|
L'intervista/ Il professor Franco Henriquet, responsabile del Centro Gigi Ghirotti
"Senza riflettori avremmo già assecondato le volontà del signor Englaro" Eluana, un hospice per morire "Ma ora è un caso politico"In Italia 206 Centri residenziali per le cure palliative dove poter vivere una buona morte di CLAUDIA FUSANI ROMA - L'ultima battaglia di Eluana sarà ancora lunga e dall'incerto destino. "E alla mercè, purtroppo, del dibattito politico che si è incardinato su un crinale molto ideologico e molto distante da quella che è la prassi della vita quotidiana" dice il professor Franco Henriquet responsabile del Centro Gigi Ghirotti di Genova, un hospice per metà pubblico e per metà privato. E invece, per dire quanto ci può essere di non-detto e di sottinteso in questo dibattito sul caso Englaro, se Eluana, già anni fa, fosse stata portata in uno dei 206 hospice operativi in Italia, a questo punto sarebbe già morta. Secondo la sua volontà e in libertà di coscienza dei suoi familiari. E senza scomodare le supreme gerarchie vaticane.
"Una media di 250 persone. Che muoiono per lo più nel giro di poche settimane. Sono malati coscienti e terminali, chi per tumore, chi per sindromi neurologiche, come la Sla".
Cosa succede a questi malati? "Sono tutte persone che hanno manifestato personalmente o al familiare la volontà di non essere sottoposti a tracheotomie, alimentazioni, idratazioni o ventilazioni assistite perchè le considerano accanimenti terapeutici". Come Welby? "Con patologie analoghe a quelle del signor Welby". E quindi? "Quindi, come stabilisce la Costituzione, la convenzione di Oviedo, il codice civile e deontologico, interrompiamo ventilazione o alimentazione artificiale. Rispettiamo la volontà del paziente". Professore, una domanda difficile. Se il signor Englaro si rivolgesse al suo centro per ricoverare Eluana, sarebbe accolto? "In questo momento sarebbe molto difficile. E' diventato un caso nazionale, pubblico, politico e giudiziario. Aggiungo un 'purtroppo'. Accogliendo quella povera ragazza, si darebbe dell'hospice l'immagine di luoghi di morte... Insomma un'immagine negativa". Ed è per questo che il signor Englaro non ha trovato ascolto in alcuno dei 48 centri operativi in Lombardia. Facciamo finta per un attimo che i riflettori siano spenti e che Eluana non sia un caso. Cosa farebbe? "Avrei assecondato la volontà del padre sicuro che è la volontà della figlia, cioè interrompere ogni tipo di cura configurabile come accanimento terapeutico. Quel padre ha tutte le ragioni del mondo nel fare questa battaglia e nel chiedere la fine delle sofferenze per la figlia. Solo che la mancanza del testamento biologico, nel momento in cui il caso diventa pubblico, espone il medico a rischi penali come l'incriminazione per omissione di soccorso". Proviamo a raccontare cosa succederebbe se una qualsiasi Eluana fosse ricoverata in un hospice? "Dopo un certo tempo, al massimo sono due anni, in cui equipe mediche e parametri clinici rigorosissimi accertano lo stato di irreversibilità del coma, se i parenti ci chiedono di staccare sondini alimentari e/o ventilazioni, lo facciamo. Accade quasi tutti i giorni nelle terapie intensive". E cosa sarebbe scritto nella cartella clinica? "Coma irreversibile, si interrompe ventilazione artificiale per volontà dei familiari". Però c'è anche chi dice no, andiamo avanti, speriamo. "E sono anche questi tantissimi. Per il medico è e resta centrale la volontà del paziente e dei familiari. Io sono onorato di aver avuto per 30 anni come paziente Rosanna Benzi, una donna straordinaria, piena di vitalità e nel pieno delle sue capacità intellettuali. Condannata al polmone d'acciaio, voleva vivere e ha vissuto. E' morta, poi, ma per un tumore". Libertà di coscienza, quindi. "I codici deontologici professionali ruotano tutti intorno al principio del rispetto della volontà del paziente". I malati, professore, cosa chiedono? "Alcuni vogliono lottare fino in fondo. Altri, i più, non vogliono oltranzismo terapeutico, non vogliono soffrire". Il sondino che alimenta Eluana è cura medica oppure no? "E' prestazione medica: è stato accertato, deciso e scritto. Quindi il sondino è accanimento terapeutico". Quanto serve il testamento biologico? "E' fondamentale per tutelare il medico e per regolamentare le fasi della vita in cui il malato non è cosciente e non ha mai affidato a un famigliare o ad un parente stretto le sue volontà". Sta seguendo il dibattito politico sul caso? "Purtroppo è diventata una diatriba ideologica. Da una parte il valore della vita che va difesa anche in situazioni estreme; dall'altra il principio della determinazione della libertà di scelta. Così è paralizzante, non si va da nessuna parte. Anche perchè a peggiorare la situazione ci pensa l'ennesimo conflitto tra politica e magistratura, con la politica che prevarica il giudiziario...". Eluana soffrirebbe se le fosse staccato il sondino? "No, perchè è in coma e non è cosciente". Quanto tempo per morire, professore? "Un mese, al massimo". |
||