisti italiani hanno assistito senza reagire all´esodo di pazienti verso Lugano e Bellinzona, nella convinzione che la normativa italiana fosse destinata a cadere sotto i colpi del referendum. Ma il 12 giugno scorso il flop referendario ha convinto a rompere gli indugi. Duplice l´obiettivo: non lasciare le proprie pazienti alle prese con medici sconosciuti, dare loro la possibilità di essere seguite dal medico di fiducia anche nella fase delicata dell´impianto degli ovuli; e dall´altro il legittimo desiderio di non lasciare tutto ai collegi svizzeri un business che si annuncia consistente. Appena il Gran Consiglio cantonale ha approvato la nuova norma che consente a ginecologi stranieri la possibilità di operare sul territorio ticinese, dieci domande sono piovute sul tavolo della commissione. Tutte, come si poteva immaginare, di medici italiani. Finora hanno chiesto tutti di appoggiarsi a centri privati già esistenti: come il Procrea di Lugano e Bellinzona. Ma l´affare, si dice sulle rive del Lago di Lugano, è solo agli inizi. E "La Regione", il quotidiano di queste parti, ieri titola così: «Ticino, mecca per ginecologi italiani».

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