da "Il Manifesto" del 18 maggio 2002
Il Belgio dice sì all'eutanasia

E' il secondo paese dopo l'Olanda. Per i medici applicarla «non è reato»

ALBERTO D'ARGENZIO
BRUXELLES
Il cattolico Belgio fa ora compagnia alla vicina Olanda nel ristrettissimo club, attualmente ridotto a loro due, di paesi in cui viene permessa l'eutanasia attiva. Giovedí sera la Camera bassa del Parlamento federale di Bruxelles ha approvato per 86 sí, 51 no e 10 astensioni un progetto di legge sulla morte dolce proposto due anni fa dal governo liberal-socialdemocratico-verde, la coalizione laica, confidenzialmente chiamata arcobaleno, in carica dal 1999 dopo oltre 40 anni di esecutivi a componente confessionale. La normativa aveva già conquistato il senato nell'ottobre scorso con 44 voti a favore e 23 contro, nell'ultima lettura la Camera bassa dava il visto buono bocciando tutti i 100 emendamenti proposti dall'opposizione socialcristiana. La strenua lotta del partito d'ispirazione cattolica non sembra però corrispondere ai sentimenti del popolo belga. Un quotidiano sopra ogni sospetto, il cattolico La libre Belgique, ha infatti condotto un'inchiesta dal risultato alquanto chiaro: il 72% dei belgi è favorevole all'eutanasia controllata, esattamente quanto stabilito dal Parlamento mercoledí. Un'inchiesta ufficiale del ministero della sanità assicurava inoltre che negli ospedali vengono falsificate con frequenza le date dei decessi, una pratica che spesso copre casi di eutanasia. La legge approvata a Bruxelles è pressochè identica a quella olandese, cioè un testo che ammette la dolce morte ma allo stesso tempo regolamenta strettamente i soggetti interessati, le condizioni mediche che permetto il ricorso all'eutanasia ed i controlli da attuare. In sostanza la legge dice che un medico «non commetterà infrazioni penali» se applica l'eutanasia a un paziente maggiorenne, o a un minore emancipato, capace e cosciente che abbia formulato la domanda «in maniera volontaria, riflettuta e reiterata» e non a causa «di pressioni esterne». Il paziente dovrà essere afflitto da una «malattia senza uscita», causata da «un'affezione accidentale o da una patologia incurabile» e che gli procuri una «sofferenza fisica o psichica costante ed insopportabile». Il medico chiamato in causa dovrà consultare un collega, indipendente sia da lui che dal paziente, che dovrà certificare la condizione del malato. Il testo belga si differenzia da quello dei cugini olandesi perché prevede alcune restrizioni supplementari per i malati che non si trovano in fase terminale, per loro viene richiesta l'opinione di un terzo specialista. La legge prevede termini concreti per le decisioni ed una commissione di controllo formata da medici, giuristi ed esperti in malattie incurabili. Il pacchetto eutanasia si completa con l'approvazione della legge sul «sonno palliativo» che «garantisce il diritto per ogni paziente» alla terapia anti-dolore. Il medico che risponde ad una domanda di eutanasia dovrà informare il paziente dell'esistenza del sonno palliativo, un'ulteriore barriera contro il rischio di eventuali abusi su soggetti particolarmente deboli consigliati a morire per ragioni di bilancio economico.

La legge entrerà in vigore tra qualche giorno ma dovrà guardarsi dalla cocciutaggine dell'opposizione socialcristiana che ha già annunciato il ricorso alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo. La Corte ha recentemente negato a Diane Pretty il diritto al suicidio assistito in nome del diritto alla vita, allo stesso argomento si vuole aggrappare l'opposizione belga, contraria ad un altro diritto fondamentale, quello alla propria morte.