Ancora nessuna traccia della bimba-fotocopia e per i media Usa è un bluff. La Hack: «Sì alla clonazione ma solo se terapeutica» Il medico di Eva: «Clonaid ci prende in giro» L’esperto incaricato di analizzare il Dna rinuncia: non posso avvicinare la piccola
NEW - YORK Se il laboratorio dei raeliani dove sarebbe avvenuta la clonazione della piccola Eva assomiglia a quello che la setta aveva creato nel 2001 nella West Virginia, il mondo probabilmente in questi giorni è stato preso in giro. Anche Il medico e giornalista incaricato dalla setta dei raeliani di organizzare i test del Dna che dovevano verificare la presunta nascita di una bambina clonata, ha annunciato negli Usa di sospendere i suoi sforzi ed ha parlato apertamente della possibilità che gli annunci-shock di Clonaid negli Stati Uniti e in Olanda siano un falso.
Michael Guillen, ex giornalista scientifico della Abc, sostiene di aver preparato il team di esperti indipendenti che avrebbe dovuto accertare se la piccola Eva, di cui è stata annunciata la nascita il 27 dicembre, sia davvero un clone, ma ha spiegato di non riuscire ad avere accesso alla bambina.
Negli Usa escono scheletri dagli armadi di Clonaid. E i media americani si interrogano sull'opportunità di circondare l'intera vicenda con il silenzio stampa. I seguaci di Claude Rael Vorilhon, l'ex giornalista sportivo francese leader della setta, non hanno per il momento fornito una sola prova per avvalorare gli annunci su Eva (nata da una donna americana di 31 anni) e su un'altra bambina clonata che sarebbe stata partorita in Olanda da una lesbica. Tra il 7 febbraio e il 12 ottobre 2001, Clonaid ha avuto in affitto un vecchio laboratorio di chimica dentro un liceo degli anni '50 a Nitro, un paesino della West Virginia vicino al confine con Ohio e Kentucky. È qui, nel cuore dell'America rurale, che i raeliani progettavano di clonare un bimbo morto a 10 mesi. All'interno non sono mai stati neppure aperti i rubinetti dell'acqua e, secondo Casto, il posto è rimasto pressochè deserto per mesi.
Intanto sulla clonazione prende posizione anche Margherita Hack: «Sì di un altro Pasquino se ne sente il bisogno, specie per avere una ricerca scientifica libera, aperta e soprattutto laica». L’astrofisica toscana, triestina d’adozione, si rifà al famoso Pasquino del Risorgimento che sferzava a Roma i grandi potenti. «Non deve esser confusa la clonazione umana con la clonazione a fini terapeutici - ha sottolineato la Hack - sarebbe, infatti, delinquenziale fermare la ricerca sulla sperimentazione delle cellule staminali embrionali da cui si possono ricavare enormi benefici per l'umanità».
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