Articolo e immagine da
"La Repubblica " del 17
ottobre
2007


Il cardinale Lozano Barragan: per la Chiesa Eluana deve vivere
"Non staccate quella spina sarebbe come uccidere"

No all´accanimento terapeutico ma alimentazione e idratazione sono un´altra cosa: non si può lasciar morire un paziente di fame e di sete
ORAZIO LA ROCCA

CITTÀ DEL VATICANO - «La Chiesa condanna sia l´eutanasia che l´accanimento terapeutico. Ma non l´alimentazione e, tantomeno, l´idratazione, che non sono cure mediche. Per cui, anche quando un paziente è costretto a vivere in uno stato vegetativo, non gli si può dare la morte per fame e per sete». Il ministro della Sanità del Vaticano, il cardinale messicano Javier Lozano Barragan, giudica così la sentenza della Cassazione sul caso Eluana Englaro. Alla donna in coma esprime «solidarietà, rispetto e comprensione», senza tuttavia dimenticare che «il credente deve sempre sapere che la vita è dono di Dio e che a nessuno è lecito uccidere».
Cardinale Lozano Barragan, per la Cassazione però il lungo stato vegetativo di Eluana Englaro si può interrompere se viene verificato che si tratta di uno stato irreversibile. Condivide?
«Senza voler entrare in questo specifico caso, ricordo che nella Chiesa cattolica nessuno è a favore dell´accanimento terapeutico. Questo perché si tratta di una pratica che prevede terapie inutili e sproporzionate che non fanno altro che prolungare la sofferenza del paziente senza alleviarne le sofferenze. Quando gli organi non funzionano più, non ha più senso insistere con le cure».
Anche l´alimentazione forzata e l´idratazione vanno interrotte di fronte a uno stato vegetativo permanente?
«La Congregazione della dottrina della Fede lo ha scritto con chiarezza: alimentazione ed idratazione non sono pratiche di accanimento terapeutico. Si possono interrompere solo nei casi in cui, specifica la stessa Congregazione, il paziente non assimila più né cibi, né liquidi perché "ad impossibilia nemo tenetur", vale a dire nessuno può far fronte a cose impossibili. Il credente, però deve sempre affidarsi alla preghiera e alla misericordia di Dio».
Ma chi non crede?
«La Chiesa non impone nulla, propone la sua visione della vita, la sua morale, come insegnava Paolo VI. Non obbliga con la forza nessuno. Se un giudice o un politico l´ascolta, tanto meglio. Altrimenti, la Chiesa si appella alle coscienze. Ma i cattolici sanno pure che non possono ignorare gli insegnamenti ecclesiali».
I cattolici devono, quindi, sapere che per l´ex Sant´Uffizio il malato in stato vegetativo permanente va sempre nutrito. È così?
«Sì, perché la morte non si dà mai, tantomeno per fame e per sete. Ma parlare di stato vegetativo non è semplice, è un tema delicato che impone prudenza».
Eluana Englaro era contraria a qualsiasi forma di trattamento sanitario ad oltranza. Che fare?
«Penso che la volontà del paziente vada sempre rispettata. Ma il cattolico sa anche che è moralmente obbligato a rispettare il quinto comandamento: non uccidere. Quindi, il credente sa che uccidere è peccato, così come sa che non è lecito chiedere che gli venga tolta la sua vita».