Articolo da "Il Manifesto" del 26 settembre 2003
Fecondazione, dopo gli insulti il baratto

Il disegno di legge Gasparri in cambio dell'approvazione della legge sulla procreazione. L'Udc punta i piedi di fronte alla decisione del presidente del senato, Marcello Pera, di rinviare la discussione. Maggioranza e opposizione si dividono

STEFANIA GIORGI
Dopo gli insulti il baratto. La decisione di far slittare al senato la discussione sulla legge per la procreazione assistita provoca una reazione scomposta dell'Udc che minaccia e ricatta: o si approva subito la legge oppure noi diserteremo il voto sul disegno di legge Gasparri. Dopo i turpiloqui da caserma contro le parlamentari che protestavano contro quel testo di legge, inaccettabile e inapplicabile, siamo al baratto, al voto di scambio alla luce del sole. Tubi catodici vs. possibilità di diventare madri e padri con la fecondazione assitita. «Arrivare a far del parlamento un luogo di aperto baratto era un limite ancora non varcato, ma ormai questa maggioranza ci ha abituati al peggio», dice Maria Rosaria Manieri (Sdi). E Barbara Pollastrini (Ds): «l'Udc scopre le carte. La legge sulla fecondazione assistita è merce di scambio politico».

Nella riunione dei capigruppo, il presidente del senato, ha deciso ieri di far slittare l'esame della legge al termine della sessione di bilancio, monopolizzata dalla finanziaria. In pratica un rinvio di almeno un mese e mezzo. Tempi tecnici, calendari istituzionali. Ma non per l'Udc che, per bocca di Olimpia Tarzia, si domanda se Pera non abbia ceduto così alla protesta delle parlamentari.

L'affermazione appartiene al regno delle ipotesi, certo è invece il giudizio espresso da Pera sull'orrendo spettacolo offerto due giorni fa dai suoi colleghi senatori. Per il presidente del senatola protesta delle parlamentari e le violenze verbali nei loro confronti si equivalgono: entrambi «deplorevoli» e «lesive del prestigio e del decoro di quell'aula». «E' stupefacente - è il commento della Verde Luana Zanella - una istituzione come il senato dovrebbe avere altre misure rispetto a quelle indicate, per misurare il proprio prestigio. La prima, basilare, essere realmente rappresentativa della società. Il tasso di virilizzazione e l'indecente e strabordante presenza maschile nel parlamento indica l'arretratezza e l'impossibilità di legiferare specie su temi che riguardano la vita delle donne».

Partono in resta i senatori Udc. «E' evidente che se viene rinviata sine die la procreazione assistita non ci sentiamo più di prendere impegni sul ddl Gasparri» tuona il capogruppo Francesco D'Onofrio. Si accodano Maria Ida Germontani e Riccardo Pedrizzi (An): solidali con i senatori «molestati» e pronti a invocare «legge subito». Il solerte Roberto Calderoli (Lega Nord) si dichiara persino disposto a discutere il ddl sulla procreazione anche in sessione di bilancio. Ci aggiunge del suo Carlo Giovanardi: «inammissibile che una minoranza pretenda di rinviare la legge».

La salute delle donne, la possibilità di accedere alle tecniche di fecondazione assistita come ben si capisce non c'entrano nulla. La posta in gioco sono gli equilibri nelle stanzette e nelle coabitazioni della casa delle libertà. Alle prese con mal di pancia e crisi di nervi ormai continui (Ottaviano del Turco). Anche se il capogruppo di Fi, Renato Schifani, tenta la via della rassicurazione - «gli azzurri vogliono quanto l'Udc l'approvazione della legge e Fi chiederà una deroga al regolamento per poter discutere il testo sulla procreazione anche in sessione bilancio»- la coalizione di governo vacilla. Prende le distanze la ministra per le pari opportunità, Stefania Prestigiacomo, solidale con le colleghe oggetto di insulti «a sfondo sessuale» e critica sulla legge in molti punti. Si dichiara in «aperto dissenso» la sottosegrataria agli esteri Margherita Boniver. Parla di «un inaccettabile ricatto» Bobo Craxi (Nuovo Psi).

Per Antonio del Pennino (repubblicano) la reazione isterica dell'Udc è forse una pronta e prona risposta «ai richiami d'oltretevere». Ma al grido di dolore di D'Onofrio non rimangono insensibili neanche alcune frange del centrosinistra. Così un gruppo di senatori della Margherita - capitanati da Patrizia Toia - critica il rinvio di Pera e avanza un sospetto: «che nella Cdl prevalga la parte che non vuole la legge sulla procreazione».

A smorzare i toni duri e puri dell'aut-aut di D'Onofrio arriva la dichiarazioni del segretario dell'Udc, Marco Follini: non ci saranno ripercussioni sul voto del ddl Gasparri...

Al peggio, è proprio vero, non c'è mai fine.