Thomas Kern,Three generations of women. Northern Iraq, Kurdistan 1991
Articolo da "Il Manifesto" del 4 gennaio 2003.
Stupro etnico, violenze, torture, sterilizzazioni forzate... lo sterminio programmato dei popoli minoritari o delle etnie che gli stati vogliono cancellare, passa invariabilmente attraverso i corpi delle donne... Birmania, Cecenia, Kurdistan...
«Kurde sterilizzate con la forza»

Cocktail di ormoni a donne in Turchia: denunciati decine di casi

«Nascite limitate» La pratica era utilizzata negli anni `90 per «controllare i parti». Le associazioni per i diritti umani: è tortura

O. C.
Alla metà degli anni novanta il Mgk (Consiglio per la sicurezza nazionale) dichiarò che «l'alto tasso di natività tra la popolazione kurda» rappresentava un «pericolo per la sicurezza della Turchia». Per contrastare questo «crescente pericolo» il Mgk istituì un pacchetto di misure di «controllo delle nascite». La sterilizzazione era una di queste misure. Attraverso l'iniezione di un cocktail di ormoni centinaia di donne kurde (a loro insaputa) vennero rese sterili. Quello della sterilizzazione forzata (denunciata più volte dalle associazioni di donne e per i diritti umani, spesso invano) sembrava essere una forma di tortura (perché di questo si tratta) che lo stato turco aveva deciso di relegare ai tanti orrori del passato. Invece in queste settimane questa pratica disumana è tornata prepotentemente alla ribalta. La denuncia arriva da Diyarbakir. Al «simposio sulla violenza contro le donne» che si è svolto qualche tempo fa, Meral Danis, presidente del comitato donne dell'associazione avvocati di Diyarbakir (capitale del Kurdistan turco) ha detto che nel solo mese di gennaio almeno diciassette donne del villaggio di Ozekly (nel sud-est del paese) sono state costrette a subire la sterilizzazione forzata.

Nei giorni scorsi il comitato per la pace delle donne kurde, dal suo quartier generale di Dusseldorf, in Germania, ha denunciato nuovi episodi di sterilizzazione in altre zone della regione a maggioranza kurda. «Immaginatevi - scrive il comitato in una lettera destinata soprattutto all'Europa - di essere una donna che vive in un villaggio del Kurdistan dove a malapena si vede un dottore. Poi improvvisamente un giorno arrivano tre ambulanze e i medici ti dicono che devi sottoporti a controlli e piccoli interventi per il tuo bene. Te lo spiegano in una lingua che spesso non capisci e ti portano all'ospedale più vicino. Non sai che cosa ti stanno facendo, ma ti dicono che è per la tua salute. Per vergogna spesso non parli di cosa ti hanno fatto e poi, dopo diversi mesi, ti accorgi che non puoi più rimanere incinta». Questo, dicono al comitato, è quello che accade ogni giorno a numerose donne kurde.

Nei casi denunciati da Meral Danis nel convegno sulla violenza contro le donne, dopo numerose indagini svolte spesso dalle avvocate si è giunti alla ricostruzione di ciò che sta accadendo. Medici che dipendono dal governatore della provincia di Diyarbakir sono andati in questi mesi di casa in casa, a Diyarbakir ma anche a Van, Mardin, Adana e Adiyaman, e hanno indotto le donne a recarsi all'ospedale per controlli. In realtà ciò che le attendeva era la sala operatoria e un intervento del quale non conoscevano la natura e soprattutto gli effetti devastanti. Molte donne poi hanno denunciato di essere state costrette, dopo ripetute minacce, ad accettare questo intervento. Le avvocate di Diyarbakir, assieme all'associazione turca per i diritti umani (Ihd) della città e il centro donne Selis hanno non solo denunciato questa umiliante forma di tortura, ma stanno anche conducendo ulteriori indagini in molti villaggi del Kurdistan per capire la vastità di una violazione del corpo e dei diritti delle donne che è difficile non paragonare ai crimini compiuti dai nazisti.

In Turchia era pratica comune anche il cosiddetto test della verginità: le ragazze che venivano arrestate venivano «visitate» ufficialmente per scoprire se i poliziotti o i militari avessero usato loro violenza. In realtà si trattava di una ulteriore violenza anche perché nella maggior parte dei casi medici compiacenti mentivano dicendo che la ragazza non era vergine al momento dell'arresto.

Il governo islamico moderato guidato da Abdullah Gul (prestanome del presidente del partito Ak, Recep Tayyp Erdogan) ha promesso che la guerra alla tortura (che in Turchia continua ad essere prassi) sarà una priorità. Ma le denunce delle donne kurde e turche di questi ultimi mesi confermano che le donne rimangono vittime.