Articolo da "La Repubblica" del 18 ottobre 2003
L´INTERVISTA
Il padre della donna difende "la libertà di scelta di ogni cittadino"
"Questa non-vita è una barbarie lei non l´avrebbe mai accettata"
Ti fanno perdere la dignità. Eppure la legge parla chiaro, permette di non accettare le cure

MILANO - Signor Englaro, in Italia ci sono altri genitori che si sono rivolti alla giustizia?

«Che io sappia, no. Siamo l´unico caso giudiziario su questi temi. Prima ho parlato e mi sono informato come genitore, ho dato voce alla nostra umanità, ma adesso - undici anni sono lunghi - quando parlo, sono Eluana, Eluana che chiede giustizia. Come fanno due sciagurati di genitori a non dar voce alla loro figlia, se non sono sciagurati, se vogliono guardarsi allo specchio? Noi a nostra figlia non imponevamo nulla, era un purosangue della libertà».

È bello dire questo di una figlia...

«Una volta mi sono sfogato, l´ho detto a un medico. E lui, per scuotermi, mi ha risposto: "Se era un purosangue, fai come con i cavalli. Prendi la pistola e sparale". Ma la soluzione che io cerco, al di là delle metafore, non è il colpo di pistola, è il diritto che difende il cittadino e la sua libertà di scegliere. Eluana diceva che la morte faceva parte della vita e la vita parte della morte, ma lo stato in cui si trova non è né l´uno né l´altro».

È infatti qualcosa che comincia quando cominciano i progressi scientifici.

«I progressi ben vengano, ma lo stato vegetativo permanente è una barbarie... È legalità vegetale».

Che vuol dire?

«Che chi si ritrova dentro, non è più l´interlocutore dei medici. Per i medici, la cultura, la civiltà, una persona dev´essere strappata alla morte a qualsiasi condizione».

Scusi se l´interrompo, ma non lo trova un criterio condivisibile?

«Bisogna accompagnarlo con tante altre cose... Sa, a volte vorrei dire: care persone civili, date a tutti questi benefici della medicina, fuorché a noi tre, a noi genitori e a lei. A Eluana, mi creda, non interessava essere una non-morta. Sin da adolescente, aveva le idee molto chiare. Ma se non ci cadi dentro non ti rendi conto, non capisci sino a che punto una persona finisce nei poteri e nei "voleri" della medicina e dei giudici, e perde quella dignità che è pari per tutti, senza discriminazione delle condizioni personali, come dice anche la Costituzione. Siamo in uno stato di diritto o in uno stato etico? La legge parla chiaro, permette di non accettare le cure. E allora perché nessuno sinora decide su Eluana? Perché non si ha un sì o un no? Chiaro, limpido, come limpide e senza sotterfugi sono le nostre richieste».

Perché ha scelto la battaglia giuridica?

«C´è stata una battaglia umana, prima della battaglia giuridica, non dimentichiamolo. Ma senza la battaglia legale e l´avvocato Morelli avrei abbaiato alla luna, non se ne usciva. Non solo per mia figlia, ma per tutte quelle persone, quei cittadini che si trovano nelle stesse condizioni».
(p.c.)