| DEMETRIO NERI, MEMBRO DEL COMITATO NAZIONALE DI BIOETICA «L’unica soluzione è il testamento biologico» E’ sottile il confine tra l’interruzione dell’accanimento terapeutico e l’eutanasia. Il vero punto chiave è la volontà del paziente espressa quando ancora è in grado di decidere liberamente. Demetrio Neri, professore di bioetica all’università di Messina e membro del Comitato nazionale per la bioetica, sottolinea l’importanza per l’Italia di arrivare al più presto a definire giuridicamente il cosiddetto testamento biologico su cui sta lavorando un’apposita commissione. Vale la pena chiarire i termini della questione. «Cominciamo dall’accanimento terapeutico - spiega Neri -. Il medico deve astenersi dall’ostinarsi in trattamenti terapeutici dai quali non si può attendere un miglioramento della salute del paziente. Non esistono criteri oggettivi per stabilire quali sono quei trattamenti. E il medico spesso per non incappare in conseguenze penali continua questi trattamenti. Il testamento biologico del paziente correttamente informato dal proprio medico è la soluzione: il malato decide quali cure accettare e quali rifiutare quando non sarà più in grado di decidere. L’eutanasia è tutt’altro discorso: l’unica di cui si può parlare è quella attiva su richiesta del paziente. Smettere i trattamenti futili non è eutanasia. Ma al tempo stesso può porre fine alla vita del paziente anche compiere un atto omissivo, o staccare la spina. Il paziente stesso può decidere di non ricevere trattamenti gravosi. Lo afferma la stessa Chiesa cattolica nell’ultima pastorale per gli operatori sanitari». |
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