da "La Repubblica" del 2 febbraio 2002

Su "Science" la ricerca del gruppo che annunciò due mesi fa l'esperimento di clonazione umana

Staminali, nuova frontiera
Nate da un embrione di scimmia senza fecondazione

Le cellule sono state poi indotte a differenziarsi in varie tipologie. Si rilancia la prospettiva di produrre organi e tessuti a scopo terapeutico

La non fertilizzazione può rappresentare una svolta nella discussione sui problemi morali sollevati dalla clonazione

ROMA — Un embrione di scimmia ottenuto per partenogenesi, cioè senza fecondazione con spermatozoi, ha prodotto cellule staminali che sono state poi indotte a differenziarsi in tutta una serie di tipi di cellule. L'impresa rilancia la prospettiva di produrre organi e tessuti a scopo terapeutico ma anche, su un altro versante, la discussione sui problemi morali sollevati dalla clonazione. Benché la fonte delle staminali siano embrioni derivati da uova non fertilizzate che, nei mammiferi, non danno luogo a un feto vitale, è facile prevedere che l'exploit alimenterà il dibattito bioetico in corso.

L'esperimento, pubblicato da «Science», porta la firma di José Cibelli e del gruppo della Advanced Cell Technology di Worcester, nel Massachusetts, che lo scorso novembre annunciò la prima clonazione di un embrione umano. Allora i ricercatori partirono da cellule umane, che clonarono e portarono a uno stadio in cui era impossibile dire se si sarebbero sviluppate in una linea di cellule embrionali staminali buone per la terapia o eventualmente in un individuo.

Stavolta la partenza è un uovo partenogenetico, in cui è stato ricreato uno zigote, ovvero la prima cellula dell'embrione con nucleo di 46 cromosomi.

In altre parole si è cominciato non con un trasferimento di nucleo né con la fecondazione artificiale, ma di fatto duplicando il patrimonio genetico della madre. Cibelli e colleghi hanno così ottenuto un embrione allo stadio precoce, o a uno stadio di sviluppo tale da potervi isolare le cellule staminali embrionali destinate alla coltivazione e all'uso medico.

La produzione di cellule staminali da embrioni ottenuti partenogeneticamente in un primate, cioè in una scimmia superiore, rappresenta indubbiamente un passo avanti. Il percorso non era mai stato compiuto per intero. Ma le varie parti sì. I ricercatori del Massachusetts hanno prodotto una blastocisti (stadio dello sviluppo embrionale di un centinaio di cellule) con la nominata partenogenesi, che è tecnica nota quanto lo sono le più consuete fecondazione in vitro e clonazione. Dopodiché hanno ripetuto su cellule di macaco gli esperimenti che appartengono ormai all'armamentario delle cellule staminali: formazione della blastocisti, isolamento delle cellule staminali embrionali, crescita delle medesime in coltura e così via. Neppure la partenogenesi è, in sé, una novità, essendo già stata praticata in altre specie. Il lavoro di novembre del gruppo americano era stato criticato dagli addetti per lo scarso contenuto sia scientifico che pratico, in quanto i ricercatori si erano fermati a una fase di sviluppo da cui non si capiva se sarebbe stato possibile estrarre le cellule embrionali staminali. Ora la società di Worcester ha ripiegato sulle scimmie, cioè su una linea più difendibile presso una certa parte dell'opinione pubblica. (g.m.p.)

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