Articolo da "Il Nuovo"
Rosalind, la dark lady del Dna
La scienziata inglese avrebbe scoperto prima di Watson e Crick la struttura elicoidale dell'acido che costituisce il nucleo delle cellule. Oggi un libro ricostruisce la sua vicenda.

di Marzia Minore
LONDRA - Aprile 1953: sulla rivista Nature appare un articolo che farà storia. James Watson e Francis Crick analizzano la struttura del DNA, proponendo, per la prima volta, il modello a doppia elica. Un passo decisivo per comprendere la molecola che racchiude il segreto della vita e della trasmissione genetica. Cinquant’anni dopo, la paternità della scoperta è in discussione, e dietro i due scienziati appare una figura femminile dimenticata. E’ l’inglese Rosalind Franklin, che con i suoi esperimenti si era avvicinata più di chiunque altro alla struttura del DNA. Proprio un’immagine realizzata dalla Franklin, consultata a sua insaputa da Watson, sarebbe stata la molla decisiva per la scoperta. Ne parliamo con Brenda Maddox, autrice della biografia di Rosalind (prossima traduzione italiana Mondadori), che ricostruisce la vera storia della dark lady del DNA.


Prima del suo libro cosa si sapeva di Rosalind Franklin?

Rosalind, morta a soli 37 anni di tumore, sarebbe stata dimenticata se non fosse per l’autobiografia di Watson “La doppia elica”, uscita nel 1968. Qui è descritta come “la terribile Rosy”, una donna non attraente, dal pessimo carattere, gelosa del suo lavoro. Il libro di Anne Sayre, un’amica della scienziata, sei anni dopo quello di Watson, rivela l’altro lato della storia. Considera Watson ingiusto e ingrato, Rosalind un’eroina della scienza, ma la sua lettura femminista è in parte esagerata.

Con quali fonti ha potuto ricostruire la “vera” Rosalind?

Il suo epistolario, mai consultato prima e molto ricco. E poi le interviste, tra cui i familiari e i maggiori protagonisti dell’”avventura” del DNA, tutti ancora vivi: JamesWatson, Francis Crick, Maurice Wilkins.


Chi era veramente Rosalind, al di là dei meriti scientifici?

Veniva da una ricca famiglia anglo-ebraica, dove gli uomini erano banchieri e le donne, anche se colte, non lavoravano. Era molto determinata, aveva voluto studiare chimica e fisica a Cambridge contro la volontà del padre. Aveva una vera dedizione per la scienza. E’ vero, aveva un carattere collerico, ma, contrariamente all’immagine data da Watson, era anche affettuosa con i suoi amici e godeva della vita, amava la buona cucina, ballare, camminare in montagna. Era anche una bella donna.

Dopo aver lavorato tre anni a Parigi, nel 1951 Rosalind torna in Inghilterra. Ha trent’anni e le sue ricerche, al King’s College di Londra, si concentrano ora sulla biologia molecolare, in particolare sul DNA. Chi lavorava in quel campo?

Rosalind era stata chiamata dal Dipartimento di biofisica del King’s per studiare il DNA, su cui lavoravano anche Wilkins e altri ricercatori. A Cambridge c’erano il giovane americano Watson e l’inglese Crick, che però non si occupavano ancora di DNA. Il centro della ricerca sul DNA era Londra.

Nel titolo del libro chiama Rosalind la “dark lady” del DNA…

E’ un’espressione di Wilkins, che si riferisce alla sua cupezza. La verità è che Rosalind, che era stata felicissima a Parigi, non riuscì mai ad inserirsi al King’s.

Credeva di dovere lavorare da sola sul DNA, caratterialmente non andò mai d’accordo con Wilkins.

Il King’s era sessista e discriminatorio?

No. Sono esagerazioni del libro della Sayre. Dice che le sale da pranzo erano separate per sessi…ce n’era una per soli uomini, ma non ci andava quasi nessuno, l’altra era mista. C’erano diverse donne, ben inserite. Ma è vero che l’influenza della chiesa anglicana era forte. Rosalind, ebrea, sofisticata, più continentale che inglese, non si trovava a suo agio, e riuscì a fuggirne dopo due anni, trasferendosi al Birkbeck College.

Due anni fondamentali...cosa scoprì Rosalind?

Si era specializzata in una particolare tecnica fotografica, realizzando immagini per diffrazione dai raggi X di singoli filamenti di DNA.In questo modo individuò una proprietà fondamentale del DNA, quella di avere due forme. Fu la prima a scoprire la forma B. Dalle sue fotografie si vedeva che la forma B aveva una struttura ad elica, e questo contributo fu essenziale per il modello di Crick e Watson.

Arriviamo al famoso episodio.

Nel gennaio1953 a Londra Wilkins mostrò a Watson una fotografia fatta da Rosalind. Watson scriverà dell’emozione provata “Spalancai la bocca e il polso cominciò a correre”. Il celebre modello a doppia elica del DNA fu elaborato a Cambridge qualche settimana dopo…

Si può parlare di un furto? Chi deve essere considerato l’autore della scoperta?

E’ complesso.Watson non rubò la foto, anche se forse Rosalind non seppe mai che l’aveva vista. Crick e Watson avevano cominciato a lavorare sul DNA, cercando un modello teorico. Gli esperimenti della donna furono una conferma empirica decisiva. Anche alcuni suoi calcoli furono visti e utilizzati dai due.

Rosalind non ebbe il Nobel, a differenza di Wilkins, Crick e Watson, per la scoperta della struttura del DNA…

Era già morta nel 1962 e il premio non può essere dato postumo.

Ma i tre Nobel riconobbero almeno il suo contributo? E lei fu consapevole che i suoi risultati erano stati utilizzati da altri?

Nell’articolo del 1953 Rosalind compare tra i ringraziamenti, insieme ad altri nomi. Nel discorso del Nobel Wilkins la nominerà, ma senza enfasi. In seguito si distinse in altre ricerche, come quella sul virus della poliomelite. Diventò amica di Crick e Watson, e collaborarono ancora. Non credo ebbe la consapevolezza di essere stata sfruttata. Lei stessa forse non capì mai che i suoi risultati erano stati cruciali. Per carattere voleva essere assolutamente sicura prima di trarre conclusioni. E il modello della doppia elica all’inizio sembrava solo un’ipotesi, la sua importanza emerse dopo.

Brenda Maddox, Rosalind Franklin. The dark lady of DNA (ed. Harper Collins) sarà tradotto da Mondadori