COME TU MI VUOI E COME IO NON SONO

le donne e la scienza, "l'interrogazione" della natura

Come tu mi vuoi e come io non sono è l’epilogo di un rapporto, è la sintesi di una relazione fra chi vuole adattare l’altro a sé e l’altro che invece protesta la sua identità; è la storia fra la sociocultura e l’individuo, talvolta fra individuo e individuo, spesso fra l’uomo a la donna, frequentemente fra scienza e natura.
Naturalmente la questione è più articolata di una così succinta constatazione ed usarla poi, nell’individuare i rapporti fra scienza e natura è fuori dai canoni epistemologici, si dirà. Certo, ma lasciamo per il momento l'epistemologia a chi se ne occupa per mestiere, ed identifichiamo, se pur parzialmente, la scienza come il mestiere o l’arte di interrogare la natura. Nella sua storia vediamo allora emergere figure di ‘artigiani’ incomparabili nel lavoro di ricerca, ma talvolta ancore più abili maestri nel rendere compatibili le risposte dell’ordine naturale al disordine sociale, politico e divino. Forse non tutti, Galileo, nell’insistere col suo “e pun si muove", provocò un cataclisma, ma il suo cosmo distrutto fu di lì a poco rimesso in ordine, geometrizzato e meccanizzato. La vita poteva scorrere ancora relativamente tranquilla perchè i pianeti e le stelle a gloria del loro creatore erano al loro posto, gli uomini perfette creature, anche, e la natura, creata a gloria dell’uomo era anch’essa là a testimonianza di un ordine meccanico piramidale e perfetto.
Certo, le vicende nella storia dell’astronomia sono diverse da quelle della atone della fisica o della matematica, o della biologia, ma l’ordine meccanico-determinista ha condizionato la ecienza in genere, mentre, nei contempo, l’ordine patriarcale ha determinato il genere della scienza. Essa, che pur avrebbe continuato ad interrogare la natura, avrebbe certo selezionato soltanto quelle risposte che si sarebbero volutamente interpretate in sintonia con la struttura sociale gerarchica, che fossero state confacenti ad un ordine mentale autoritario e si fossero’rivelate redditizie per quella comunità di artigiani ormai evolutasi in una scientifica società per azioni. "Non sono come tu mi vuoi", è una risposta poco tollerata da chi non è avezzo al rispetto della diversità ed è sempre stata ripudiata da una comunità scientifica guidata dal principio dell’addomesticamento della natura. Non così Barbara NcClintock, poco addomesticata dalla comunità scientifica, umile e paziente osservatrice delle diversità e delle ‘anomalie’ naturali. La trasposizione da lei individuata trapassa il“dogma centrale" , sminuisce il potere unico attribuito al DNA; nella genetica non è più la gerarchia, è l' interdipendenza.

Dura da digerire, soprattutto per quelli che in virtù della centralità del DNA si sono buttati a capofitto a decifrarlo e a manipolarlo, e

soprattutto per quella scienza che per bocca di Monod diceva: "Il Segreto della Vita? Ma ormai lo si conosce quasi del tutto...”.E se non per tutti, per molti è rassicurante pensare che fra ‘geni egoisti’ e ‘molecole padrone’ si è trovato il bandolo della matassa del caos naturale. Il modello gerarchico può giungere a compimento anche nel microscopico e da lì legittimare ancora una sesibilità a sua volta gerarchica che troppo spesso nella descrizione dell’oggetto di indagine, inconsapevolmente, non fa altro che proiettare se stessa.

Ma l'interdipendenza, anzi il mutualismo, si affacciano non solo nell

’organizzazione, ma anche nella ricostruzione delle origini della vita. Anche qui, ad opera principaimente di una donna, di Lynn Margulis che con animo battagliero sostenne l’origine delle cellule eucariotiche da un processo di simbiosi. Un universo di collaborazione si apre in mezzo ad un universo di competizione. L’enorme diversità che si manifesta nella natura, le tante vie intraprese dall’evoluzione, testimoniano la ricchezza di risorse propria dell’ordine naturale, invisibile all’ordine scientifico radicato in un ordine sociale che fino ad ora ha percorso quasi esclusivamente la via del dominio.
Storicamente dominate, anche le donne, tante volte hanno risposto "Come tu mi vuoi e come io non sono”; ora sono loro ad interrogare la scienza e, in veste di scienziate ad interrogate la natura. Ma, se due donne esprimono ipotesi innovative, non significa che saranno le donne a rinnovare la scienza; la strada è intricata per tutti/tutte... più o meno. Resta da capire quanto più o quanto meno lo è per le donne. L’onestà scientifica trova un presupposto nella "Sintonia con l'organismo", ma non si esaurisce in essa. In essa è ripulita dalle altezzose incrostazioni della superiorità dell’osservatore sull'osservato, ma occorre anche che si deterga del viscoso untume lasciato dalla gerarchia fin nelle più nascoste pieghe del cervello e occorre che si sottragga dall’insidioso alone industriale e statale.
Sembrano parole d’ordine più per lavandaie che per scienziate; si perdoni la stringatezza, ma siamo sempre più convinte che occorra un buon bucato, fuor di metafora, una vera e propria rifondazione del sapere a dell’approccio al sapere. Parole grosse, ma ci si arriva; per ora è stata messa piuttosto bene a fuoco la questione “sul genere a la scienza”, occorre ora chiedersi: ma che genere di scienza?

Ecofeministis furlanis - 1990