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"Miss B. può morire in pace" Londra dice sì all´eutanasia I medici staccheranno la spina alla donna paralizzata "Non sono una superdonna, non sono Christopher Reed. Io non ce la faccio. Non ho nemmeno figli Voglio metter fine a un vita inutile" RICCARDO ORIZIO È questa la storica decisione presa a Londra dall´Alta Corte alla fine di una lunga battaglia legale che ha diviso l´opinione pubblica britannica, la professione medica e i movimenti contro e a favore dell´eutanasia. Storica perché, contrariamente ad altri casi di persone gravemente malate, Miss B. è lucida, potrebbe vivere a lungo nella condizione (seppur difficile) in cui si trova e per i medici ha perfino una minuscola possibilità di migliorare. Paralizzata dal collo in giù a causa della rottura di un vaso sanguigno della spina dorsale avvenuta un anno fa, Miss B. è tetraplegica e vive attaccata a un ventilatore in un ospedale inglese nel quale i medici si sono finora rifiutati di eseguire la sua volontà. Di lei si sa solo che ha 43 anni, è un´inglese di origine giamaicana, non è sposata e non ha figli. Prima dell´incidente aveva un master in scienze sociali e una carriera di successo. Sapeva di essere a rischio: in tasca aveva sempre una lettera nella quale chiedeva al personale sanitario di non curarla. Ma quando la temuta emorragia si è verificata, nel gennaio del 2001, Miss B. è stata ricoverata, salvata e curata. Appena si è ripresa, la donna ha ripetuto di ritenere la propria «qualità della vita» inaccettabile. E, di nuovo, ha chiesto di morire. Ma è sufficiente ritenere la propria «qualità di vita» insostenibile per aver diritto all´eutanasia? L´ordine dei medici inglesi non aveva nulla da obiettare. Ma i medici curanti si sono rifiutati di eseguire quello che, per la legge, sarebbe stato fino a ieri un omicidio, sostenendo che l´etica della professione medica non lo consente. Inoltre, hanno aggiunto, forse Miss B. esprime un desiderio passeggero, che potrebbe cambiare con il possibile miglioramento della sua condizione. Tra paziente e medici, così, si è scatenata una silenziosa guerra. Nell´agosto del 2001 una perizia psichiatrica voluta da Miss B. ha stabilito che la donna non soffre di alcun disturbo ed è perfettamente lucida. Ma poco dopo gli stessi psichiatri le hanno prescritto degli antidepressivi. I medici, quindi, hanno continuato a tenerla in vita. Miss B., allora, ha deciso di rivolgersi all´Alta Corte. In una testimonianza resa dal capezzale, la donna ha spiegato ai giudici dell´Alta Corte perché vuole mettere fine a tutto. «Non sono superwoman, non sono Christopher Reed. Io non ce la faccio. Se avessi figli, forse sarebbe diverso. Ma in queste condizioni voglio metter fine a una vita inutile», ha dichiarato. Il dibattito sul destino di Miss B. è complesso, fatto di considerazioni morali, legali e tecniche. Miss B., per esempio, non vuole staccare lei stessa la presa che la tiene in vita perché dice: «Per rispetto nei confronti dei miei parenti, che sono totalmente dalla mia parte, non voglio suicidarmi». Ora non è ancora chiaro se a staccare la spina saranno i medici dell´ospedale dove si trova o se Miss B. - come è più probabile - verrà trasferita in un altro reparto di terapia intensiva dove lavorano medici che non obiettano alla sua volontà. LA CONFESSIONE Il ragazzo era incurabile "Così ho ucciso mio figlio" LONDRA - «Sì, ho aiutato mio figlio Nigel a suicidarsi e non me ne pento. L´ho aiutato a iniettarsi una dose di eroina, perchè da solo non ci riusciva. Poi mi sono distesa accanto a lui, nella sua stanza. Il suo coma è durato cinque ore. In quelle ore abbiamo parlato molto, ci siamo detti tutto quello che c´era da dire. Alla fine ho premuto un cuscino sul suo volto, quando sapevo che era quasi finito. Gli avevo promesso di non permettere a nessun medico di rianimarlo e avevo paura che qualcuno desse l´allarme e lo socorresse. Mio figlio era deciso a morire: aveva 42 anni, non poteva più disegnare, la sua grande passione. Nigel aveva visto suo padre morire prima di lui della stessa malattia, il male di Huntington. Per me è stata la decisione più difficile della mia vita, ma entrambi ci siamo convinti che vivere in quelle condizioni non avrebbe avuto alcun senso». L´agghiacciante racconto è stato fatto alla Bbc da Heather Pratten, 65 anni, madre di Nigel, malato terminale. Quello di Huntington è un male ereditario che colpisce il cervello. Prima rende difficili i movimenti, poi colpisce le capacità intellettuali. La conclusione è la morte. Dopo aver aiutato il figlio a morire, Heather Pratten è stata arrestata dalla polizia, che lei stessa ha informato. Poi è stata imputata di omicidio e rilasciata su cauzione. Infine è stata condannata a un anno di prigione per istigazione al suicidio. (r.o.) |
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