Articolo da "Il Messaggero_Online"
del 1 ottobre 2002.
Le universitarie rispondono agli annunci dei medici impegnati nella fecondazione assistita. Prezzo offerto: 750 euro

Per pagarsi gli studi le studentesse spagnole vendono ovuli

dal nostro corrispondente
JOSTO MAFFEO

MADRID - Si comprano ovuli per aiutare le donne sterili. E c’è chi quegli ovuli li vende: le studentesse universitarie, soprattutto madrilene, ma non solo, che con i 750 euro incassati ad ogni donazione riescono a far quadrare il bilancio mensile. Alla faccia di qualsiasi considerazione etica. Salvo alcuni scrupoli di un dieci per cento delle donatrici, che rifiutano il compenso perché convinte di compiere un gesto altruista.

La storia delle "venditrici" di ovuli emerge proprio quando in Spagna il mondo politico e scientifico è immerso in un dibattito per riformare la vigente legge sulla procreazione assistita, considerata una delle più permissive in Europa.

Ma non da tutti. Alcuni settori, soprattutto la sinistra, vorrebbero aprire ancor più; altri, soprattutto la Chiesa cattolica ed i popolari al governo, intendono ripensare alcuni aspetti del problema e porre un freno, in modo particolare al congelamento di ovuli.

Ha fatto scalpore, nei giorni scorsi, la notizia del primo bebè spagnolo nato con questa tecnica, non regolata e pertanto non proibita. Le studentesse, invece, rispondono ad appelli perfettamente leciti.

I cartelli che tappezzano le pareti di molte facoltà ricordano che «Si necessitano donanti di ovuli e seme. Giovani studenti tra i 18 e i 35 anni. Interessati telefonare al ....». Molte ragazze, almeno trecento nella sola Madrid, hanno risposto. «Un po’ di fastidio, ma nessun dolore, tutto si svolge rapidamente. No, non mi ha creato problemi», ricorda una ragazza.

Il compenso, che legalmente non può essere così definito, è un "rimborso spese" che oscilla tra i 600 ed i 750 euro. «Aiutano a pagare gli studi, soprattutto l’affitto dell’appartamento», confessano molte giovani.

La legge spagnola consente non più di sei donazioni nel corso della vita. E qui si apre un nuovo dibattito perché, in assenza di un registro nazionale, le donatrici possono presentarsi alle cliniche private in più occasioni.

«Questo aspetto dev’essere preso in grande considerazione - sostengono alcuni medici - perché, aldilà delle grandi perplessità etiche sulla "vendita", si corre il rischio di indurre molte giovani alla stimolazione farmacologica delle gonadi, per produrre un maggior numero di ovuli».