Eluana, via libera dalla Cassazione "Si possono sospendere le cure"
Il Vaticano: condanna a morte, responsabilità morale di chi uccide
La sentenza
Monsignor Fisichella: mandata a morte E scoppia la bufera politica
MARIA NOVELLA DE LUCA
ROMA - Invece del silenzio il clamore, invece della pace la bufera politica. Una valanga di voci, reazioni, polemiche. E su tutto la condanna, durissima, totale, della Chiesa. Fronti opposti: chi parla di «pena di morte», come il sottosegretario agli Interni, Alfredo Mantovano, e chi plaude a una «vittoria lungamente attesa», come la vedova di Piergiorgio Welby, Mina, chi invoca una legge e quelli che la definiscono, apertamente, «eutanasia». La sentenza pronunciata ieri dai giudici di Cassazione, che respingendo come «inammissibile» il ricorso della Procura di Milano ha reso definitiva la decisione della Corte di Appello che nel luglio scorso aveva autorizzato la sospensione dell´alimentazione e dell´idratazione artificiale che tiene in vita Eluana Englaro, ha spaccato l´Italia. Durissime, soprattutto, le parole della Chiesa, che lancia una condanna a tutto campo contro la sentenza della Cassazione. E´ monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, a parlare senza mezzi termini di una «eutanasia sancita per diritto», definendo Eluana «una ragazza mandata a morte». «Siamo di fronte a una sentenza grave dal punto di vita etico e morale. Forse si potranno trovare delle giustificazione nei cavilli procedurali e nelle interpretazioni del linguaggio, nella sostanza però rimane un fatto gravissimo ed estraneo alla cultura del popolo italiano, un vero attentato alla vita».
Una sconfitta radicale, dice Fisichella, «per Eluana, una ragazza che vive, che respira autonomamente, che si sveglia e si addormenta, che ha una sua vita e a cui verranno tolte l´acqua e il nutrimento, quello che negli Stati uniti accadde per Terry Schiavo». E oltre a ciò, incalza l´arcivescovo, «è una sconfitta anche per il diritto: questa sentenza infatti va contro ogni forma di diritto». Altrettanto severo il commento della Cei, la conferenza espiscopale italiana, alla sentenza della Cassazione. «La vita di Eluana Englaro, al cui dramma si è appassionata la coscienza del nostro Paese, e´ ormai incamminata verso la morte. Mentre partecipiamo con delicato rispetto e profonda compassione alla sua dolorosa vicenda, non possiamo fare a meno di richiamare alla loro responsabilità morale quanti si stanno adoperando per porre termine alla sua esistenza. La convinzione che l´alimentazione e l´idratazione non costituiscano una forma di accanimento terapeutico - scrivono i vescovi italiani in una nota - non può che essere riaffermata anche in questo tragico momento. In tale contesto si fa più urgente riflettere sulla convenienza di una legge sulla fine della vita, dai contenuti inequivocabili nella salvaguardia della vita stessa, da elaborare con il più ampio consenso possibile».
Parole in netta contraddizione con il pensiero dei "tecnici", che riflettono invece sui dati scientifici della condizione di Eluana. «E´ stata una decisione difficile, ma giusta, dopo un´attesa di venti anni che permette di stabilire che lo stato vegetativo è irreversibile - commenta il presidente nazionale dell´Associazione degli anestesisti e rianimatori ospedalieri italiani, Vincenzo Carpino - Se Eluana aveva espresso il consenso alla morte, dopo questo lungo periodo va rispettato il diritto dei genitori a realizzare la volontà della ragazza». Sulla stessa linea il farmacologo Silvio Garattini, membro del comitato nazionale di Bioetica. «In questo modo si conclude una vicenda che rischiava di essere eccessivamente prolungata nel tempo, e penso che si chiuderà nel modo giusto».