“Non ci sono dubbi:... le vie sono segnate e siccome l'interesse è grande, certamente saranno percorse”
F. Parisi/C. Spalla (1)

Nel 1652, in un lavoro di J.B. Van Helmont si descriveva la formazione di topi dall'interazione tra lo sporco di alcune camicie con alcuni chicchi di grano.
Nel 1982 un gruppo di scienziati, dalle pagine di “Nature”, descriveva la formazione di un topo gigante dall'interazione di alcuni geni modificati in laboratorio.
I seicenteschi topi naturalmente non sono mal esistiti, ed essi, assieme alle camicie sporche di Van Helmont e, in generale, alla teoria dell'abiogenesi (2), rappresentano solo una divertente curiosità. Nemmeno i contemporanei topi, testè descritti, sono mai esistiti in natura, ma essi, con il loro corredo modificato e con la 'tecnobiogenesi' che li ha resi possibili in laboratorio rappresentano invece una realtà inquietante.
Da Aristotele a Van Helmont passarono 2 millenni di innocue allucinazioni sull'origine della vita degli animali più grandi, a questi seguirono due secoli di rapide ed allettanti scoperte sull'origine e le strutture di quelli piccoli fino alle realizzazioni ricombinatorie degli ultimi due decenni su animali grandi, piccoli e piccolissimi. Naturalmente, si era anche constatato che un qualche cosa garantiva la continuità tra genitori e figli constatazione che qualcuno sintetizzò nella descrizione della gallina come mezzo usato dall'uovo per produrre un altro uovo (3); e si era ben compreso che i figli presentavano i caratteri del genitori; in che modo e fino a che punto, questo lo indicò Mendel con i suoi piselli (4); così, gradualmente si veniva strutturando la genetica e si veniva comprendendo le sue leggi.
E’ nell'interferire in queste che si sostanziano he biotecnologie genitrici dl supertopi, oncotopi, pecapre, qualline pomati e quant'altro (5). Ed è nella sua schiera di mutanti che molte società hanno trovato la gallina dalle uova d’ oro.


Con l’lngegneria genetica non si produce l'oro ma molte sostanze che sul mercato mondiale si traducono in dollari: dal 6 - 7 miliardi alla metà degli anni ‘80, ai 65 miliardi di dollari previsti per il 2000 (fonte CEE).
Ne futuro prossimo l’elenco di chimere (6) sarà più lungo; il repertorio della mutazione e ricombinazione batterica, molto più ampio; in esso oggi si conta ha produzione di alcoli e alcaloidi, antibiotici e amminoacidi, dolcificanti e antiossidanti, erbicidi, insetticidi, proteine, vitamine ... e via discorrendo, ... e via capitalizzando in quanto si tratta di produzioni su scala industriale, cui non fanno conto i 27 morti e più di 1.000 invalisi vittime della sostanza tossica ignota elaborata da un batterlo appositamente mutato per la produzione di triptofano, un amminoacido da usare in farmacologia (7).
Questi organismi piccolissimi, come del resto, ad un altro livello di organizzazione, il topo comparso su "Nature", non hanno ascendenti, ma sono in grado di lasciare discendenti e, per quanto riguarda i batteri in particolare, di trasmettere i loro caratteri modificati anche fra ceppi molto diversi. E' questa, del resto, la chiave del loro successo e della loro persistenza; da tempi immemorabili essi hanno trafficato e ricombinato il loro DNA o parti di esso e, fermentando, respirando e fotosintetizzando hanno creato quei delicati equilibri che hanno reso possibile la vita.
Ora, le mutazioni in loro indotte -più che dal caso o dalla necessità. dall'umana avidità; volontariamente o incautamente immesse nell'ambiente, troverebbero rapide vie di diffusione grazie alle peculiarità cui accennato e, quasi sicuramente, porterebbero squilibri non messi in conto.

Aveva ben ragione J. Rifkin ecologo americano, di contestare nell'83 l'applicazione del batterio ricombinante programmato per impedire le gelate sulle piante nelle regioni più calde; se lo stesso batterio diffondesse i suoi caratteri nelle regioni più fredde, una delle ipotesi più credibili potrebbe essere una sensibile modificazione del clima. In clima di sperimentazione, alcuni scienziati neozelandesi (nel .77) modificarono un fungo che, in simbiosi con un pino, interveniva nella fissazione dell'azoto. Il fungo aumentò l'azotofissazione, ma diventò patogeno (8). Andò male, quando va male (e occorre considerare il breve e il lungo periodo, i rischi sul posto ma anche a grandi distanze); c'è sempre qualcosa che non si è messo in conto.

Una è la complessità degli ecosistemi, un'altra è quella del microcosmo. Eppure la storia è ricca di esempi per ricordarne uno: nella colonizzazione dell'Australia morirono più aborigeni uccisi dai germi dei bianchi di quanti ne avessero ammazzati i bianchi stessi; così fu per altre popolazioni venute per la prima volta a contatto con nuovi microrganismi. Così fu ogni volta che elementi nuovi venivano introdotti in un ecosistema in cui non trovavano antagonisti atti a contenerli. Ma le considerazioni sulla complessità restano speculazioni intellettuali, bandite dalla cittadella della scienza dalla quale G. Toraldo di Francia imperiosamente descrive un universo "scandalosamente semplice..., solo quattro basi nell'elica della vita, quattro mattoni standard,... troppo poco, troppo semplice. (9)! Ed è in questa rassicurante semplicità che si cullano i manovali delle molecole... sapendo di sapere, ma non sapendo di non sapere (10). Non importa grazie alle biotecnologie la scienza può dire: produco...ergo sum, quindi sono.


E le società di biotecnologie sono state veloci ad offrire i loro denari alle università in cambio dell'acquisizione del prodotti delle ricerche suscettibili di brevetto. Il capitale investito consolida i legami con i ricercatori e, operazioni di "jobbing" come quelle tenute all'università di Udine (sponsor Fidia e Coca Cola), preludono all'acquisizione anche dei ricercatori. Era questo l'interesse di Ruberti nello spalancare le porte dell'università all'industria privata e l'interesse dell'industria verso i risultati della ricerca stanno nel fatto che gli sbocchi sono suscettibili di numerose applicazioni. Le acquisizioni chimiche, biochimiche, molecolari microbiologiche, genetiche, che si mescolano e rifondono nelle biotecnologie, assemblano ciò che si imparò del piselli di Mendel, dalle eliche di Watson e Crick, dagli ibridomi di Kohler e Milstain (11) e così via e immettono sul mercato agricolo piante da coltivazione resistenti ai diserbanti, dimodochè l'industria chimica possa continuare a fornire i diserbanti; piante geneticamente, più ricche", rendendo più povero il patrimonio genetico naturale, e, con lo screditato alibi di migliorare l'agricoltura per dar da mangiare agli affamati, piante cresciute ad ormoni, i cui frutti pompati riempiono solo le tavole del pasciuti. Ma lo sbocco più esaltato è la terapia genetica: ora che tutto sembra diventare genetico: dall'alcolismo al cretinismo, alla tossicodipendenza..., ben venga la lettura del DNA umano (progetto genoma) (12); che si sappia dove intervenire, che le biotecnologie trovino materiale pregiato su cui operate e legittimazione per esistere.
Nella sperimentazione concorrenziale c'è sempre chi spinge la carretta più avanti: ieri i trapianti di cellule fetali, oggi trapianti di geni corretti (13), domani...? La genetica prenderà la strada dell'eugenetica (14)?
A rassicurare da questi dubbi sono piazzati qua e là i divulgatori scientifici: da Piero Angela, attualmente impegnato tra i budelli e gli ingranaggi della sua macchina meravigliosa a Mino Damato che cercando l'arca trovava la Fidia, a Giovanni Maria Pace, un tempo fra i dubbiosi, oggi fra i sicuri che "la scienza aiuta la vita, e che la vivisezione aiuta la scienza (15). Sembra un paradigma. Ma, se è vero che la vivisezione aiuta questa scienza, non è vero che questa scienza aiuta la vita. Non solo per i 27 morti del triptofano e per i tanti altri che li hanno preceduti; non solo per i rischi connessi con l'impatto ambientale delle biotecnologie, non solo per gli inquinamenti chimici o nucleari, non solo... In realtà dagli oscuri tempi dell'ignoranza in cui Aristotele vedeva i pesci formarsi dalla melma del laghi, ai tempi della conoscenza in cui i pesci giacciono morti sulla melma perchè l'acqua dei laghi è buona soltanto per stampare fotografie (16), la scienza ha fatto molta strada. Con il suo bagaglio meccanicista e mercantilista, diretto al dominio della natura, ha attraversato i tempi di Van Helmont e, snaturando il senso del sapere, è arrivata al presente su una via lastricata di cavie, morti e mutanti. Con le biotecnologie strategia di rimozione di disastri presenti e passati si proietta nel futuro e, ora come allora, sembra non ci siano dubbi... la via è segnate a siccome l'interesse è grande, certamente sarà percorsa.

Una moratoria sulle biotecnologie può chiudere questa strada; ma solo una rifondazione del sapere che lo liberi dal retaggio del dominio, può aprire un'altra via.





NOTE

1) F. Parisi/C. Spalla: "La rivoluzione biotecnologica - processi, prodotti, promesse" Milano, Mondadori, 1985.

2) Abiogenesi: generazione di organismi viventi dalla materia non vivente.

3) Definizione data da S. Butler (1835-1902) in accordo con l'ipotesi formulata da Weissmann, secondo la quale gli organismi sarebbero il veicolo per la trasmissione di una sostanza o 'plasma germinativo' atta a garantire continuità e somiglianza tra genitori e figli.

4) Gregor Mendel (1822-1884) incrociando e reincrociando diverse specie di piante di pisello idividuò le modalità della trasmissione ereditaria dei caratteri.

5) L'oncotopo (copyright del 1988) presenta un corredo genetico modificato per l'espressione di un tumore, che verrà manifestato anche dalle generazioni successive.
La pecapra (pecora+capra) e la quallin (quagli+gallina), sono tra i primi ibridi creati dall'ingegneria genetica. Il pomato (dall'inglese potato+tomato) è un ibrido creato dalla fusione di cellule di patata con cellule di pianta di pomodoro.

6) Organismo i cui tessuti sono geneticamente di due o più specie differenti.

7) Da "Il Corrire della salute", inserto de "Il Corriere della Sera" del 19.10.90.

8) Da "Biotecnologie e ambiente" AAVV, Milano, UNICOPLI Edizioni 1988.

9) da "La Repubblica" del 18.7.90.

10) Dall'introduzione a "L'albero della conoscenza" H. Maturana/F. Varela, Milano, Garzanti 1987.

11) Gli ibridomi sono cellule create in laboratorio, dalla fusione di cellule tumorali (in grado di riprodursi con una certa facilità) con linfociti B (in grado di produrre anticorpi). Dagli ibridomi, si ottengono poi gli anticorpi monoclonali, attualmente utilizzati come test diagnostici.

12) Riguarda la mappatura del genoma umano, la ricostruzione delle sequenze di basi, l'identificazione dei geni, la loro funzione. Vale a dire la "mappatura" di tre miliardi di 'lettere' distribuite sui due metri di DNA presente nei cromosomi di ciscuna cellula. Un lavoro enorme, per un'impresa multimiliardaria, i cui risultati però possono concretizzare, come osservò J. Rifkin, una capillare schedatura genetica con discriminazioni a carico di coloro i cui cromosomi rivelino maggiore vulnerabilità verso certe malattie, oppure un controllo sulla riproduzione di individui considerati geneticamente tarati perchè portatori di geni che determinano, p. es. bassa statura o tendenze psicologiche poco acette dalla società.

13) I trapianti di cellule ed organi fetali permettono di aggirare il problema del rigetto in quanto nei primi mesi di gestazione, esse non sono ancora completamente differenziate, in un certo senso, non hanno ancora una loro 'identità'. Per quel che riguarda i trapianti di geno corretti, basta ricordare le recenti polemiche sollevate attorno al trapianto di un gene codificante per la sintesi di un enzima indispensabile al funzionamento del sistema immunitario. L'operazione, proposta dal dot. Claudio Bordignon all'ospedale S. Raffaele di Milano; qualora venisse autorizzata, inevitabilmente, prima o poi, aprirebbe la strada alla possibilità della manipolazione diretta dell'identità umana.

14) Termine coniato da Francis Galton e introdotto nei seguenti termini: "... è la scienza che si occupa di tutte le influenze che servono a migliorare le qualità innate di una razza: anche di quelle che sviluppano tali qualità fino al massimo profitto...". Peter B. Medawar (Nobel 1984 per la medicina e la fisiologia) la definì "L'arma politica della genetica".

15) Da "Il Venerdì di Repubblica", supplemento a "La Repubblica" del 26.10.90. "La scienza aiuta la vita" è la denominazione di una lobby a sostegno della vivisezione, affiliata a Farmindustria, l'associazione delle industrie farmaceutiche italiane.

16) Una notizia flash del TG3 dei primi di dicembre, riferì che in America si stampò una fotografia utilizzando come bagno rivelatore esclusivamente l'acqua di un lago