Laurence Gavarini |
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L'UTERO...........O LA MADRE MACCHINA In contemporanea con la lotta per la liberazione dell'aborto, le donne hanno affermato: " noi avremo i bambini che vorremo ........; il nostro corpo ci appartiene!" oppure ancora: " l'utero alle donne!"...... Che cosa resta di questi slanci profetici che ruppero storicamente un ordine sociale che asssegnava alle donne, per natura, un posto da riproduttrici della generazione e della forza lavoro? Io tento qui di mettere in evidenza i meccanismi di trasformazione della maternità: il divenire madre si inscrive nettamente oggi nell'ordine della programmazione; si sta arrivando ad una razionalizzazione della scelta materna; il corpo della madre, questa "apparecchiatura" di riproduzione, per lungo tempo inquietante se non diabolica, diverrà in qualche modo dominabile. Quelle che si chiamano nuove bio-tecnologie mediche di riproduzione umana ne danno la misura. Anche se per il momento non riguardano che una minoranza di donne (e di uomini) rispetto ai problemi della sterilità. Si può dire che esse costituiscono un campo di osservazione privilegiato della maternità: le donne potranno pianificare ed anche gestire la loro fecondità e la loro sterilità; gestione che si apparenta ad una cogestione assieme agli specialisti dell'"arte": medici e biologi della riproduzione. Queste nuove tecnologie, sono forse, anche una anticipazione della maternità (ma anche della paternità) futura: esse preparano il corpo della donna ad una certa razionalizzazione e, più in là, a non essere più l'unico ricettacolo per la generazione. I secolari limiti "naturali" della maternità (infecondità) si vedono ormai sorpassati, quanto più si mostra un netto sorpasso dei "disordini" della fecondità. Questi due aspetti che implicano l'intervento di saperi e tecniche mediche sono connessi. Ecco qualche elemento di lettura. TRASPARENZA... Ecografia, amnioscopia, amniocentesi, pelvimetria, monitoraggi, celioscopia, isterografia... Il ventre delle madri è divenuto trasparente; ciclicamente auscultato, palpato, sondato, misurato, penetrato dallo sguardo autorizzato del medico e dalle macchine che permettono l'accesso "in utero". L'utero, questo organo nascosto, questo contenitore e ricettacolo dove si opera l'annidamento con quello che nasconde di segreto, non avrà presto più misteri tanto la macchina lo mette a nudo. Ma da dove viene questo diritto a guardare sul ventre della madre -chioccia sotto controllo- "protetta" , tanto quanto il suo bambino ed infantilizzata spesso da esami programmati al di fuori di lei e sistematicamente prescritti sulla base di criteri medici universali? La medicina considera il ventre gravido come un organo di gestazione virtualmente patologico, e la gravidanza si inscrive sempre più nel registro della malattia. Questo ventre di donna, non è che un ventre fra una serie di ventri malaticci, identici, oggettivizzati dal sapere medico ed ostetrico che esercitano l'autorità. Gli esami medici prescritti in nome della protezione materna ed infantile raccolgono certo l'adesione delle utenti che vi trovano gratificazione in quanto "buone" madri, responsabili della loro gravidanza e della prevenzione del "rischio" per il bambino. Resa valida in effetti dalla responsabilità profilattica che pesa integralmente su di loro; le madri si vedono in qualche misura "assicurare" la perfezione della generazione. D'altra parte, se le donne non fossero persuase, ci sarebbe, per convincerle, un sistema che allea alla prevenzione medica durante la gravidanza, delle misure di ritorsione: la sorveglianza medica è la condizione per l'attribuzione del congedo per maternità e l'accesso agli assegni pre e post natali... Oltre alla razionalità e la sicurezza che le circonda, e sulle quali regna un consenso scientifico ed unanime, io mi chiedo se gli esami medici non rivestano anche una carattere di messa alla prova. Non hanno anche la funzione di permettere ai medici, e più in larga misura agli uomini, di poter infine dominare l'utero? Trasparenza fisica dell'organo della riproduzione umana talmente invidiato e immaginato, attraverso e nel quale gli uomini potranno ormai vedere; translucidità anche della sua funzione dove si celavano misteri dell'organismo e della femminilità inesplicabili e dunque irrazionali. Utero talmente trasparente che evoca, o prefigura, forse, in filigrana, l'utero artificiale o di sostituzione, super macchina per fabbricare bambini come ci "promette" la linea delle nuove tecnologie di riproduzione: provette, fecondazione in vitro, impianto d'embrione etc.... Al limite, questo utero artificiale ha spostato i fantasmi maschili ancorati (quasi incistati) all'utero materno verso il ventre macchina. Questo nuovo ricettacolo dove si opererebbe l'annidamento della specie umana in un avvenire ancora incerto, fa sognare più di qualche uomo di scienza... VISIBILITA' DEL FETO.... LA SEPARAZIONE DALLA MADRE Il bambino entra nella vita e comincia ad esistere forse, per la madre e per il padre, soprattutto sullo schermo dove lo proietta l'apparecchio ecografico; questa sarà la sua prima fotografia di bambino... feto. L'ecografia permette di vedere nel ventre della madre, di misurare, di valutare, di prevenire, ma essa è soprattutto sinonimo di conoscenza del bambino soprattutto riguardo al suo sesso. E' spesso a questa conoscenza del sesso che essa è assimilata. Essendo tutto pregno di ambivalenza, questo desiderio di conoscere non è nuovo (cf. tutti i detti e le credenze tradizionali legate al modo di "portare" il bambino ed alla forma del ventre che connotano un interesse popolare manifesto riguardo al sesso del nascituro). Ma la tecnica medica lo rivela, lo fa parlare, confermando che esiste "una attesa dei genitori radicalmente diversa rispetto ai due sessi". (cone ha detto E. Gianini Belotti in "dalla parte delle bambine"). Il consumo e gli effetti di moda dell'ecografia vanno talvolta al rilancio. E' un segno che le madri e i padri vogliono seguire, come per dominare, lo sviluppo del loro bambino, esorcizzare per un certo aspetto l'anormale per mezzo delle tecniche mediche più sofisticate alle quali essi si rimettono ciecamente. Ma essi non cercano anche di ammansire un essere misterioso in gestazione, grazie ad una tecnica che separa proiettando il bambino all'esterno del ventre della madre, permettendo così di appropriarsi del bambino come "altro"? Paradossalmente, questo momento di appropriazione si fonda su uno spossessamento poichè la tecnica implica l'intrusione di un terzo: il medico e il suo sapere. Il padre e la madre possono così fabbricarsi una immagine del loro bambino largamente plasmata dalla tecnica e da tutte le potenti parole del medico di quel momento. Ma questa resta una immagine di bambino, completante l'album di immagini che costituiscono il bambino del sogno del quale parlano gli psicanalisti. In una recente intervista, M. Soulé dichiara: "l'ecografia apporta una "realtà" al bambino poichè ne dona una immagine veritiera" e più in là parla di "visualizzazione del futuro bambino" . Io trovo questa dichiarazione abbastanza ambigua, come lo sono spesso le reazioni dei genitori dopo l'"esperienza" dell'ecografia: a sentirli, essi avrebbero visto il loro bambino reale: io penso, invece, che l'apparecchiatura, la macchina producendo una illusione di visibilità fisionomica, intervenga certo sul bambino immaginato rinforzandone l'immagine. All'ecografia del mio bambino, che ha sempre lasciato intatto il mistero del suo sesso femminile, mi attendevo anch'io candidamente di vedere un viso dai tratti disegnati, un corpo, una carne, come se questo bambino dovesse apparire per la magia della tecnica nella sua vera realtà dirompente per la durata dell'esame, la simbiosi del suo corpo con il mio. Sul piccolo schermo, io vidi delle piccole macchie che si muovevano, delle quali, forse, non avrei mai potuto capire cosa fossero senza le spiegazioni qualificate del medico. Il mio bambino, il dolce calore, il movimento sordo che mi abitava, i movimenti del mio ventre, passati al vaglio degli ultra-suoni e dei fasci luminosi, proiettato su uno schermo, tagliato -l'apparecchio non poteva contenerne tutto il corpo- parlava attraverso il filtro delle norme mediche: perimetro del cranio, addominale, attività +++, dei membri superiori e dei membri inferiori... E' questa la "realtà", "l'immagine veritiera", "la visulizzazione del bambino che nascerà"? Vuol dire che la "realtà" del bambino riguarda la separazione dalla madre e, simultaneamente, l'appropriazione a dei criteri normativi della realtà? E' la distinzione che materializza l'ecografia che fonda la realtà del bambino? Ma che significa allora questo progetto di voler far accedere un bambino in gestazione ad una immagine veritiera, alla realtà, come se potesse divenire soggetto perchè disgiunto da sua madre da una sorta di artefatto? Che significa inoltre la premura impaziente delle madri e dei padri di voler dominare il bambino, la loro adesione incondizionata che si coniuga a quella dei medici ad una tecnica la cui innoquità resta da provare? Trasparenza dell'utero dunque anche desiderio di trasparenza del feto.... SOTTO IL SEGNO DEL FETO.... Ci si domanda: perchè il manifesto ed il messaggio della "Wrangler" ha provocato una forte reazione quando ha mostrato al nostro sguardo di cittadini un feto in jeans accompagnato dalla legenda: "tagliato per l'avventura"? E' perchè, come certi hanno insinuato la pubblicità ha giocato sulla stessa immagine che ha usato il movimento per la vita "lasciateli vivere", di un feto vivo? Quello che può scioccare il nostro sguardo acculturato davanti al guardare nell'utero, sono le speculazioni pubblicitarie penetranti un luogo -il ventre delle donne, e soprattutto delle madri-ritenuto intimo e privato, straniero, pensiamo, fino all'appropriazione delle società commerciali. Certo, il commercio attorno alla nascita e alla puericultura esiste, ma non aveva mai osato "toccare", arrivare fino al feto. Questa nuova trasgressione fa immaginare il commercio del feto, ma anche di ovuli, di sperma, di embrioni che evocano a loro volta il seguito delle ricerche biologiche e genetiche attuali. Questo manifesto urta anche, nell'inconscio collettivo, quella che si ritiene la vita affettiva e sensoriale in utero come il metodo di B. This o di F. Veldan. Recentemente inventato, il metodo dell'haptonomia fa sensazione (!) sollecitando a molti esercizi attorno al ventre delle madri, il risveglio, l'ascolto, i movimenti del feto. Se questa corrente di pensiero e di ricerca ha un impatto evidente, quello che fa rottura a sua volta con la corrente psicanalitica classica, è perchè afferma non solamente l'importanza della vita fetale, ma forse la comunicazione possibile con il feto. Significa questo riconoscergli una identità come soggetto? Sarebbe decisamente nuovo. Ma allora, questa tecnicizzazione della relazione padre/madre/bambino pone una questione: non potremo ormai essere padri e madri se non secondo modelli, norme, tecniche autorizzate dagli specialisti? Avremo definitivamente bisogno di loro per permetterci di trarre piacere dal nostro corpo, dai nostri bambini? Dall'utero organo misterioso, luogo dell"isteria" delle donne, matrice inacessibile, sede della generazione, chiuso, opaco, nascosto e protetto, fantasma della potenza delle donne occultante la loro impotenza sociale, luogo dei fantasmi maschili invidiosi e inquieti, spiato dalla misognia stessa, da questo utero natura mai così tanto immaginato, alla cultura medica (tecnologie, saperi) all'utero in qualche modo dominato, addomesticato. LA MATERNITA' PROGRAMMATA......... o il rovesciamento della profezia femminista del Movimento di liberazione delle donne. L'utero trasparente è un utero sotto sorveglianza dove si può infine realizzare il fantasma maschile e scientifico del soffocamento non solo del ricettacolo della riproduzione della specie accusato di isteria, ma allo stesso tempo di proteggere il suo contenuto, il bambino, virtualmente minacciato, se si crede a tutti i discorsi a proposito delle madri, della fusione, della simbiosi con la madre. Al di là c'è la riproduzione stessa che sta diventando trasparente. In effetti si manifesta attualmente una netta linea di trasformazione della genitorialità: la maternità, ma anche da un lato più sfumato, la paternità, sono entrate nell'ordine della programmazione il cui risultato è un progetto eugenista di bambino su misura, bambino reale fabbricato sull'immagine del bambino del sogno. Per la donna, la programmazione della maternità presenta dei molteplici aspetti: - programmazione del corpo della madre (non si "resta" più incinta, si "decide" di "fare un bambino") implicante un arresto della contraccezione (vale a dire dell'infecondità, o l'evitamento della maternità); - programmazione nel ritmo e nel tempo (combinazione di diversi fattori, collocazione del neonato, programmazione dei congedi, stagioni); - programmazione territoriale del bambino, -ambiente, luogo e modo di nascita, custodi- ai quali si aggiunge una pratica inflazionata dell'oggetto della puericultura dove le madri danno tutta la loro misura di buone (o cattive) gestrici, - programmazione del sesso del bambino che implica, allo stato dell'avanzamento della scienza medica, un regime alimentare draconiano per la donna durante circa i due mesi precedenti la fecondazione poichè è nel corpo della madre che si opera la scelta fra le "X" e le "Y", bisogna praticare un trattamento per mettere ordine nell'anarchia della natura. Sia detto per inciso, non è questo un modo di riandare ai saperi popolari che ritenevano responsabile, leggi colpevole, la donna, del sesso del bambino, in nome del quale essa potevano essere ripudiata? - programmazione infine della maternità "ad ogni costo", trattamento della sterilità, dono di ovuli, sperma congelato, embrioni congelati etc... dove si fabbrica medicalmente il bambino "naturalmente" impossibile. Certo, si percepiscono delle differenze tra le nuove tecnologie di riproduzione, a seconda del loro campo di applicazione, dei trattamenti delle diverse possibilità di procreare (e soluzioni palliative o sostitutive che esse implicano), si risponde a delle domande facendo leva su un desiderio di dominio sul nascituro (per esempio, determinazione del sesso). Ma esse procedono alla stessa marcia della programmazione con una gradazione che riguarda il prezzo che si è disposti a pagare per avere il bambino. Si è la madre la gestante, si è portati a pensare che la donna sterile, affittando o prendendo in prestito l'utero di un'altra, porta un limite di non-madre iscritto nel suo corpo, nel suo utero. Quando invece l'uomo è sterile, facendo una domanda di A.I.D. con la sua compagna, si vede di fronte all'infecondità della sua produzione seminale che comunque non lo interdice dall'essere padre ma genitore. I progressi della tecnologia medica spingono verso l'analisi (sono indicatori) non tanto per la maternità/paternità a tutti i costi ma per quello che Julia Kristeva identificava in termini di:"perseguire, costi quello che costi, il fantasma della filiazione materiale". Questo fantasma prende senso in quello che può apparire come un non-senso, per esempio l'utero in affitto o in prestito: "perchè volere fino a questo punto la sostanza di genitore?"... "Si dirà che si assiste alla fondazione di una sorta di cristianesimo all'inverso. Si tratta di conservare per quanto possibile una consistenza biologica al padre simbolico che è mancante. Un ventre, una madre adottiva, un padre genetico. Quale trinità!" Sarebbe così la perdita di autorità nel/sul corpo della donna, e anche in quello sociale che gli uomini cercherebbero di riparare o compensare manifestando nel loro corpo un desiderio di genitore spinto al punto che certi sarebbero padri biologici fecondando un utero in affitto o in prestito, mentre altri, sterili, proverebbero dubbi e crisi per l'inseminazione artificiale delle loro compagne. La donna, la madre dimora universale come ricettacolo della generazione, non viene chiamata a tutt'oggi "ventre" in affitto o in prestito? "la fabbrica agli uomini, l'utero alle donne" diceva il MLF........ cinico rovesciamento della metafora, il ventre materno sta diventando una fabbrica! Davati alla scena delle nuove tecnologie di riproduzione dove il padre si eclissa davanti al genitore, il medico fa una entrata trionfale. Si "fa un bambino con il medico"; non gli è assegnato qui un ruolo di "nuovo" padre... simbolico? Si può essere stupiti dalla crescente potenza accordata al medico, ricorso e adesione incondizionata alle tecniche più sofisticate, subordinazione accesa, vista cieca ai medici e soprattutto ai ginecologi-ostetrici che fanno quasi parte della cellula coniugale riproduttrice, che ne sono, in ogni caso, il referente autorizzato e spesso incontestato. Si può essere sorpresi anche di sentire i medici rivendicare la loro "costante preoccupazione per il desiderio delle donne e delle coppie". La tradizionale medicina "al servizio della popolazione", ha riconquistato, sulla questione delle nuove tecnologie di riproduzione, il suo titolo di nobiltà intaccata dalla contestazione, perdipiù delle donne (utenti e praticanti) contro l'istituzione medica patriarcale. Con la programmazione della maternità, il medico rinforza il suo potere taumaturgico... IL DESIDERIO DOMINATO?....... Nel periodo dell'informazione diffusa, le madri (e in via accessoria i padri) sono chiamate a saper e poter programmare il bambino come il non bambino, scegliere e controllare il loro desiderio come non desiderio, razionalizzare la loro "libera" scelta come loro "libera" non-scelta e, al limite, programmare il reale nascituro con l'immagine del bambino del sogno. La questione della scelta del sesso del bambino, oppure, più lontano da noi, in California, l'inseminazione artificiale con lo sperma dei premi Nobel ... ne sono una illustrazione esemplare. Una logica binaria sottende ormai la riproduzione, risultato di un processo di programmazione, di razionalizzazione di dominio dell'utero. L'utero divenuto trasparente alla tecnica medica, rende a sua volta trasparente la riproduzione; è come se si volesse annientare la matrice attuando una specie di dominio del desiderio, renderlo trasparente, programmabile. Però sussistono dei segni di insuccesso: incapacità a "tenere il passo" con queste norme di programmazione: certe donne, per esempio, non riescono a procreare quando esse vorrebbero, casi di infertilità durevole, tanto più si insiste sull'accanimento nel fare un bambino. Altro esempio non marginale, quello di donne aventi, come dicono gli specialisti "psy" dei centri di orthogenia, dei "comportamenti ripetitivi" in materia di I.V.G.. Due esempi che mettono in evidenza le falle o resistenze nella logica della programmazione della maternità poichè manifestano spesso dolorosamente un sentimento di "fallimento" intriso di colpevolezza. La fatalità che esplicavano le donne delle generazioni precedenti oppresse dai mutamenti della loro sessualità (gravidanze non desiderate o infertilità), non sembra funzionare per nulla per le nuove generazioni condizionate dal dominio della fecondità e della maternità. Esse devono confrontarsi costantemente con loro stesse come programmatrici buone o cattive... prova supplementare che questa nuova norma, questo nuovo modello detta legge; non è raro che si cerchi la "cattiva" madre nella "cattiva" programmatrice, quella che parla ancora di bambini come di accidente o di fatalità. Così le legittime rivendicazioni sulla libera disposizione del proprio corpo o sul dominio della fecondità con la contraccezione, del diritto all'amore senza rischio... di bambini, pronunciate dal movimento di liberazione della donna si sono rivoltate o invertite. La libertà individuale e coniugale è condizionale e costrittiva, le donne e gli uomini non hanno libertà di controllo che dentro una forma di sessualità assoggettata a un modello di macchine che potranno programmare a piacere. |
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