| Il consenso è unanime: dai politici ai religiosi. No al "suicidio assistito" Eutanasia passiva, la Francia dice sì arriva una legge per "lasciar morire" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE «Staccare la spina», un gesto che Oltralpe viene compiuto 150 mila volte all´anno, cesserà di essere un atto clandestino per trasformarsi in una pratica inquadrata dalla legge. Anche se i difensori dell´eutanasia attiva si dichiarano insoddisfatti, il testo è stato accolto con favore da stampa e opinione pubblica. L´iniziativa parlamentare è nata dopo il tragico caso di Vincent Humbert, un ragazzo rimasto tetraplegico dopo un incidente stradale, che chiese a Jacques Chirac «il diritto di morire» e che fu ucciso con un´iniezione dalla madre, aiutata da un medico. Partendo dalle riflessioni su quel dramma, i deputati hanno deciso di scartare l´idea di depenalizzare l´eutanasia attiva o il suicidio assistito: non si tratta di «far morire», ma di offrire la possibilità di «lasciar morire». Il primo articolo della legge pone il principio di base: le cure «non devono essere proseguite con un´ostinazione sragionevole. Quando appaiono inutili, sproporzionate o con l´unico effetto di mantenere artificialmente in vita, possono essere sospese o non essere iniziate». È l´architrave del provvedimento: l´accanimento terapeutico dev´essere evitato. A quali condizioni? Se il malato in fase avanzata o terminale di una malattia è cosciente, potrà chiedere la sospensione delle cure e il medico dovrà informarlo delle conseguenze di quella scelta. Se invece è incosciente, la decisione dev´essere presa dal medico e dalla famiglia o da una persona di fiducia del malato. La legge prevede inoltre l´introduzione di un «testamento di fin di vita», equivalente di quel «testamento biologico» di cui aveva parlato due anni fa Girolamo Sirchia. In sostanza, ogni cittadino ha il diritto di scrivere le sue «direttive anticipate» per indicare ai medici e ai familiari il comportamento da tenere. Queste volontà saranno valide solo se redatte non più di tre anni prima dello stato di incoscienza. I medici avranno l´obbligo, in tutti i casi, di somministrare cure palliative, compresi quei farmaci anti-dolorifici che possono avere, come effetto secondario, l´accorciamento della vita. Infine, la legge accorda al malato grave il diritto a rifiutare le cure, comprese l´alimentazione e la respirazione artificiali: due medici dovranno metterlo in guardia contro le conseguenze e il malato dovrà riaffermare la sua volontà «dopo un lasso di tempo ragionevole». In tutti casi, dice uno dei promotori del provvedimento, «la legge non pretende di rispondere a tutto e non vuol creare nessun automatismo, ma rispettare la situazione singolare di ciascuno». Fornisce insomma un quadro entro cui dovranno muoversi medici, malati e familiari. |
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