| Caso Englaro, la Corte d´appello di Milano respinge la richiesta del padre della ragazza in coma da 12 anni Eutanasia, Eluana non può morire ma i giudici si dicono "perplessi" "Solo il Parlamento può decidere... per evitare sofferenze" PIERO COLAPRICO «Il caso di Eluana è semplice», sostiene il papà, ma sa bene che le valenze scientifiche e morali, i sentimenti, e anche i pregiudizi che evoca sono complessi. E ieri, quando via fax ha ricevuto le pagine dei giudici, ha chinato la testa: «Questa Corte, a differenza delle corti tedesche, inglesi, americane, che hanno deciso casi riguardanti pazienti in stato vegetativo permanente», consentendo cioè di lasciarli morire, di spegnere una vita possibile solo grazie alle cure e alla nutrizione forzata, «è perplessa», così scrivono i giudici milanesi Ruggero Pesce, Augusta Tognoni e Gloria Servetti. E quindi, «considerata l´importanza e la delicatezza della questione», la parola dovrebbe toccare al Parlamento o al Governo. Insomma i giudici sperano che «il legislatore ordinario individui e predisponga gli strumenti adeguati per l´efficace protezione della persona e il rispetto del suo diritto di autodeterminazione», mentre ai magistrati toccherà, suggerisce la Corte, «una verifica rigorosa». L´avvocato degli Englaro, Maria Cristina Morelli, aveva chiesto ai giudici di fare un´istruttoria, per accertare come Eluana, prima di avere l´incidente gravissimo che l´ha resa simile a un vegetale, avesse dichiarato di non voler accettare quelle cure che il destino aveva già riservato a un suo amico, anche lui in stato vegetativo permanente. E nell´udienza a porte chiuse aveva rilevato come, nelle «Disposizioni sulla legge in generale», esiste un articolo teso a impedire le «non-decisioni». Afferma che «se una controversia non può essere decisa con una precisa disposizione, si ha riguardo alle disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe; se il caso rimane ancora dubbio, si decide secondo i principi generali dell´ordinamento giudiziario dello Stato». Ma la Corte d´Appello ha ritenuto inutile l´istruttoria e ha passato la questione ai politici: solo il loro intervento, scrivono nelle conclusioni, «potrebbe evitare strumentalizzazioni e sofferenze e contribuirebbe alla responsabilizzazione della collettività». Parole che non arrivano a Beppino Englaro. «I medici sono concordi, dallo stato vegetativo permanente non si torna. Se non la nutrissero, la lavassero, lei si spegnerebbe. Sin dal primo minuto, purtroppo, questo caso è chiaro. Non si può far aspettare dodici anni», questo ha sempre detto papà Englaro, che in queste ore rilegge una sentenza che, ancora una volta, sceglie di non scegliere. |
||