Articolo da "Il Messaggero Veneto" del 14 luglio 2008




«Bottiglie d’acqua per aiutare Eluana»
L’iniziativa di Giuliano Ferrara: non lasciamo sola quella donna Beppino Englaro: non commento, bisogna rispettare mia figlia


MILANO. È stata una giornata un poco più calma quella di ieri per Beppino Englaro, con qualche telefonata in meno da parte dei giornalisti. A quelli che chiamano, però, ripete di nuovo che non vuole fare commenti alle dichiarazioni sul caso di sua figlia Eluana, dopo che la Corte d’appello di Milano ha permesso di staccare il sondino che la tiene in vita, dopo 16 anni dall’incidente che ne ha provocato il coma. Non commenta nemmeno l’iniziativa del quotidiano il Foglio di Giuliano Ferrara che in prima pagina chiede di portare, a partire da oggi, delle bottiglie di acqua sul sagrato di piazza Duomo a Milano contro la decisione di smettere l’alimentazione e l'idratazione. Un invito che è rivolto anche al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
«C’è da agire su una piazza» spiega l’editoriale del Foglio sottolineando che «molti al mondo hanno sete e rischiano di morire. Ma nessuno come Eluana Englaro. Nessuno per sentenza del giudice. Nessuno per evoluzione della cultura».
Sono parole forti, ma Englaro non replica. «Per noi – dice – la persona ha dei doveri verso se stessa, quelli di rispettarsi e farsi rispettare. È tutto lì».
Non è quella del Foglio, l’unica iniziativa in programma nei prossimi giorni. Comunione e Liberazione e l’associazione Medicina e persona, che hanno criticato la sentenza da quando è stata emessa, hanno organizzato per domani un incontro al Teatro Sociale di Lecco dal titolo “Eluana Englaro: il mistero della vita e il miracolo dell’accoglienza”. A intervenire all’incontro pubblico saranno Claudia Mazzuccato, che è ricercatrice di Diritto penale alla Cattolica di Milano, e Giancarlo Cesana, docente di Igiene applicata alla Statale.
«Per noi – ripete Englaro – la persona ha dei doveri verso sè stessa, quelli di rispettarsi e farsi rispettare lasciando spazio a tutto campo a qualunque altro tipo di commento e considerazione».
Sulla vicenda di Eluana interviene anche, con una lettera al Corriera della Sera, il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella. «Il caso di Eluana Englaro non è il prodotto di un’incertezza della politica, ma di un’invasione di campo della magistratura».
«Non tutti si sono accorti – scrive il sottosegretario – delle conseguenze che la sentenza emessa dalla Cassazione l’anno scorso: una sentenza che, di fatto, introduce in Italia qualcosa di molto simile all’eutanasia, scavalcando tutte le discussioni parlamentari e la ricerca di una posizione condivisa sul testamento biologico. Secondo la Cassazione, infatti, non serve un testamento scritto, una volontà chiara e certificata. Perchè a Eluana siano tolte l’alimentazione e l’idratazione basta considerare i suoi “stili di vita”». «Ma quale sarà mai lo “stile di vita” che permette al giudice di decidere per la morte?», si chiede Roccella. «Non so se la politica riuscirà a fare qualcosa, se esiste una soluzione per riportare un po’ di ordine – conclude – faremo di tutto però perchè il caso di Eluana non scivoli nel silenzio, non sia una morte burocratica e inevitabile».