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MORALE CANNIBALE
Povera Terri, trovatasi per il tragico destino della vita in quella disgraziata convergenza di interessi politici che l'hanno fatta diventare la moneta di scambio, l’emolumento che Bush versa per il voto dei suoi elettori teocon. Integralisti oranti, un tantino disgustosi, come d'altra parte sono tutti gli integralisti: americani, talebani o, all'occorrenza vaticani... schierati a sgranocchiar rosari, agitare bibbie e madonne, a issare croci allo stesso modo in cui all'uopo possono plaudere a sedie elettriche, camere a gas e inieizioni letali, per non dire, ai massacri delle guerre giuste, di cui hanno dato mandato e voto al loro comandante in capo su questa terra. Le contraddizioni sono evidenti e molti in questi giorni non hanno mancato di sottolinearle. Almeno, si dice, per Terri, i giudici hanno deciso autonomamente; in Italia, forse, non succederebbe più nemmeno questo; «agonia dell'umanità», ha tuonato prontamente e pesantemente l'Osservatore Romano; “agonia dell’umanità”: non le guerre, non le torture, non i milioni di morti ingiuste da sfruttamento e da miseria, ma l'agonia di una persona in stato vegetativo. D’altra parte, è sui labili e mobili confini della vita e della morte che si gioca la contemporanea partita di quel potere che come inesorabile forza gravitazionale schiaccia e opera sui corpi per mandato divino e appalto statale. Forza generante l’imperativo morale che si vorrebbe generale e universale ma che spesso tradisce il suo radicarsi in interessi poco morali, molto lobbystici... Siamo vivi se occorre che siamo utili alla campagna pro vita, siamo morti, per esempio, se siamo utili alla campagna pro trapianti. Morale a doppio binario, morale che deraglia completamente se in una situazione come quella americana (ma, in divenire, pure la nostra) dove, in una sanità privatizzata, chi può si cura e vive, chi non può muore. Morale giudaico cristiana e morale statale istituzionale che si scontrano ma spesso si incontrano generando mostri, uno fra tutti, quello sulla procreazione medicalmente assistita. Politici genuflessi, fasci o mosci, che cosa ci potrebbero riservare a tutt’oggi circa il diritto di uscita volontario dalla vita? Intanto si prepara il terreno disseminando gli ospedali di preti in pianta stabile, pure stipendiati come infermieri. Abbiamo già visto l’abominio del silenzio assenso formulato per favorire la predazione degli organi e stiamo vedendo l’incalzante riconoscimento dei diritti dell’embrione per cancellare il diritto di autodeterminazione... E’ l’autodeterminazione, è questo principio che viene e verrà negato... Il testamento biologico che alcuni propongono, forse impedirebbe le miserabili sceneggiate viste intorno alla povera Terri, ma, ammesso che un atto formale ci metta al riparo dalla longa manus istituzionale, non necessariamente va a colmare quel vuoto nel quale è la nostra morale, la nostra etica che devono germinare farsi valere e definire il senso dell’essere biologico e dell’essere biografico. Abbiamo visto intorno a noi la pesantezza del familismo morale mettere l’ultima parola con il funerale religioso alla morte di giovani compagni la cui vita e le cui idee testimoniavano tutt’altro. Biografie tradite. In un contesto particolare e generale di moralismo cannibale pronto a definire opportunisticamente vita e morte. Comitati di bioetica allevati dentro un potere politico meschino che più non si può, che, per sè, ha bellamente e senza pudore alcuno elevato l’illegalità a normalità, che cosa possono venirci a normare? Non è da lì, non dai pezzi della loro morale ma da quello che noi sapremo elaborare sul nostro sapere e sul nostro sentire e soprattutto sul mandato ideale che ci diamo nel difenderci reciprocamente dai predatori dei corpi e dell’identità. Passi per le ladresche manovre fiscali ed economiche, ma per il resto non li vogliamo nè nel nostro utero nè al nostro capezzale. Tra il diritto e il delitto scegliamo l’autodeterminazione. Costruiamola. Dumbles, marzo 2005 |
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