Articolo da "Il Manifesto" del 7 otobre 2004


Charlotte potrà morire

L'Alta corte consente ai medici di sospendere le cure alla neonata ammalata dalla nascita

LUCA FAZIO
Adesso l'ultima parola spetta ai medici. L'Alta corte britannica ieri ha deciso che l'équipe del St Mary's Hospital di Portsmouth che da un anno ha in cura la piccola Charlotte Wyatt può decidere di interrompere l'accanimento terapeutico, e dunque di lasciarla morire. I giovani genitori di Charlotte, Darren e Debbie, rispettivamente di 33 e 23 anni, cristiani praticanti, solo ieri si sono rassegnati e hanno deciso di non presentare ricorso contro la decisione dell'Alta corte. Per loro ha parlato l'avvocato: «Come potete comprendere sono molto tristi per il verdetto, mi hanno chiesto di dire che ciò che considerano importante è il fatto che il caso sia stato discusso in pubblico in modo che tutti abbiano potuto considerare la situazione estremamente difficile in cui loro, come molti altri genitori, si sono trovati». Si chiude così una triste vicenda che ha scosso l'Inghilterra, e la piccola Charlotte presto finirà di soffrire. «Non ha altre sensazioni a parte quella del dolore permanente», hanno sempre ripetuto i medici durante questi lunghi mesi di agonia. Il giudice Headley ha precisato che alla bimba dovranno essere garantite tre cose: «Tutti i comfort possibili, tanto tempo da trascorrere in presenza e in contatto con i genitori e incontrare la sua fine tra le braccia amorevoli di chi le ha voluto più bene».

Charlotte, nata prematura lo scorso ottobre, pesava appena 450 grammi e non era alta più di 20 centimetri. Con il passare dei mesi la bimba è cresciuta - oggi misura 53 centimetri e pesa 5 chili e mezzo - ma ha passato la sue breve vita nella macchina cuore-polmoni che le ha permesso di superare i momenti di crisi più grave. I medici hanno sempre sostenuto che la piccola non sarebbe vissuta a lungo a causa dei gravissimi problemi a tutti gli organi vitali. Solo l'ostinazione genitori - «vogliamo andare avanti fin che si può, vogliamo tentare di salvarla» - la scorsa estate ha spinto i medici a chiedere il parere dell'Alta corte.

Michael Wilks, presidente del comitato etico dell'associazione dei medici britannici, ha accolto con favore la sentenza. «E' stato un caso difficile con un grande fattore emotivo per tutti - spiega - ma l'associazione dei medici britannici è convinta che il giudice Headley, dopo aver ottenuto tutte le informazioni, abbia preso la migliore decisione nell'interesse di Charlotte». Francesco D'Agostino, presidente del Comitato nazionale di bioetica (Cnb), però non condivide la decisione dei medici di affidarsi alla magistratura. «Se di accanimento terapeutico si tratta come sembrerebbe - è il suo commento - è doveroso sospenderlo. Tale decisione però dovrebbe essere strettamente medica e non è dunque lecito demandarla ai magistrati, dal momento che è la stessa etica medica a vietare le situazioni di accanimento terapeutico». D'Agostino è del parere che in questo caso «non si sta parlando di eutanasia» e dunque «il no all'accanimento terapeutico non ha bisogno di una legge che lo supporti». Opinione discutibile, e che certo farà discutere. Anche secondo la neurologa Daniela Tarquini, dell'ospedale San Giacomo di Roma, si tratta di una decisione sensata, «dal momento che la bambina ha gravissime lesioni cerebrali in questo caso si tratta della decisione meno ingiusta».

I coniugi Wyatt hanno altri tre figli.