Jasper Johns, Untitled 1977
Articolo da "Il Manifesto " del 19 gennaio 2007


Rapporto Eurispes
Sì alla dolce morte e al testamento biologico
Italiani pronti all'eutanasia
Il 68% è favorevole, un quarto in più rispetto all'anno scorso. Ribaltata l'opinione di 20 anni fa. Disponibili anche sul testamento biologico, ma è il nord ad essere il più arretrato

Eleonora Martini
In un verso o nell'altro la battaglia di Piergiorgio Welby ha scrollato le coscienze degli italiani. Intervistati dall'Eurispes tra la fine di novembre e le prime due settimane di dicembre (Welby è morto il 20 dicembre), sette cittadini su dieci (il 68%) si sono dichiarati favorevoli alla «dolce morte». Sono il 26% in più dell'anno scorso e fotografano una realtà completamente ribaltata rispetto al 1987 quando allo stesso sondaggio il 40,8% degli italiani aveva risposto «no» e addirittura l'11,2% giudicava l'eutanasia immorale. Più o meno la stessa percentuale di persone che allora era favorevole oggi è contraria (circa il 24%). Rimane da stabilire se abbiano davvero cambiato idea o ci sia invece una qualche confusione sul concetto, come sostiene il presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, Ignazio Marino, che ieri ha presentato, insieme al direttore dell'Eurispes, Gian Maria Fara, un'anticipazione del Rapporto Italia 2007. «Abbiamo ritenuto di estrapolare questi dati perché è un tema - ha spiegato Fara - di grande delicatezza e attualità che rischiava di affogare dentro il voluminoso rapporto annuale» che sarà esposto il 26 gennaio.
Ma la cosa forse più interessante è che quasi tutti gli intervistati, soprattutto al centrosud, hanno riflettuto e si sono fatti un'opinione sui temi di fine vita: testamento biologico (solo il 12,5% non ha un'idea ben precisa di cosa si tratti), accanimento terapeutico (i «confusi» sono molti di più, ma sulla definizione esatta non c'è accordo nemmeno tra gli esperti) o eutanasia (l'8,5% non risponde). Per una volta su questi argomenti è il nord del paese a mostrarsi più «arretrato». E naturalmente i più informati sono di sinistra (seguiti dagli elettori di centro).
Nell'articolato questionario, tre italiani su quattro (il 74,7%, soprattutto donne) si sono detti a favore del testamento biologico, così come è delineato nel disegno di legge firmato da Ignazio Marino e Anna Finocchiaro: «Un'estensione del consenso informato» con la differenza che chi deve decidere se accettare o no un particolare trattamento sanitario «non è in quel momento in condizioni di farlo e quindi le volontà dovrebbero essere indicate scritte in precedenza, proprio come un testamento». Marino, che in Commissione ha già ascoltato 34 associazioni per analizzare gli 8 ddl sul tema, ha cambiato idea sull'obbligatorietà delle direttive anticipate di vita contenuta nella sua proposta. E' convinto invece che «bisogna recuperare 30 anni di ritardo legislativo italiano: negli Usa e nel mondo se ne parla già dal 1986. Si tratta di colmare un divario tra chi è in grado di esprimere la propria volontà e chi non può farlo perché è in coma o in stato vegetativo permanente. E oggi l'Eurispes ci dice che siamo in difetto legislativo anche rispetto alle attese del paese che chiede di poter scegliere».
Gli italiani però si fidano poco delle istituzioni: del Comitato etico ospedaliero, ancora meno dei magistrati, e pochissimo dei medici. La stragrande maggioranza (86,3%) indica quindi in una persona cara la figura del «fiduciario» a cui lasciare l'ultimissima decisione. Anche in caso di contrasto sull'interpretazione della propria volontà, non vorrebbero mai che la decisione di «staccare la spina» fosse presa da un estraneo. Uno su quattro (26%) crede che negli ospedali pubblici si pratichi l'eutanasia clandestina e altrettanti non lo pensano, ma solo il 6% dice di avere un'esperienza diretta. Sale poi al 30% la percentuale di chi ritiene che venga praticata nelle strutture private. «Sono convinto però - spiega Fara - che per eutanasia non intendano l'uso dell'iniezione letale ma piuttosto si pensi a casi come quello di Piergiorgio Welby».