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COME TU MI VUOI E COME IO NON SONO |
le donne e la scienza, "l'interrogazione" della natura |
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Come tu mi vuoi e come io non sono è l’epilogo di un rapporto, è la sintesi di una relazione fra chi vuole adattare l’altro a sé e l’altro che invece protesta la sua identità; è la storia fra la sociocultura e l’individuo, talvolta fra individuo e individuo, spesso fra l’uomo a la donna, frequentemente fra scienza e natura. Dura da digerire, soprattutto per quelli che in virtù della centralità del DNA si sono buttati a capofitto a decifrarlo e a manipolarlo, e |
soprattutto per quella scienza che per bocca di Monod diceva: "Il Segreto della Vita? Ma ormai lo si conosce quasi del tutto...”.E se non per tutti, per molti è rassicurante pensare che fra ‘geni egoisti’ e ‘molecole padrone’ si è trovato il bandolo della matassa del caos naturale. Il modello gerarchico può giungere a compimento anche nel microscopico e da lì legittimare ancora una sesibilità a sua volta gerarchica che troppo spesso nella descrizione dell’oggetto di indagine, inconsapevolmente, non fa altro che proiettare se stessa. Ma l'interdipendenza, anzi il mutualismo, si affacciano non solo nell
’organizzazione, ma anche nella ricostruzione delle origini della vita. Anche qui, ad opera principaimente di una donna, di Lynn Margulis che con animo battagliero sostenne l’origine delle cellule eucariotiche da un processo di simbiosi. Un universo di collaborazione si apre in mezzo ad un universo di competizione. L’enorme diversità che si manifesta nella natura, le tante vie intraprese dall’evoluzione, testimoniano la ricchezza di risorse propria dell’ordine naturale, invisibile all’ordine scientifico radicato in un ordine sociale che fino ad ora ha percorso quasi esclusivamente la via del dominio.
Storicamente dominate, anche le donne, tante volte hanno risposto "Come tu mi vuoi e come io non sono”; ora sono loro ad interrogare la scienza e, in veste di scienziate ad interrogate la natura. Ma, se due donne esprimono ipotesi innovative, non significa che saranno le donne a rinnovare la scienza; la strada è intricata per tutti/tutte... più o meno. Resta da capire quanto più o quanto meno lo è per le donne. L’onestà scientifica trova un presupposto nella "Sintonia con l'organismo", ma non si esaurisce in essa. In essa è ripulita dalle altezzose incrostazioni della superiorità dell’osservatore sull'osservato, ma occorre anche che si deterga del viscoso untume lasciato dalla gerarchia fin nelle più nascoste pieghe del cervello e occorre che si sottragga dall’insidioso alone industriale e statale. Sembrano parole d’ordine più per lavandaie che per scienziate; si perdoni la stringatezza, ma siamo sempre più convinte che occorra un buon bucato, fuor di metafora, una vera e propria rifondazione del sapere a dell’approccio al sapere. Parole grosse, ma ci si arriva; per ora è stata messa piuttosto bene a fuoco la questione “sul genere a la scienza”, occorre ora chiedersi: ma che genere di scienza?
Ecofeministis furlanis - 1990 |
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