Articolo da "La Repubblica " del 19 febbraio 2007


Le donne inglesi venderanno gli ovuli
Londra, autorizzata la cessione ai laboratori di ricerca sulle staminali
Chi accetterà di sottoporsi alla tecnica del prelievo riceverà una ricompensa pari a 375 euro

ENRICO FRANCESCHINI
dal nostro corrispondente
LONDRA - In Gran Bretagna sta per nascere un nuovo mestiere: la venditrice di ovuli. In base a una normativa che dovrebbe essere approvata questa settimana, una donna che accetti di sottoporsi alla tecnica per il prelievo di ovuli riceverà una ricompensa di 250 sterline, pari a circa 375 euro, somma relativamente modesta rispetto allo standard di vita occidentale ma che potrebbe indurre donne di paesi più poveri, come quelli dell´Europa orientale o del Terzo mondo, a venire appositamente nel Regno Unito per partecipare a questo genere di commercio. La decisione ufficiale dell´Autorità per la Fertilità e l´Embriologia (Hfea) è attesa per mercoledì, ma secondo indiscrezioni pubblicate ieri dall´Observer è già stato dato parere positivo, nonostante i timori di carattere morale e religioso che il provvedimento susciterà inevitabilmente.
Gli ovuli servono alla scienza, in particolare per esperimenti nell´ambito delle cellule staminali, dunque in grado di curare un gran numero di gravissime malattie: «I potenziali vantaggi scientifici superano di gran lunga le potenziali obiezioni», afferma una fonte dell´Autorità per la Fertilità, citata dall´autorevole giornale domenicale britannico.
Se sarà confermata dall´annuncio ufficiale, è una svolta che equipara in un certo senso la donazione di ovuli femminili a quella di sperma maschile. La cifra con cui in questo paese viene ricompensato il donatore di sperma, non a caso, è la stessa con cui sarà ricompensata la donatrice di ovuli: 250 sterline, più eventuali "spese di viaggio". La differenza è che lo sperma viene donato a cliniche private per la fecondazione artificiale, mentre gli ovuli saranno destinati a laboratori scientifici per la ricerca. Il motivo del provvedimento è che, finora, i laboratori potevano utilizzare soltanto gli ovuli che rimangono inutilizzati nel corso di trattamenti contro la sterilità e per la fecondazione in vitro. Ciò ha creato una cronica carenza di ovuli umani, i quali, fertilizzati, servono appunto ai ricercatori per studiare le cellule staminali embrionali e individuare possibili cure per disturbi cardiaci, diabete, morbo di Parkinson, morbo di Alzheimer, sterilità e altre malattie.
In teoria le donne dovrebbero dimostrare che la donazione avviene "per fini altruistici": ovvero per aiutare un parente che soffre di una malattia su cui gli scienziati stanno compiendo ricerche a base di cellule staminali, ad esempio. Ma in pratica, una volta legalizzata la procedura, i controlli di questo tipo potrebbero diventare più che altro formali o comunque difficili da verificare. Un pericolo, secondo l´Observer, che cita in proposito studi compiuti da scienziati italiani dell´università di Padova, è che la tecnica per il prelievo degli ovuli è considerata "invasiva" e pericolosa da molti medici, così come gli effetti indesiderati delle medicine usate per stimolare le ovaie a produrre più ovuli. Ma il rischio maggiore, osserva Donna Dickenson, docente di etica medica all´università di Londra, è che donne povere possano essere incoraggiate al commercio di ovuli per il solo guadagno: «L´Autorità potrebbe avere aperto le porte al baratto e alla vendita di ovuli. È un concetto inquietante, una volta approvata l´idea della donazione diventerà difficile proibire la donazione a pagamento». Di diverso parere Peter Braude, direttore del dipartimento salute del King´s College: «Le donne sono abbastanza intelligenti per decidere da sole se donare volontariamente i propri ovuli alla ricerca scientifica».