| Ieri l´udienza sul caso di Eluana, da 11 anni in stato vegetativo. Le toghe si sono riservate di pronunciarsi Un padre, la figlia in coma, i giudici battaglia per il diritto di morire Milano, per la prima volta una corte chiamata a decidere PIERO COLAPRICO Eluana ha relazioni con il mondo esterno? No. Ha sensazioni di fame o sete? No. Può migliorare nel suo stato? No. È sentendosi dire questi e tanti altri no, in undici anni, che una famiglia non ha rimosso il dolore, ma lo ha utilizzato come un filo, come un sentiero che, passo dopo passo, l´ha portata, insieme all´avvocato Maria Cristina Morelli, nel labirinto delle leggi che regolano i diritti fondamentali delle persone. Non esistono precedenti simili in Italia, Eluana è per ora un caso unico. Mentre all´estero le più alte corti di giustizia in Stati Uniti, Inghilterra, Germania, hanno già permesso la morte di chi, come lei, è «incapace di vivere esperienze cognitive o emotive e di manifestare con l´ambiente esterno alcun segno di contatto». Le carte della difesa dei diritti di Eluana puntano sul tema del «consenso informato». Ed ecco cosa sta accadendo, nell´aula a porte chiuse, quasi nascosta in un corridoietto senza finestre al quinto piano del palazzo di giustizia. Occorre una premessa. Anni fa, Beppino Englaro, dopo aver girato l´Italia per parlare con medici esperti di stati vegetativi e con legali, ha ottenuto di essere nominato tutore di sua figlia, cura cioè gli interessi della sua Eluana non più capace, come dice la legge, di intendere e volere. In nome suo, chiede di smetterla con i trattamenti medici. Spiega ai giudici che la giornata di questa ragazza diventata trentenne senza saperlo è una non-giornata. Respira da sola, ma è «un´assoluta e totale dipendenza in ogni funzione corporea da farmaci e dall´assistenza di personale medico e paramedico» che le consente di non spegnersi. «Ho ritenuto - scrive il papà nella memoria ai giudici - che lo stato d´incapacità di Eluana non potesse privarla del diritto, riconosciuto a tutti, di rifiutare i trattamenti medici». É uno dei punti cruciali: alimentare una persona in stato vegetativo permanente è una cura medica o è un normale atto di assistenza? In passato, questa domanda è stata il rifugio al quale, pur di non decidere nel merito, si sono aggrappati i giudici. Ma stavolta l´avvocato Morelli ha piazzato le ultime novità giuridiche. Innanzitutto, Umberto Veronesi, quand´era ministro della Sanità, chiese a una commissione di affrontare il tema. I lavori, presieduti da Fabrizio Oleari, finirono nel giugno 2001, con un «via libera dei tecnici». Il gruppo di studio ritiene, si legge a pagina 20 del documento, «che già allo stato attuale della legislazione siano possibili decisioni in ordine all´idratazione e nutrizione degli individui in Stato Vegetativo Permanente che portino alla legittima interruzione di tali trattamenti medici, purché siano rispettate alcune precauzioni». Legittima interruzione, dunque. Accompagnata da precauzioni, in verità, molto lineari: in sostanza, occorre accertare l´irreversibilità della situazione. E dare la parola ad una commissione medica. Ma c´è di più. Come stabilisce la Convenzione del consiglio d´Europa sui diritti dell´uomo, firmata a Oviedo, e ratificata recentemente in Italia, «nessun intervento in campo sanitario può essere effettuato se non dopo che la persona a cui esso è diretto abbia dato un consenso libero e informato... Quando un maggiorenne non ha la capacità di dare consenso, non può essere effettuato senza l´autorizzazione del suo rappresentante». Ed ecco, dunque, perché la difesa di Englaro ha puntato le carte giuridiche sul «consenso informato» e sull´ormai vecchia nomina di papà Englaro a tutore di Eluana. Eluana, in varie occasioni, aveva detto, davanti a testimoni, che non avrebbe accettato, come è successo a un suo amico caduto dalla moto, di restare in stato vegetativo. Quindi, la difesa chiede di avviare anche un´istruttoria, per far comprendere meglio quale fosse la volontà della stessa Eluana. La corte si è riservata di decidere, la battaglia è solo agli inizi. |
||