| "Eutanasia,
un diritto fondamentale" Veronesi sull´aborto: "I vescovi vogliono cambiare la legge, fermiamoli" DARIO
crestodina Professor
Veronesi, mentre lei parla di eutanasia il Vaticano attacca su
concordato, pillola abortiva, pacs, e fermiamoci pure qui. Un autentico
contro potere italiano? «No,
perché di solito i contro poteri sono occulti. I vescovi, invece, fanno
tutto alla luce del sole. Ma adesso rischiano di oltrepassare il
limite. Come scriveva Montanelli, stanno cercando di obbligarci a
adeguarci a un credo nel quale non crediamo. Le ultime dichiarazioni
del cardinale Ruini, per esempio, devono far pensare. E sono difficili
da accettare». Si
riferisce alla condanna della pillola Ru-486? «Sì.
Quando Ruini dice che l´uso della pillola equivale a un omicidio,
manifesta un pensiero che va in realtà ben oltre il significato delle
sue parole. L´obiettivo della Chiesa è rimettere in discussione la
legge sull´aborto. La verità è che ci vogliono togliere la 194,
diciamolo con chiarezza. Uno stato laico deve reagire, ricordare alla
Chiesa che ci sono confini da rispettare». Ma
il partito dei cattolici è forte, è trasversale e le sue file si
ingrossano. Il presidente della Camera Casini ieri ha detto che le
parole della Chiesa sono proposte, non imposizioni. «Guardi,
io rispetto le opinioni di tutti. Ma un conto sono le idee, un altro le
leggi. La legge sull´aborto è stata votata dal 70 per cento del popolo
italiano. La posizione della Chiesa è, quindi, in opposizione non solo
allo Stato italiano, ma al popolo italiano. La Ru-486 è in linea con la
194, il suo utilizzo, naturalmente all´interno di regole precise, non
deve costituire un problema. Si tratta, in sostanza, di praticare
l´aborto per via farmacologica invece che chirurgica. Se è diventata un
problema, è perché se ne è voluto fare un caso politico. Non dobbiamo
sottovalutare poi che proibire questa pillola, accettata dalla
maggioranza dei paesi europei, porterebbe inevitabilmente alla nascita
di un mercato nero. Il proibizionismo non è mai una risposta efficace». Perché
la Chiesa è così aggressiva? «Forse
perché è in crisi, forse perché sta vivendo un momento di transizione,
ma non dimentichi che c´è smarrimento anche nella società ed è in
periodi come questi che si riafferma il proselitismo della fede, delle
religioni. Benedetto XVI lo ha capito benissimo, questo papa non è
certo un vescovo che sta in mezzo al fiume: è intransigente, è
tradizionalista, è coerente. Non si può essere un uomo di chiesa
soltanto per metà o per un terzo. I cardinali fanno il loro mestiere,
altri invece no». È
una critica al governo? «Non
solo. Mi riferisco alle carenze e alle assenze della politica. Sia a
destra, sia a sinistra. Mi riferisco allo Stato. Ho come l´impressione
che improvvisamente siamo diventati tutti ferventi credenti. Tutti
rinoceronti, come nella commedia di Ionesco». Ed
è in questo clima che lei propone di autorizzare l´eutanasia? «Voglio
semplicemente porre il problema, tentare di aprire un confronto su un
argomento tabù, un tema di cui nessuno vuole parlare». Significa
sostenere la bontà del suicidio? «Assolutamente
no. Il suicidio è un fenomeno psicologicamente complesso che ha radici
profonde e antichissime. È una pulsione tipica dell´uomo, che non
esiste in altri esseri viventi. Io sostengo il valore dell´eutanasia
come richiesta volontaria e cosciente di porre fine alla propria
esistenza. Cosa che può maturare quando la vita diventa insopportabile
per il dolore, la sofferenza e la perdita della propria dignità. Dai
dati dell´Olanda, dove l´eutanasia è legale, appare che la richiesta
riguarda per l´85 per cento i malati terminali». Ha
scritto Norberto Bobbio, verso la fine della sua vita: «L´unico rimedio
alla stanchezza mortale è il riposo della morte». È a questo che pensa,
professor Veronesi? «Credo
che il diritto di morire faccia parte del corpus fondamentale dei
diritti individuali: il diritto di formarsi o non formarsi una
famiglia, il diritto alle cure mediche, il diritto a una giustizia
uguale per tutti, il diritto all´istruzione, il diritto al lavoro, il
diritto alla procreazione responsabile, il diritto all´esercizio di
voto, il diritto di scegliere il proprio domicilio». Ma
la richiesta di eutanasia non contrasta con la natura? «La
natura non ha previsto l´immortalità dell´uomo, anzi, la morte è uno
dei suoi principi. Non si può rimanere in vita quando la vita non è più
vita». Eppure
proprio la scienza e la medicina sembrano volerci cancellare la
prospettiva della morte e la chirurgia estetica ci illude persino sul
prolungamento della giovinezza. «È
vero, la medicina spesso espropria il diritto alla morte. Macchine
complesse tengono in vita persone senza coscienza per settimane, mesi,
anni. Questa è una vera violenza alla natura. Ma il compito della
medicina non è quello di legiferare. La scienza aspetta una legge che
faccia chiarezza sui limiti del suo intervento». Lei
pensa alla legge olandese? «Potrebbe
costituire un buon punto di partenza. Stabilisce una procedura seria e
accurata, ma permangono dubbi sulla genuina volontà del paziente che
manifesta il desiderio di eutanasia. È difficile capire fino a che
punto conti l´influenza dei famigliari, oppure il livello di
depressione nel quale il malato precipita. Il cammino sarà lungo, ma
ritengo sia importante cominciarlo. Sarebbe un segno di civiltà». Imparare
a vivere significherebbe imparare a morire, come sosteneva Jacques
Deridda? «Sì,
anche se è molto difficile. Ma chi sta in trincea, come i medici, sa
quante volte un paziente chiede di venire aiutato a morire». E
i medici lo fanno? «Sì,
sarebbe ipocrita negarlo: negli ospedali italiani l´eutanasia
clandestina viene praticata. Nessuno lo confesserà mai, eppure esiste.
Si allontana l´infermiera con una scusa, si aumenta un po´ la dose di
morfina... Ci sono molti modi». È
un omicidio?. «No, è raccogliere un appello alla pietà». |
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