| MITI&AZZARDI Supergenalotto, puntate aperte SYLVIE COYAUD Richard Lewontin, l'autore di Biologia come ideologia (Bollati Boringhieri, un libretto che invecchia bene), dice che il Dna è una molecola inerte, da non mitizzare, e racconta questo apologo. Nella popolazione dell'Europa settentrionale il gene del lavoro a maglia si trovava sul cromosoma Y, infatti era un lavoro da maschi. Nel Settecento il gene subì una mutazione e nel giro di una generazione divenne attivo soltanto quando era presente su entrambi i cromosomi X. Infatti da allora sferruzzano le femmine. Morale: non confondiamo l'agente con la causa, l'invenzione del telaio meccanico con la divisione sociale del lavoro. Il mito del Dna nuoce alla salute. I manuali di biologia citano come esempio di mutazioni dannose la talassemia alfa, un'anemia ereditaria dovuta a sequenze mutate di Dna nel gene che codifica per l'alfaglobulina. I manuali sono da macero. Su Nature Genetics di maggio si legge che molti talassemici hanno sequenze perfette; in compenso, accanto al gene ne è finito un altro, fuori posto. Turbato, il gene dell'alfaglobulina codifica per una forma insolita di Rna (detta antisenso) che lo disattiva. Le mutazioni non c'entrano, nel Dna, la talassemia alfa non ce l'ha nessuno, all'Rnalotto scommetterei su dieci malattie ereditarie ricondotte all'interferenza del Rna entro il 2005. Snobbato per decenni dai media, l'Rna si è preso una rivincita. Ogni dicembre, il settimanale Science elenca le maggiori scoperte dell'anno. Per il 2002, la prima dimostrava che senza l'intervento di minuscoli frammenti di Rna, il Dna era se non inerte, perlomeno svogliato. L'Rna dà al coronavirus della Sars il potere di replicarsi senza passare dal Dna dei suoi ospiti. Per certi biologi detiene il vero «segreto della vita», quello dell'origine degli organismi terrestri e forse extraterrestri. Il Dna potrebbe sorprendere ancora, come aveva fatto presentandosi in eliche singole, o doppie ma più simili a quelle di un aereo che alla scala a pioli disegnata. Poi è flessuoso, seducente, «doveva per forza esistere» come ha detto Francis Crick, l'altro scopritore della struttura. Poi Rosalind Franklin è stata la prima a vederne l'immagine nella diffrazione dei raggi X e a dimostrare, foto alla mano, l'ipotesi di Crick e Watson. Certo, i due le hanno rubato, complice Maurice Wilkins, e i tre hanno ricevuto il premio Nobel nel 1962. Ma poi anche Franklin ha preso la sua rivincita. Il più bel libro uscito per il cinquantenario è la sua biografia scritta da Brenda Maddox: Rosalind Franklin. The Dark Lady of Dna, Harper Collins, appena ripubblicato in brossura. Si trova su internet a sei sterline e la libreria Waterstone's di Cambridge ne vende due copie per dieci sterline. Conviene: vien voglia di regalarlo, non di separarsene. |
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