Le donne inglesi venderanno gli ovuli
Londra, autorizzata la cessione ai laboratori di ricerca sulle staminali
Chi accetterà di sottoporsi alla tecnica del prelievo riceverà una ricompensa pari a 375 euro
ENRICO FRANCESCHINI
dal nostro corrispondente
LONDRA - In Gran Bretagna sta per nascere un nuovo mestiere: la venditrice di ovuli. In base a una normativa che dovrebbe essere approvata questa settimana, una donna che accetti di sottoporsi alla tecnica per il prelievo di ovuli riceverà una ricompensa di 250 sterline, pari a circa 375 euro, somma relativamente modesta rispetto allo standard di vita occidentale ma che potrebbe indurre donne di paesi più poveri, come quelli dell´Europa orientale o del Terzo mondo, a venire appositamente nel Regno Unito per partecipare a questo genere di commercio. La decisione ufficiale dell´Autorità per la Fertilità e l´Embriologia (Hfea) è attesa per mercoledì, ma secondo indiscrezioni pubblicate ieri dall´Observer è già stato dato parere positivo, nonostante i timori di carattere morale e religioso che il provvedimento susciterà inevitabilmente.
Gli ovuli servono alla scienza, in particolare per esperimenti nell´ambito delle cellule staminali, dunque in grado di curare un gran numero di gravissime malattie: «I potenziali vantaggi scientifici superano di gran lunga le potenziali obiezioni», afferma una fonte dell´Autorità per la Fertilità, citata dall´autorevole giornale domenicale britannico.
Se sarà confermata dall´annuncio ufficiale, è una svolta che equipara in un certo senso la donazione di ovuli femminili a quella di sperma maschile. La cifra con cui in questo paese viene ricompensato il donatore di sperma, non a caso, è la stessa con cui sarà ricompensata la donatrice di ovuli: 250 sterline, più eventuali "spese di viaggio". La differenza è che lo sperma viene donato a cliniche private per la fecondazione artificiale, mentre gli ovuli saranno destinati a laboratori scientifici per la ricerca. Il motivo del provvedimento è che, finora, i laboratori potevano utilizzare soltanto gli ovuli che rimangono inutilizzati nel corso di trattamenti contro la sterilità e per la fecondazione in vitro. Ciò ha creato una cronica carenza di ovuli umani, i quali, fertilizzati, servono appunto ai ricercatori per studiare le cellule staminali embrionali e individuare possibili cure per disturbi cardiaci, diabete, morbo di Parkinson, morbo di Alzheimer, sterilità e altre malattie.
In teoria le donne dovrebbero dimostrare che la donazione avviene "per fini altruistici": ovvero per aiutare un parente che soffre di una malattia su cui gli scienziati stanno compiendo ricerche a base di cellule staminali, ad esempio. Ma in pratica, una volta legalizzata la procedura, i controlli di questo tipo potrebbero diventare più che altro formali o comunque difficili da verificare. Un pericolo, secondo l´Observer, che cita in proposito studi compiuti da scienziati italiani dell´università di Padova, è che la tecnica per il prelievo degli ovuli è considerata "invasiva" e pericolosa da molti medici, così come gli effetti indesiderati delle medicine usate per stimolare le ovaie a produrre più ovuli. Ma il rischio maggiore, osserva Donna Dickenson, docente di etica medica all´università di Londra, è che donne povere possano essere incoraggiate al commercio di ovuli per il solo guadagno: «L´Autorità potrebbe avere aperto le porte al baratto e alla vendita di ovuli. È un concetto inquietante, una volta approvata l´idea della donazione diventerà difficile proibire la donazione a pagamento». Di diverso parere Peter Braude, direttore del dipartimento salute del King´s College: «Le donne sono abbastanza intelligenti per decidere da sole se donare volontariamente i propri ovuli alla ricerca scientifica».