| Storicamente, antropologicamente, socialmente "secondo sesso" ma biologicamente ed evolutivamente sesso primario. Lo si sottolinea adesso che tra le varie combinazioni e ricombinazioni, per arrivare ai giusti compromessi si ricorre anche alla partenogenesi per produrre le super desiderate cellule staminali. Il club dei clonatori della Advanced Cell Technology, le prova tutte. La partenogenesi non prevede la fecondazione e quindi non dovrebbere offendere la campagna pro vita della militia christi. La quadratura del cerchio, come dire, dell'uovo che si replica senza spermatozoo e produce un embrione, che produce le staminali, che producono gli organi, che produrranno la nostra salute... Sinceramente, noi, sesso primario, e quindi potenziali beneficate da tanto lume scientifico non siamo interessate. Non miriamo a vivere in eterno grazie ad organi rinnovabili, e per coerenza logica, non vorremmo fornire ovuli per queste sperimentazioni, nè imprestare uteri, nè incubare embrioni; insomma, con tutto il rispetto per dafnie o afidi, non vorremmo essere complici delle regressive gemmazioni del progesso scientifico. Noi, sesso primario, siamo convinte che la vita e la salute siano tutta un'altra cosa; una faccenda molto lontana dai laboratori della ACT e dei loro simpatizzanti e associati i quali poi in una fulgida sinergia con altri operatori dei settori biotecnologico, trapiantistico, transgenico, industrialistico e inquinatorio vario, a furia di inventare cure assurde per pochi lasceranno morire i molti per intossicazioni planetarie da prioni, cvm, ogm, smog e Big Mac. Noi sesso primario e i pochi freacks eventualmente rimasti su un pianeta morente, diremmo che questo non è bene.
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Da "La Repubblica" del 2 febbraio 2002
Parla il dottor Angelo Vescovi, del San Raffaele di Milano. "Il loro è il sesso primario"
"Un procedimento importante alla portata delle sole femmine"
I MASCHI Così si riduce il ruolo maschile
GIOVANNI MARIA PACE
MILANO Dottor Angelo Vescovi, lei, al San Raffaele di Milano, è un pioniere delle cellule staminali. La partenogenesi è una gemmazione alla portata delle sole femmine?
«Sì, ed è una constatazione antropologicamente importante. Il sesso femminile è il sesso primario, quello maschile ha carattere accessorio, serve a garantire la variabilità genetica nella specie. Ma tutta la potenzialità nella riproduzione appartiene alla donna. Parlando di clonazione, quando si introduce il nucleo di una mia cellula adulta nell'ovulo di donna enucleato da cui avrà origine, poniamo, il mio clone, il «mio» clone in realtà non è mio perché possiede una parte del patrimonio genetico della donna, i mitocondri».
A mano a mano che si chiariscono i meccanismi dell'evoluzione si vede quanto la variabilità genetica sia da ascrivere alla comparsa casuale di alleli, di mutazioni spontanee nel Dna che non dipendono dall'incrocio dei cromosomi. Ciò riduce ulteriormente il ruolo maschile?
«Sì, ma aggiungo che sono, in questo, un po' lamarckista, nel senso che credo a una pressione da parte dell'ambiente che induce mutazioni nell'individuo in modo più selettivo e meno casuale dell'evoluzione darwiniana. Secondo Darwin, se mettiamo un animale in un ambiente caldo, dove la sua progenie dovrà vivere, nella popolazione emergeranno con l'andare del tempo alcune mutazioni favorevoli all'adattamento all'alta temperatura, e queste verranno selezionate. Ma io ritengo, forse esagerando, che vivere in un ambiente caldo riesce in qualche modo a indurre la selezione di determinati geni».
Ora si riaccenderà la polemica, che nasce soprattutto dalla confusione tra clonazione a scopo riproduttivo, la quale presenta rischi attualmente inaccettabili, e clonazione per fini biomedici, che sarebbe meglio chiamare «trasferimento del nucleo di cellule somatiche» . Lei ha delle riserve sulla clonazione terapeutica?
«Ho delle riserve sul modo di presentarla, che poi nascono da un problema filosofico: non ho ancora preso una decisione sul fatto che quel gruppo di cellule chiamato blastocisti non sia una vita. Francamente non so. E siccome esistono delle vie alternative, mi sembra quantomeno prudente valutarle tutte. Ci sono organi e tessuti a fronte dei quali non esistono, neppure in prospettiva, cellule staminali utilizzabili per ripararli. Per il pancreas e il rene, ad esempio, le uniche staminali adatte provengono dagli embrioni. Ma c'è tutta una serie di malattie, vedi quelle relative alla senescenza del cervello, che possono giovarsi di cellule somatiche (del cervello medesimo, della pelle, dello stroma), senza dover ricorrere alle cellule embrionali. Purtroppo questa alternativa viene sistematicamente dimenticata. Le cellule staminali embrionali sono di sinistra e progressiste, le cellule staminali somatiche di destra e conservatrici: è una deformazione che, come ricercatore, rifiuto».
Se la blastocisti o ogni agglomerato di cellule che può dar luogo a un essere umano vengono assimilati all'embrione, che fine fa la ricerca sulle cellule staminali?
«Credo che la linea di demarcazione passi tra ciò che è fisiologico ciò che non lo è. Se non la tocchi, la blastocisti diventa un embrione, mentre una cellula staminale della cute deve essere profondamente manipolata per convincerla a fare un embrione. La differenza mi pare stia qui».
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