| «La madre può rifiutare l’embrione non sano» Fecondazione artificiale: pronte le linee guida, ammessi i test pre-impianto. Introdotti punti contestati dai cattolici ROMA - Ultima messa a punto per le linee guida sulla fecondazione artificiale. Domani la commissione del ministero terminerà il lavoro e passerà le sue proposte al Consiglio Superiore di Sanità, per un parere. Poi il ministro Girolamo Sirchia emanerà i decreti. In tre mesi di discussione molte le modifiche. Su uno dei problemi più caldi sembra aver prevalso un orientamento, all’inizio respinto dai più intransigenti fra i cattolici. La donna, per motivi di salute, potrà rifiutare l’impianto dell’embrione, sano o malformato. Nel primo caso si ricorrerà, in via eccezionale, al congelamento in attesa che l’embrione venga trasferito nell’utero materno. Nel secondo caso l’ipotesi più accreditata è che, se la paziente nega l’assenso perchè l’embrione presenta difetti di sviluppo non correggibili, la minuscola entità viene posta in coltura, fino al suo naturale estinguersi. Un mese fa un giudice di Catania aveva negato ad una coppia con talassemia, malattia genetica trasmissibile ai figli, la possibilità di rifiutare l’embrione eventualmente malformato. Alla luce delle linee guida questa decisione, che attenua gli obblighi della legge, appare quantomeno discutibile. Secondo le norme applicate dallo scorso febbraio, la diagnosi preimpianto, che permette di identificare gli embrioni imperfetti, non è vietata e può essere richiesta. Però non è possibile utilizzarla per selezionarli, per fare «eugenetica». GARANZIE - Le linee guida affrontano una lunga serie di problemi tecnici. Suddividono i centri in tre livelli ed elencano i requisiti corrispondenti a ciascuno di essi. Una garanzia per le coppie che oggi non sempre si rivolgono a strutture qualificate e scrupolose. Molta attenzione viene data al consenso informato. La donna deve conoscere le percentuali di successo, i rischi, deve sapere che non esistono dati definitivi sulla condizione di salute a lungo termine dei bambini nati dalla provetta, che certe tecniche potrebbero accompagnarsi più di altre a malattie cromosomiche. Al ginecologo spetta il compito di accertare, attraverso una dichiarazione scritta, che la coppia sia sposata o convivente. Nessun certificato, invece, per attestare la sterilità di una coppia: basterà la loro dichiarazione. A MILANO - Infine gli embrioni già congelati, circa 31 mila in Italia secondo l’ultimo censimento. Vengono suddivisi in due categorie. Quelli di «proprietà» dei rispettivi genitori resteranno nei centri dove sono stati creati, in attesa di un impianto. Gli orfani, appena l’1% del totale, verranno trasferiti in un’unico frigorifero, presso il centro trasfusionale e immunologia dei trapianti dell’ospedale Maggiore di Milano. Ogni forma di ricerca, stabilisce la legge, è vietata e punita con pesantissime sanzioni. «Aspettiamo che i punti più controversi siano chiariti - dice Luigi Chiappetta, presidente del convegno nazionale Cecos, i Centri studio e conservazione ovociti e sperma, che si è svolto a Taranto -. Con questi limiti la donna sopra i 35 anni ha grandi difficoltà». Dura la presa di posizione di Andrea Borini, presidente Cecos: «Non è pensabile agire con la consapevolezza di danneggiare la propria paziente. Alcune norme vanno contro l’etica e la deontologia medica». Emma Bonino resta convinta che l’unica strada da percorrere sia il referendum per abrogare la legge e «permettere al Paese di riappropriarsi di una scelta». Fino a oggi sono state raccolte 100 mila firme. M. D. B. |
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