Articolo da "Il Manifesto" del 27 settembre 2003
Vincent è morto come voleva
Il ragazzo aveva invocato l'eutanasia alla madre. Il ministro: cambiare la legge
22 anni, tetraplegico, era entrato in coma. La mamma gli aveva iniettato barbiturici

ANNA MARIA MERLO
PARIGI
Ieri mattina alle 10,45 è morto Vincent Humbert, il giovane paralizzato, cieco e muto a cui la madre aveva iniettato una forte dose di barbiturici la sera di mercoledì scorso, per assecondare la sua richiesta di eutanasia. Era caduto in un coma profondo e i medici che lo avevano in cura hanno preso la decisione collettiva di «limitare la terapeutica attiva non soltanto per ragioni mediche, ma tenendo conto della volontà del giovane» hanno spiegato in un comunicato. Il dibattito sull'eutanasia, dopo questo fatto di cronaca, è ora al centro del dibattito sociale in Francia. La madre del giovane, che in un primo tempo era stata messa in stato di fermo, è per il momento libera. Il ministro della giustizia, Dominique Perben, ha chiesto ai giudici di «applicare la legge ma con la più grande umanità»: questo significa che ci sarà, evidentemente, un seguito giudiziario - in Francia l'eutanasia è illegale - ma che la giustizia dovrà ripensare la sua attitudine, anche alla luce di una serie di recenti sentenze, che sono state molto clementi (un anno o due di carcere, ma sempre con la condizionale) nei confronti di persone che hanno aiutato a morire un famigliare malato terminale o in condizioni disperate.

Il ministro degli affari sociali, François Fillon, ha proposto di «aprire un dibattito per modificare la legislazione e per potere, con tutte le garanzie necessarie, prendere in considerazioni situazioni» come quella di Vincent Humbert. Questo non significa che la Francia sia pronta a legalizzare in parte l'eutanasia, come è il caso in Olanda (primo paese al mondo ad aver adottato una legislazione di liberalizzazione nel 2001) o in Belgio (legge del maggio 2002) o della Svizzera (che non condanna l'assistenza al suicidio, sotto specifiche condizioni). Due deputati, Nadine Morano dell'Ump (maggioranza) e Gaëtan Gorce (socialista), entrambi membri della commissione affari sociali, hanno espresso l'auspicio che «la legislazione evolva, non soltanto per spirito di giustizia, ma per dovere di umanità». Il presidente Chirac, invece, a cui Vincent Humbert aveva scritto una lettera nel 2002 per chiedergli l'autorizzazione a morirte nella dignità e che da allora aveva contatti con la famiglia Humbert, ha preferito non esprimersi sulla questione. Il ministro della sanità, Jean-François Mattei, tempo fa si era dichiarato «drasticamente contrario» all'eutanasia, ma oggi afferma che «il dibattito non è chiuso».

Invece, il Comitato consultivo nazionale di etica nel gennaio del 2000 aveva raccomandato il riconoscimento, attraverso una legge, di una «eccezione di eutanasia», per dare ai tribunali uno strumento per giudicare con clemenza i casi di chi ha agito «per alleviare la sofferenza, nel rispetto della domanda del paziente e della compassione di fronte all'ineluttabile». Nell'aprile scorso, una cinquantina di deputati socialisti aveva presentato una proposta di legge per il «diritto a finire la vita nella dignità». L'ex ministro della sanità, Bernard Kouchner, afferma oggi di aver «mancato di tempo» per arrivare a una legge equilibrata ai tempi del governo di Lionel Jospin. «Non ritenevo auspicabile introdurre in una legge sul diritto dei malati la depenalizzazione sulla pratica dell'eutanasia» ha dichiararto a Le Monde. Ma, aggiunge, c'era consenso tra i medici rianimatori per «decriminalizzare alcune pratiche per evitare seguiti giudiziari».