DONNE E SCIENZA

Un mondo senza donne
di Marina Marrazzi

La scienza occidentale si è sviluppata come un "mondo senza donne". Secondo lo storico David Noble, professore alla York University di Toronto, in Canada, la connotazione al maschile dell'impresa scientifica non è solo l'effetto di una storiografia sessista. In un saggio dedicato alla nascita della scienza occidentale (David F. Noble, Un mondo senza donne, Bollati Boringhieri, Torino 1994), lo studioso sostiene che questa, dopo il primo millennio dell'era cristiana, "non solo ha escluso le donne, ma è stata definita contro di esse e in loro assenza".

"Malgrado i notevoli sforzi recentemente compiuti per reclutare donne in campi scientifici cosiddetti tradizionalmente maschili", si legge nell'introduzione, "si è riflettuto decisamente poco su come questi campi divennero originariamente 'maschili' e con quale significato. (…) Il più delle volte l'identificazione esclusiva della scienza con gli uomini è stata assunta come un dato, come qualcosa che occorre magari superare, ma che non viene mai davvero veramente spiegato. (…) Com'è potuta emergere una cultura scientifica così strana, che da un lato proclamava con tanta audacia la potenza della specie e dall'altro, contemporaneamente rifuggiva inorridita da una metà della specie medesima? E' questa la domanda che ci sta di fronte".

"E' largamente diffusa l'idea" continua l'autore "che la cultura dotta d'Occidente, dalla quale emerse la scienza occidentale, abbia sempre escluso le donne; un'idea che poggia sul presupposto di una tenace vitalità del retaggio greco, con le sue accademie platoniche omosociali e la sua misoginia aristotelica. Ma i facili salti interpretativi, poniamo, da Aristotele a Tommaso d'Aquino, lasciano fuori troppa storia; e si tratta, in parte, di una storia in cui le donne giunsero a svolgere nella cultura dotta un ruolo molto più importante di quanto non avvenisse sia nell'antica Grecia sia nell'alto Medioevo".

Si tratta invece, secondo Noble, di "un'antistorica (ancorché corrente) idea di continuità", che genera un certo fatalismo. Invece l'autore fa emergere dalla sua ricerca una realtà molto diversa, che è esistita durante il primo millennio dell'era cristiana: un periodo in cui i preti si sposavano, in cui si prendeva sul serio un ideale cristiano androgino, in cui le donne dell'aristocrazia realizzarono conquiste significative in materia di diritti di proprietà, e in cui (non per caso) gli scritti di Aristotele erano andati quasi completamente perduti in Occidente". Ovviamente si parla della cultura dotta, quella dei ceti sociali privilegiati, che avevano i mezzi per dedicarsi allo studio. A partire da questa realtà storica, e contro di essa, fu costruito il "mondo senza donne".

Esso fu, appunto, "costruito". Noble, nella seconda parte del libro, contesta l'assunto che la cultura dotta maschile occidentale si sia formata, in modo automatico e ineluttabile, come semplice estensione dell'antica società patriarcale. Egli ricostruisce lo sviluppo storico di questa cultura dai primi secoli dell'era cristiana alla Scolastica del Medioevo maturo. "Il centro focale è l'evoluzione della Chiesa latina, e in particolare della cultura ascetico-clericale della sua gerarchia maschile. (…) E' qui, nella lotta del clero latino per interporsi tra Dio e il resto dell'umanità, che prese forma quella singolare cultura che a sua volta generò la scienza occidentale. E' infatti qui - dove l'ortodossia diventò l'eresia, indentificata quindi con le donne - che emerse un mondo senza donne: una società composta esclusivamente da uomini, forgiata nella fuga dalle donne, e impegnata a rifare il mondo a propria immagine solo per metà umana".

"Vista retrospettivamente, e da un punto di vista laico, la scienza occidentale è stata dipinta come il contrario della religione, a questa contrapposta e come uno spettacolare scostamento dalla tradizione cristiana e clericale". Noble contesta anche questa visione fondamentalmente "antistorica", e colloca "risolutamente la scienza occidentale entro la cultura cristiana da cui emerse. (…) Attività essenzialmente sacra, la scienza prese forma nel quadro di un'epica lotta sociale per l'accesso alla conoscenza divina. Le donne (alla fine) si trovarono a fare i conti con una nuova restaurazione clericale, con un professionismo maschile che tradiva le medesime abitudini misogine, e invero monastiche, della cultura clericale che pure soppiantava".

(luglio/agosto 1998)