| LA PROTESTA IN AULA Le manifestanti bipartisan, guidate da Mussolini, provocano la sospensione della seduta. Casini alla Camera richiama all´ordine Provetta, blitz del partito delle donne Al Senato insorgono 20 deputate: "Giù le mani dal nostro corpo" Cartelli e t-shirt con slogan contro la legge passata all´esame di Palazzo Madama Alla contestazione si replica con gli insulti dall´emiciclo. Show anche a Montecitorio GIOVANNA CASADIO A creare il "caso" è l´inatteso blitz di un gruppo di venti deputate. In prima fila Alessandra Mussolini (An), Maura Cossutta (Pdci) Roberta Pinotti (Ds), Chiara Moroni (Nuovo Psi), Luana Zanella (Verdi), Elettra Deiana (Rifondazione). È un drappello bipartisan. Si presentano in Senato e si fanno accompagnare in tribuna, ma poi là, dal loggione, si sporgono mostrando una maglietta bianca dove è scritto a caratteri cubitali: "Nessuna legge contro il corpo delle donne". Mostrano cartelli: "Non su di noi". Sulle teste dei senatori piovono volantini ciclostilati in proprio. «Vergogna, vergognatevi, non potete legiferare». Una contestazione dura, a cui dai banchi di Forza Italia e di An i colleghi rispondono con insulti pesanti, come «voi siete contrarie alle legge perché volete continuare a essere scopate». Lamberto Dini sospende la seduta e ordina ai commessi di far sgombrare le tribune. Le deputate non arretrano e gridano la loro protesta: «È una legge oscurantista»; «è pericolosa per la salute delle donne»; passa nel silenzio politico totale blindata dalla Casa delle libertà». Dall´emiciclo salgono le offese e alla contestazione della legge si somma la denuncia per gli insulti «da caserma, da trivio». Replay nell´aula della Camera, dove le contestatrici tornano esibendo sempre le t-shirt e provocando la reazione del presidente di turno, Fabio Mussi, il quale a sua volta sospende la seduta. È ricominciato ieri il braccio di ferro su una legge attesa da milioni di coppie e naufragata nella passata legislatura sotto il fuoco di sbarramento contrapposto di cattolici e laici. L´ultimo testo - quello a cui la Camera il 18 giugno del 2002 ha dato l´ok - prevede le norme più rigide d´Europa: no alla fecondazione eterologa, cioè con seme di persona estranea alla coppia; adottabilità degli embrioni; non sarà possibile produrre più di tre embrioni per volta; sì alle coppie di fatto ma solo eterosessuali; obiezione di coscienza per i medici; l´embrione va comunque impiantato nell´utero della donna anche se malformato (tranne poi prevedere il diritto all´aborto). «Questa è Auschwitz», accusa Maria Grazia Pagano (Ds). «Prima di tutto viene la salute delle donne», spezza una lancia Cinzia Dato (Margherita). Ma il partito delle donne appena ricomparso, subito si divide. Prevalgono le ragioni di parte e la fedeltà al Vaticano che i cattolici del centrodestra esibiscono. La vice capogruppo di Forza Italia, Elisabetta Casellati stigmatizza in Senato «la spettacolarizzazione di argomenti delicati» e assicura che «la quasi totalità del suo gruppo voterà a favore». Blindatura insomma, e infatti vengono respinte le pregiudiziali di incostituzionalità (presentate dai Ds) e la richiesta di sospensiva (promossa da Antonio Del Pennino, laico di Fi e da Luigi Malabarba del Prc). Alla Camera il presidente Casini bacchetta le pasionarie per il mancato rispetto delle regole ma dice anche di avere «piena fiducia» nella presidenza del Senato che saprà prendere eventuali provvedimenti contro frasi o comportamenti irrispettosi. La Mussolini chiede di mandare in onda il filmato della bagarre: «È vero che i senatori che ci hanno insultate erano nei banchi del centrodestra ma gli altri ridevano». Solidarizzano le colleghe parlamentari? «Giusta protesta, scorretti i senatori», afferma Erminia Mazoni (Udc), ma nella Cdl molte dissentono. Carolina Lussana (Lega) difende la legge. |
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