Articolo da "Il Mattino di Padova" del 11 marzo 2003.
Donne e scienza, disparità da superare
Comitato pari opportunità: ciclo di incontri e forum informatico
Carriera d'ateneo e ricerca, per «lei» tutto resta più difficile. La storia al femminile da riscoprire: oggi il primo appuntamento

Paolo Vigato
«Che la scienza sia neutra, è uno degli stereotipi che per lunghissimo tempo ha
reso impraticabile all'interno di essa qualsiasi ragionamento sulle diversità maschili e femminili, destituendo d'importanza i dati sulle diversità di percorsi, aspettative e carriere. Ignorando il genere nella scienza, la cultura europea ha perduto parte del suo passato». Ritrovare la storia e analizzare il presente della scienza al femminile è quanto si propone un ciclo di tre incontri programmato dal Comitato per le pari opportunità dell'Università, presieduto da Grazia Morra; organizzatrice ne è Lorenza Perini. L'iniziativa prende il via oggi alle 15.30 nell'aula Nievo del Bo con protagonista Sara Sesti, del centro Eleusi-Pristem della Bocconi di Milano, curatrice della mostra «Scienziate d'Occidente, due secoli di storia» allestita fino al 25 marzo nella stessa aula Nievo, che parlerà su «Donne e scienza: un percorso da tracciare».

Sempre oggi, a seguire parlerà Giovanna Gabetta, prima donna laureata in ingegneria nucleare e coautrice del libro «Sesso, amore e gerarchia: differenze di genere e potere». Gli altri due appuntamenti del ciclo sono in programma i martedì successivi.

«Continua a essere estremamente importante», rilevano Morra e Perini citando un fresco studio di Sandra Harding, «che ci siano più donne nella scienza: perché meglio degli uomini riescono a notare il sessismo, così come le persone di colore sono più capaci di vedere il razzismo. La questione del femminismo nella scienza non riguarda solo le donne ma tutti, uomini e donne: perché pone il problema di come democratizzare la scienza, in senso di giustizia sociale». Temi sui quali il Comitato pari opportunità ha promosso un forum informatico, invitando le donne che lavorano all'università e negli enti di ricerca a esporre le loro esperienze, impressioni, istanze. Molte le adesioni.

Una delle domande chiedeva «a parità di competenze, ritiene che nel mondo del lavoro scientifico ci siano maggiori difficoltà per le donne rispetto agli uomini?». Ecco alcune risposte significative. «Certamente sì. Nel caso di figli piccoli, ad esempio, o si conta sui propri famigliari, oppure le difficoltà sono enormi: finire l'esperimento in laboratorio, o andare a prendere il bambino all'asilo? o pagare una babysitter a peso d'oro?». «Quando entrai all'università con una borsa di studio, venni avvisata, se non altro con chiarezza: si ricordi che, a preferenza, prenderemo sempre prima un uomo non sposato, poi sposato, poi una donna non sposata, poi sposata, infine con figli». «Arriveremo un giorno ad avere un consistente premio (in budget) dato dall'Università a quei Dipartimenti che promuovono donne come professori ordinari, se di pari competenza rispetto agli uomini? Questo potrebbe essere uno strumento importante».

Una domanda affrontava anche aspetti più personali: «pensa che per fare ricerca in campo scientifico sia necessaria una rinuncia alla propria vita privata più che in altre attività?». Alcune risposte. «Rinunciare alla vita privata per la scienza? Ma no, neanche per idea: le donne sanno e possono fare tutto. Malgrado ciò, l'esperienza insegna che ciascuna di noi deve dimostrare di valere assai di più di un "pari grado" dell'altro sesso». «Per una donna che voglia fare ricerca è sicuramente importante, se non fondamentale, la presenza di un compagno che apprezzi il suo sforzo e le sia di supporto». «Quanto più prestigiosa è un'occupazione, tanto più feroce è la tendenza dei maschi a non mollare pezzi di potere. Quanto alle rinunce, diciamoci la verità: un'operaia senza colf deve rinunciare di più».