| 15 settembre 2001 | Riportiamo questa mail di Cristina Papa; dopo l'attacco alle torri di New York, ci sembra, di primo acchito, condivisibile come analisi e come stato d'animo. | |||
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"Dio riconoscerà i suoi" diceva un predicatore cristiano incitando l'esercito crociato a sterminare gli eretici. Ci vuole una religione, una qualsiasi, per giustificare stragi come quella provocata da 3 aerei kamikaze in cui hanno trovato la morte, si dice, di 10.000 civili, senza chiamarle con il loro nome: assassinio. E ci vuole, forse, l'aver subito una prolungata quanto insensata violenza e una feroce ingiustizia per perdere il senso di cosa significhi un'azione così ed esultare facendo risuonare le armi come campane a festa.
Certo, ci vuole tutto questo e forse altro ancora. Ma può davvero esistere una giustificazione per un atto così vile e insensato? Da più parti commentatori, chi ha voglia di sentire delle femmine?, e politici ci invitano a schierarci, a dire una buona volta con chi stiamo se con l'America, diventata in una sineddoche "l'Occidente", o con i barbari del miliardario Bin Laden. Lucia Annunziata, a proposito di donne, ha detto di ritenere il movimento antiglobal , anche qui con una sineddoche diventato semplicemente black blok, e le sue posizioni antiamericane vicino se non colluso con i terroristi.In molti hanno ricordato che se l'Italia è libera lo dobbiamo agli Americani che hanno combattuto al nostro fianco per scacciare i tedeschi, in pochi, ahimé, hanno ricordato anche che la situazione dell'Afganistan e la vittoria dei talebani è stata determinata dalla stessa nazione, così come ai tempi della guerra del Golfo pochi ricordarono chi aveva appoggiato e rafforzato Saddam Hussein durante la lunga guerra contro l'Iran. Questa semplice osservazione dovrebbe spingere tutti e tutte a fare uno sforzo per articolare il pensiero, per riesumare, sotto le macerie di Genova e delle Torri gemelle, il senso alto della politica, non negando le vere e proprie infamie che gli Usa hanno commesso negli ultimi cinquant'anni, e anzi ad esse guardando per capire dove sono nati i semi, o almeno alcuni semi, del terrorismo internazionale, ma sapendo anche distinguere tra i governi e la popolazione senza attribuire ai secondi le colpe dei primi. Diffido di chi mi chiede di essere solidale con gli Usa tessendone acritiche lodi, esattamente come diffido di coloro che si dichiarano contro la pena di morte per timore di commettere un errore giudiziario. Costoro, fatte le debite differenze ,condividono con i terroristi responsabili della strage di New York una cultura che prevede, e giustifica, la pena di morte come strumento per sradicare il male. Per questo credo sia necessario ricordare che gli Usa sono responsabili, non da soli, è bene tenerlo sempre presente, di molte delle ingiustizie e delle sofferenze di questo mondo, perché, se vogliamo davvero combattere la loro cultura non possiamo che prendere le distanze dalla logica che vuole la guerra, non importa se dichiarata o meno, come uno strumento di soluzione dei conflitti e l'annientamento del nemico come un diritto, a patto certo che lo sterminio sia nobilitato dall'impegno per estinguere il male. Virginia Woolf scrive ne "Le tre ghinee": "Provate a non dare ai fratelli né la bianca piuma della codardia né la rossa piuma del coraggio, a non dargli nessuna piuma; a chiudere gli occhi vivaci che irradiano influenza o a fissarli altrove quando si parla di guerra: a questo dovere le estranee si addestreranno in tempo di pace, prima che inevitabilmente la minaccia della morte renda impotente la ragione" In rete cominciano a circolare scritti di donne che dichiarano la propria impotenza davanti all'efferatezza dell'attentato, altre hanno la tentazione di smobilitare tutte le iniziative già preparate per partecipare solo alla marcia Perugia - Assisi, quasi per un bisogno di dimostrare al mondo, prima ancora che a se stesse, ogni estraneità dai terroristi. Io credo però che il nostro solo contributo, come donne e come femministe, contro la guerra e contro la cultura della morte sia quello di cominciare a negare la logica per cui è sempre indispensabile schierarsi, legittimando così non solo uno dei due contendenti ma la contesa stessa. Rifiutiamo di prendere partito, siamo solidali con le vittime, i loro amici, le loro famiglie, rivendichiamo la nostra estraneità dalle culture speculari che hanno prodotto questa tragedia, non per indifferenza o presunzione di innocenza, bensì per la coscienza chiara che il primo passo verso un mondo migliore è partire della frase della Cassandra di Christa Wolf "tra uccidere e morire preferiamo vivere". __________ 13 settembre 2001 Cristina Papa ________________________________ |
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