| I genitori chiedevano di staccare il sondino per l' alimentazione alla figlia ricoverata da 14 anni in stato vegetativo permanente Eluana deve continuare a vivere La Cassazione: no al ricorso. 'Serve un curatore speciale' Lo sfogo del padre della ragazza in coma 'è un crimine, ma non mollo, vado avanti' DAL NOSTRO INVIATO PIERO COLAPRICO LECCO - Beppino Englaro deve tacere, questo è il messaggio della Cassazione al padre di Eluana, la figlia che da quasi quattordici anni è ricoverata a Lecco, in stato vegetativo permanente. Ieri è stato respinto, perché inammissibile, il ricorso con il quale madre e padre chiedevano di sospendere l' alimentazione della figlia, che può avvenire soltanto attraverso il sondino. Questo «no alla sospensione delle cure» era, in qualche modo, nell' aria. Ma a casa Englaro arriva come un fulmine l' idea, scritta nera su bianco dalla suprema Corte, che papà Englaro, tutore della figlia ormai incapace di intendere volere, sia in realtà «in conflitto d' interessi» con lei. E che, nel futuro, non dovrebbe essere più lui a proporre, chiedere o decidere. Bisognerà nominare (e la nomina spetta ai tribunali ordinari) un «curatore speciale». «Per i valori della nostra famiglia quelle della Cassazione sono parole senza senso. Sono stati medici e giudici a creare lo stato vegetativo di Eluana. Ed ora - spiega Beppino Englaro, 64 anni, nella casa assediata da radio e tv - non sono in grado di uscirne. Se Eluana fosse stata in grado di parlare, avrebbe spiegato direttamente che non avrebbe voluto questo tipo di esistenza. Avrebbe avuto la libertà di decidere. Siccome non può farlo lei, ho cercato di farlo io. E adesso ascolto parole che vanno contro il buonsenso». Scuote la testa. èstanco, ma non molla di un centimetro: «I giudici dicono che nemmeno io posso parlare e sono perciò i giudici e i medici a decidere ancora... In tutta coscienza, questa decisione è un crimine. Per me - ribatte Englaro - tengono apposta questo caso, limpido e chiaro, lontano dalla Corte costituzionale, grazie ai tecnicismi. Com' è possibile che una donna non accetta di farsi amputare una gamba e viene lasciata morire mentre mia figlia, che non voleva stare così, resta in questa situazione?». La prima sezione civile della suprema corte, nell' ordinanza 8291 depositata ieri, punta sull' «interesse» del soggetto da tutelare. Secondo i giudici, la sospensione dell' alimentazione, chiesta dal papà in quanto tutore, è più che dubbia: anzi «è di immediata evidenza che il provvedimento di autorizzazione richiesto, che il tutore afferma corrispondere all' interesse dell' interdetto, possa invece non corrispondervi». Un atto concreto come staccare il sondino nasogastrico (la stessa procedura medica adottata in America recentemente per Terry Schiavo) presuppone il ricorso «a valutazioni della vita e della morte... squisitamente soggettive», aggiunge la corte. E «giammai il tutore potrebbe esprimere una valutazione» che, «in difetto di specifiche risultanze, nella specie neppure analiticamente prospettate, possa affermarsi coincidente con la valutazione dell' interdetta». Occorre - ecco la decisione - nominare un' altra persona: «un curatore speciale», previsto dal codice per aiutare il rappresentato quando «vi è conflitto di interessi con il rappresentante». La corte, dunque, non ha tenuto conto del fatto che Eluana, poco prima di subire il suo gravissimo incidente, aveva pregato perché un suo amico motociclista, gravissimo, potesse morire. E aveva detto (non mancano testimoni) che, al posto dell' amico, avrebbe preferito la morte. «Eluana conosceva lo stato vegetativo, e lo riteneva una condizione priva di dignità. Secondo me, i giudici hanno paura di creare un precedente», ribadisce il padre Sa bene di essere stato momentaneamente bloccato: «L' assurdità è che io, a questo punto, non ho la possibilità di ricorrere direttamente alla Corte Costituzionale. Ci incastrano - protesta - nelle spire della burocrazia, ci scoraggiano, mentre subiamo una discriminazione sul piano dei diritti costituzionali. Ma io darò sempre voce a mia figlia», promette Englaro. Deciso a ritentare la via legale? «Sì, ma non voglio rivolgermi ai partiti. Questa battaglia è in nome della libertà del singolo cittadino».
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