| ANCORA ALTO IL DIVARIO TRA MASCHI E FEMMINE NELL´INFORMATICA Dove le donne non osano spingersi Sono tante le ragazze Web, ma poche quelle che scelgono per passione o lavoro di programmare i computer. Ecco perché Le ragazze hanno conquistato le pari opportunità in quasi tutti i settori dello studio e del lavoro, ma resta una barriera da superare: il cosiddetto «digital divide» che le vede in netta minoranza nei corsi di informatica. Eppure le «web girls», al mondo d´oggi, sono tante: il fatto è che usano Internet per comunicare, ma a pochissime di loro importa smontare e rimontare un computer per capire come funziona. I dati parlano chiaro: secondo l´Istat, su 4.411 immatricolazioni in Informatica nell´anno accademico 2000-2001, l´82,7 per cento sono ragazzi e solo il 17,3 per cento ragazze. Il divario aumenta in Ingegneria informatica, dove su 4.253 immatricolati, solo il 14,4 per cento sono donne. Gli Istituti politecnici confermano: sia al Politecnico di Torino (www.polito.it) sia a quello di Milano (www.polimi.it) la percentuale delle ragazze che frequentano i corsi di informatica non si schioda dal 15 per cento. Eppure a Torino per incentivare la frequenza femminile sono state studiate borse di studio ad hoc, e perfino una campagna pubblicitaria: «Io vado al Poli», con il viso sorridente di una ragazza high-tech. Non è un dato nostrano: si tratta di una tendenza diffusa, confermata anche oltreoceano. Negli Usa, secondo un´inchiesta recente del New York Times, le scuole private femminili faticano a riempire una classe nei corsi di informatica, e a livello universitario solo il 18 per cento dei laureati in «computer science» è donna. Come mai? «Perchè non hanno fiducia, non hanno modelli, non c´è una cultura tecnica al femminile» risponde Amalia Finzi, che è ingegnere aeronautico e presidente della Commissione Pari Opportunità al Politecnico di Milano. Esperta di satelliti, confessa con imbarazzo di essere l´unica donna europea nel Comitato per l´Esplorazione di Marte. «Il modello delle studentesse di oggi è ancora quello imparato da bambine: in bicicletta ci vanno, ma le bici le aggiustano - o le fanno a pezzi - solo i maschi» commenta, aggiungendo fiduciosa: «Ma questo divario è destinato a colmarsi, perchè quel 20 per cento di donne che oggi si laurea con lode nelle materie un tempo solo maschili, sta seminando per le nuove generazioni». Già: perchè quelle poche che ce la fanno, ce la fanno alla grande. «Le donne sono le più brave, prendono sempre i voti più alti» dichiara Gianni Degli Antoni, docente di informatica al dipartimento di Scienza dell´Informazione dell´Università Statale di Milano e a Crema, dove giura che le ragazze che frequentano il suo corso di informatica sono quasi un terzo. «Il problema più che culturale è sociale» denuncia Degli Antoni: «Il lavoro di informatico è a tempo totale, difficilmente compatibile con la vita delle donne». E rivela un punto di vista femminista: «Nonostante tutte le battaglie per l´emancipazione, le donne devono ancora gestire da sole la casa, la famiglia, i figli: è la società che non ha ancora saputo aiutarle a raggiungere davvero la parità con l´uomo». Sdrammatizza il sociologo Luciano Gallino, attento osservatore del pianeta digitale: «Non mi pare negativo se le donne non si specializzano nella programmazione pura, perchè il dato è rovesciato nel campo applicato, nell´e-learning (l´apprendimento elettronico), dove si tratta di Rete e multimedialità: perchè lì è richiesta più fantasia rispetto alla pura informatica, lì sono necessari orizzonti culturali più vasti e le donne lì sono più forti». Con il Web, insomma, è cambiato tutto e si sta raggiungendo la parità. Riassume divertita Patrizia Sangalli, executive responsabile delle risorse e dell´organizzazione alla Ibm Italia: «Non c´è la parità tra i sessi in campo informatico? Va bene così. E´ illusorio pretendere di annullare le differenze culturali e naturali tra uomini e donne». D´altra parte, chi sa perchè gli uomini non chiedono mai informazioni e perchè le donne invece sono quasi sempre incapaci a leggere una mappa? Insomma, ragazze, tanto vale rilassarsi: «viva la differenza!». Anna Masera |
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