| LA MENTE CHE PARTORISCE MOSTRI Intervista alla scrittrice canadese Margaret Arwood Immaginiamo di essere Dio. E di guardare al creato, come fece Dio secondo la Genesi. Ma quello che vede non gli piace più, e così decide di fare piazza pulita e ricominciare da capo con una specie umana nuova. Che si nutre di erba (quindi nessuno muore di fame), si accoppia solo quando le femmine sono in calore (niente tragedie senti mentali), è indifferente al potere e ai soldi (niente guerre, né imperi), non sa di morire e perciò non ha bisogno di Dio. Tutti del resto muoiono a trent’anni evitando le bruttezze della vecchiaia. Un'idea così è venuta a Crake, nel romanzo “L'Ultimo degli Uomini” di Margaret Atwood (Ponte alle Grazie, pagg. 301, euro 14,50). Crake è uno scienziato che a metà del ventunesimo secolo, in un laboratorio segreto del Canada, decide di sviluppare una nuova specie umana e far scomparire la vecchia diffondendo un supervirus. Il libro comincia che l’esperimento è già stato fatto. Sulla terra resta un solo sopravvissuto Uomo delle Nevi. Si muove in uno scenario post apocalittico, una spiaggia desertica dove l’oceano s’infrange contro le finte scogliere fatte di pezzi di macchine arrugginite... che fanno quasi pensare al traffico dei giorni di festa, si ciba frugando tra le rovine e, come i primi uomini, di notte si rifugia sugli alberi per paura delle bestie geneticamente modificate che vagano dappertutto. Nel mondo di prima si chiamava Jimmy ed era stato amico d'infanzia di Crake. Come è accaduto tutto questo? In realtà il mondo non era in ordine nemmeno prima della catastrofe provocata da Crake. L’effetto serra aveva trasformato le zone temperate del pianeta in giungle e deserti. I mari avvelenati ricoprivano gran parte del territori precedentemente abitati. Il sole uccideva attraverso il buco dell'ozono e i ricchi, chiusi nei loro compound, attraversavano le “plebopoli” in treni blindati. Solo loro potevano permettersi di comprare alimenti veri, gli altri si nutrivano di prodotti chimici. E' un apologo morale, e science fiction? Chiediamo a Margaret Atwood, venuta alla Buchmesse a presentare il libro. La scrittrice ha un interesse compulsivo per la scienza, frutto di un’infanzia passata nel laboratorio del Quebec, tra nevi e foreste dove il padre, entomologo, studiava gli insetti. Anche lei assomiglia a un insetto. Tra un insetto e un uccello. Piccoli zigomi prominenti e due occhi piccolissimi, chiarissimi e pungentissimi. Il libro è paragonabile a Brave New World e a 1984 di Orwell. Siamo sulla Terra, non su un altro pianeta. Le creature di cui parlo non sono un'invenzione, la scienza le sta già creando, per esempio i maiali per il trapianto di organi, o almeno ci sta pensando. Si è visto che quelle che dieci anni fa sembravano fantasie paranoiche sono diventate prima possibili e poi reali. Io le spingo solo un po' più avanti. Ma il libro non è una predizione di quello che avverrà, predice una possibilità Ma alla fine chi è responsabile dell'Apocalisse? Sono gli scienziati, sono i politici, è Bush? “Gli esseri umani hanno davanti a sé una tavola con tutte le cose che vogliono. Le hanno sempre volute. Hanno sempre voluto volare, e ci sono riusciti. Hanno sempre voluto essere immortali o belli come gli dei. Hanno sempre voluto possedere l'arma che non fallirà. La scienza non fa quello che gli uomini non vogliono. Ma ormai siamo al limite. Per esempio per quello che riguarda la popolazione. Nel 2050 ci vorrebbero tre Terre per sostentare gli abitanti del pianeta. Bisogna diventare intelligenti molto rapidamente se non vogliamo produrre qualcuno come Crake che alla fine trovi il modo di renderci meno numerosi”. Ha qualcosa da suggerire per farci diventare intelligenti? Un libro non ti dice che cosa pensare o come agire. Non dà risposte. Ti dice cosa sentire. Ti mostra che cosa si sente Un noto cosmologo inglese Martin Rees, ha scommesso mille dollari sulla possibilità che un caso di bioterrore o di bioerrore avvenga di qui al 2030. Lei che dice? Non è facile fermare la scienza. Ma intanto noi possiamo cominciare a rifiutarci di comprare tante cose che la scienza produce. A cominciare dai polli iniettati di ormoni e cose simili. In Canada certe campagne d’informazione sui consumatori hanno dato ottimi risultati. In somma la scienza è troppo importante per lasciarla agli scienziati. Del resto non c’è uno di loro che non sia consapevole di quanto facile sia produrre “unintended conseguences”, conseguenze non volute. E’ che guardano da un'altra parte. Mio padre raccontava sempre un aneddoto: uno scienziato beve wisky con ginger ale e si ubriaca; allora beve vodka con ginger alec si ubriaca lostesso; infine mischia il ginger ale al porto e poichè si ritrova sbronzo conclude che il ginger ale fa ubriacare- Nei suoi flashbacks, Jimmy orami diventato Uomo delle Nevi, cerca di capire cosa distingue gli essere umani. Che cos’è umano? “Il nostro Crake cerca di cancellare la musica, e non gli riesce. Neanche eliminare i sogni è possibile. Anche i cani sognano. Cerca di liberarsi della lingua, ma nemmeno questo gli riesce. E poiché non si libera della lingua non può liberarsi delle domande. I bambini a un certo punto chiedono sempre: da dove veniamo? Nessuno ha la risposta. Si potrà sapere il come, non il perchè. La domanda successiva è inevitabilente dove andiamo. Sono queste domande a renderci umani. Nel libro, in fondo anche la nuova specie in fondo resta umana perchè fa domande”. |
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