Articolo da "Il Manifesto" del 10 maggio 2003
MITI&AZZARDI
Supergenalotto, puntate aperte

SYLVIE COYAUD
La sequenza del genoma umano è stata completata al 99%, sappiamo quante sono le lettere del nostro Dna, ma non il numero dei nostri geni. Nel 2002, erano stimati fra i 35 e i 40 mila e oggi fra i 27 e i 30 mila. Data l'incertezza, il Gene Sweepstake o genalotto che doveva chiudere in dicembre resta aperto fino al 30 maggio per le puntate sul numero più probabile. Per partecipare bisogna essere genetisti e scrivere la cifra sul quaderno che David Steward tiene nel laboratorio di Cold Spring Harbor. A giugno, un simposio deciderà il vincitore. Il regolamento dice che nella conta non saranno inclusi i geni che codificano per l'Rna né quelli detti «egoisti» perché fanno danni e confusione replicandosi su e giù per i cromosomi: varranno solo quelli «associati a una proteina». La frase è delicata da interpretare e due scommettitori minacciano di rivolgersi a un avvocato. Scherzano, ma capita spesso che per una proteina vari geni operino di concerto: perché limitarsi ai solisti? Al posto di Steward investiremmo i 1.500 dollari della posta in superalcolici, per calmare gli animi nella tradizione di Cold Spring Harbor. Ciò non toglie che la scoperta della doppia elica del Dna ha dato la stura a quantità mostruose di dati, a industrie biotech e bolle speculative. Però c'è chi esagera con il trionfalismo. James Watson, uno degli scopritori, scrive nell'ultimo libro DNA: The Secret of Life (Knopf, New York, da evitare) che la violenza è ereditaria. Noi giornalisti, ricopiando pari pari un comunicato stampa, scriviamo che è stato «trovato il gene del pensiero» nel topo.

Richard Lewontin, l'autore di Biologia come ideologia (Bollati Boringhieri, un libretto che invecchia bene), dice che il Dna è una molecola inerte, da non mitizzare, e racconta questo apologo. Nella popolazione dell'Europa settentrionale il gene del lavoro a maglia si trovava sul cromosoma Y, infatti era un lavoro da maschi. Nel Settecento il gene subì una mutazione e nel giro di una generazione divenne attivo soltanto quando era presente su entrambi i cromosomi X. Infatti da allora sferruzzano le femmine. Morale: non confondiamo l'agente con la causa, l'invenzione del telaio meccanico con la divisione sociale del lavoro.

Il mito del Dna nuoce alla salute. I manuali di biologia citano come esempio di mutazioni dannose la talassemia alfa, un'anemia ereditaria dovuta a sequenze mutate di Dna nel gene che codifica per l'alfaglobulina. I manuali sono da macero. Su Nature Genetics di maggio si legge che molti talassemici hanno sequenze perfette; in compenso, accanto al gene ne è finito un altro, fuori posto. Turbato, il gene dell'alfaglobulina codifica per una forma insolita di Rna (detta antisenso) che lo disattiva. Le mutazioni non c'entrano, nel Dna, la talassemia alfa non ce l'ha nessuno, all'Rnalotto scommetterei su dieci malattie ereditarie ricondotte all'interferenza del Rna entro il 2005.

Snobbato per decenni dai media, l'Rna si è preso una rivincita. Ogni dicembre, il settimanale Science elenca le maggiori scoperte dell'anno. Per il 2002, la prima dimostrava che senza l'intervento di minuscoli frammenti di Rna, il Dna era se non inerte, perlomeno svogliato. L'Rna dà al coronavirus della Sars il potere di replicarsi senza passare dal Dna dei suoi ospiti. Per certi biologi detiene il vero «segreto della vita», quello dell'origine degli organismi terrestri e forse extraterrestri.

Il Dna potrebbe sorprendere ancora, come aveva fatto presentandosi in eliche singole, o doppie ma più simili a quelle di un aereo che alla scala a pioli disegnata. Poi è flessuoso, seducente, «doveva per forza esistere» come ha detto Francis Crick, l'altro scopritore della struttura. Poi Rosalind Franklin è stata la prima a vederne l'immagine nella diffrazione dei raggi X e a dimostrare, foto alla mano, l'ipotesi di Crick e Watson. Certo, i due le hanno rubato, complice Maurice Wilkins, e i tre hanno ricevuto il premio Nobel nel 1962.

Ma poi anche Franklin ha preso la sua rivincita. Il più bel libro uscito per il cinquantenario è la sua biografia scritta da Brenda Maddox: Rosalind Franklin. The Dark Lady of Dna, Harper Collins, appena ripubblicato in brossura. Si trova su internet a sei sterline e la libreria Waterstone's di Cambridge ne vende due copie per dieci sterline. Conviene: vien voglia di regalarlo, non di separarsene.