Articolo da "La repubblica" del 9 febbraio 2004
Domani dovrebbe ricevere l´ok definitivo la normativa che vieta tra l´altro il ricorso alla tecnica eterologa
Fecondazione, ultimo appello
Le donne giuriste al Parlamento: fermate la legge mostro
Anche la Presti-giacomo critica il testo

GIOVANNA CASADIO
ROMA - Le norme sulla provetta sono «in contrasto con i principi fondamentali del nostro ordinamento». Alla vigilia dell´approvazione definitiva della legge sulla fecondazione assistita, cento donne magistrato, avvocato, docenti di diritto e costituzionaliste, oltre all´associazione di giuriste italiane (GiudIt), hanno lanciato un Sos. Domani il Parlamento voterà la nuova normativa, e dopo la firma di Ciampi e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale sarà vietata in Italia la procreazione eteorologa (con seme cioè di donatore); sarà impossibile recedere dal consenso all´impianto (anche se la donna ha poi cambiato idea); verrà affermato il divieto di diagnosi pre-impianto (quindi obbligo a proseguire nell´intervento sia pure in presenza di malformazioni); non sarà consentita la fecondazione di più di tre embrioni, tutti da impiantare; no inoltre alla crioconservazione e all´utilizzazione a fini di ricerca degli embrioni attualmente soprannumerari. Venticinque anni di far west e di scontro tra cattolici e laici approdano a norme contro le quali i radicali, i repubblicani e la sinistra hanno già annunciato una campagna di mobilitazione e un referendum abrogativo.

«Ascoltate», inizia la lettera-appello, elencando la "mostruosità" giuridica della legge sulla provetta che la Casa delle libertà ha "blindato"e che è passata sia alla Camera in prima lettura sia al Senato con una maggioranza trasversale "cattolica". «Ripensateci», è l´invito pressante. «L´affermazione contenuta nell´articolo 1, laddove la legge parla dei "diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito", si pone in radicale contrasto con i principi del nostro ordinamento che individuano nella nascita la condizione indispensabile per l´accesso ai diritti». Uno stravolgimento frutto di una semplificazione grossolana, dicono le giuriste, in cui la contrapposizione tra i diritti della madre e quelli del concepito si risolve a favore dell´embrione, «ignorando che secondo la Corte costituzionale "...non esiste equivalenza tra il diritto non solo alla vita ma anche alla salute proprio di chi è già persona come la madre e la salvaguardia dell´embrione che persona deve ancora diventare". È proprio questo il diverso bilanciamento dei valori determinato dal legislatore con la legge 194», quella sull´aborto. Sulla quale, avvertono i firmatari dell´appello, le norme per la fecondazione artificiale potranno avere «effetti dirompenti».

Non ci sono segnali però di defezioni nel fronte del centrodestra. Anche se lo stesso vice premier Gianfranco Fini ha dovuto ammettere con i suoi: «Questo è un classico caso in cui il meglio è nemico del bene». In altri termini, una legge «è meglio di nessuna legge», ma lui stesso parla di «perplessità scientifiche e non solo». E invita i parlamentari di An a essere perciò coerenti. Insomma, «votatela» malgrado tutto. E Stefania Prestigiacomo, ministro forzista delle Pari opportunità, riconosce che è una legge «di dubbia costituzionalità». Tuttavia pensa a un provvedimento successivo che la modifichi quantomeno nelle parti più contaddittorie e oscurantiste. L´Udc punta su questa legge che tanto sta a cuore al Vaticano, e conta di incassare i "sì" dei cattolici della Margherita spaccando, come è già avvenuto, il fronte dell´Ulivo. A meno di non essere "frenata" dall´andamento della verifica di governo in corso, domani la legge avrà l´ultimo ok.