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Forse mai come ora la biotecnica o la tecnoscienza, che dir si voglia, può specchiarsi nelle sue meraviglie.
Essa crea, inventa, brevetta… piante, animali, uomini. E’ contento il primo uomo clonato, se pur per una parte infinitesimale di sé. Sei cellule soltanto, in quanto il nucleo di quella cellula qualunque che lui ha fornito, è stato stoppato a quel numero esiguo. Il signor Judson Somerville, paralizzato su sedia a rotelle, dovrà attendere ancora prima di specchiarsi in un altro sé uguale e sano. In ogni caso l’obiettivo palese, al momento non era quello, non di creare uomini, no, ma di creare cellule che riparano uomini; l’obiettivo palese era ed è le cellule staminali; l’obiettivo sottaciuto, la brevettabilità delle linee cellulari e delle cellule staminali stesse; e in ogni caso, il miraggio sognato da tutti è quello della nuova medicina che le cellule staminali promettono: la medicina rigenerativa, quella che può ridare cellule fresche, cellule sane ed organi nuovi…… la mitica “fontana dell’eterna giovinezza”. Forse mai come ora, in questo breve lasso di tempo che corre veloce da ground zero a clone zero, si ha l’impressione, per dirla con Amleto, che il mondo sia fuori di sesto; persi nella generale difficoltà di metabolizzare un'informazione a consumo veloce che ci fa ricordare Genova come un incubo di mille anni fa; in difficoltà nel comprendere le molte operazioni battistrada di un fascismo incalzante, mentre assistiamo alla morte di persone talvolta già mutilate, ulteriormente mazziate dalle bombe di una civiltà che vuole se stessa sempre più universale nello stile sempre più eterna nei corpi; ci troviamo in un crescendo di difficoltà a fare connessioni, a fare comparazioni, in sostanza a capire che cosa succede. Ora arriva, last but not least, la clonazione: "Coro di no" scrivono i giornali; da AN che si ripulisce dal passato e si prepara al futuro definendola una "barbarie nazista" (mentre, per il tramite di una delle sue associazioni, invita i nazisti a Trieste), ai clericali che devono fare la loro battaglia per salvare l'embrione, quindi per eliminare la 194, a Sirchia che ha da poco concesso la clonazione per gli animali, ma si scandalizza per quella degli umani e così via sullo sfondo di un Bush infastidito da questa formidabile distrazione dalla "guerra al terrorismo". Prese di posizione più o meno strumentali perchè sappiamo bene, come tutte le parti in gioco sanno, che, come dice Giuseppe O. Longo: "Sarà facile profeta chi immagina che verrà tolto il divieto per la clonazione umana. Il problema è legato alla "tecnoscienza", vale a dire che la scienza fa tutto quello che può fare. Sempre." Sempre, e, oggi come oggi, con un rinforzo, anzi con due; l'uno è quello del soldo; (a Wall Street il biotech è volato del 15%); l'altro la richiesta di terapie che sempre più rasentano l'assurdo ontologico. La medicina "trapiantistica", la medicina predittiva, la medicina rigenerativa... Che dire? Usiamo pure le parole di uno del mestiere, Giulio Cossu che studia le staminali al San Raffaele di Milano: "...terapia genica e terapie basate sulle cellule staminali sono terapie per le persone ricche dei paesi ricchi...". Ecco cascato il palco, il primo. "Per i ricchi dei paesi ricchi", ma detto questo, subito ne casca un altro, e lo abbiamo avuto ben evidente sui giornali di questi giorni: dove, e a spese di chi, i ricchi si riforniscono di organi nuovi e di cellule fresche? Dai paesi poveri o dalla gente povera dei paesi ricchi. Li ruba, oppure li compra. Perchè sul mercato globale chi ha compra, chi non ha vende ciò che gli rimane: parti di corpo: organi, uteri, ovuli. Ovuli, ovociti; e torniamo al dunque della clonazione, a quel mezzo sine qua non, perchè per clonare occorre un ovocita enucleato, cioè un ovocita al quale viene tolto il proprio nucleo per inserirvi quello di un altro soggetto, occorre insomma un contenitore. Per creare Dolly la pecora sono occorsi 300 tentativi, quanti di questi preziosi contenitori occorreranno per far marciare il mercato delle staminali? Da chi vengono presi quelli usati in esperimenti più o meno ufficiali o clandestini nella corsa a chi arriva primo al mercato? Da donne, naturalmente, (almeno per il momento), ma da quali, da quante ed in che modo? Si rubano, si pagano o si estorcono con l'inganno? Nessuno lo dice, anzi, su questo aspetto regna un sospetto silenzio. Un silenzio che per noi ha un suono sinistro quello che ci riporta con il pensiero ad oscuri tempi in cui la donna, per la scienza dell'uomo era contenitore, era incubatrice del prezioso seme maschile che, suo malgrado, a lei doveva ricorrere, a quel corpo un po' pianta o un po' animale, mistura e riserva di colloidi, per crescere e farsi uomo non mescolato nè intaccato nè contaminato da donna. La scienza ha dominato la natura, anche quella "bestiale" della donna; il suo potere scopico ne ha reso trasparente l'utero e ha colto i misteri della riproduzione, se ne è appropriata, li usa come crede ed ora, paradossalmente, potremmo ritrovare condizione reale ciò che un tempo fu fondamento patriarcale: la donna contenitore. Significative le parole dell'esaltato Antinori di qualche tempo fa: "...Presenterò la prima donna incinta di un clone..." In quel verbo "presenterò" è racchiusa tutta l'arroganza di chi si ritiene creatore e l'implicita insignificanza o disprezzo per il "mezzo" lo strumento attraverso il quale realizza la sua creazione. L'uomo è di nuovo creatore; al suo fianco ogni tanto compare qualche donna, come nel caso della Advanced Cell Technlogy, a dire quanto il tutto sia buono. Questo è triste perchè da un lato le donne di scienza collaborano a questi deliri procreatici, dall'altro perchè è anche sintomo che le donne in generale hanno perso terreno nel difendere il loro corpo e la loro identità e soprattutto nel trovare soluzioni diverse (anche tecnologicamente) in sintonia con la natura, in sintonia con l'organismo, per quell'evento che è il mettere al mondo. Mettere al mondo il clone del padre......, del padre scientifico, naturalmente; un domani avverrà, e avverrà anche e ancora di mettere al mondo "nel nome del padre", con tutto il significato di strumentalizzazione scientifica, di subalternità filosofica e di svalorizzazione di sè che questo comporta. Quanto ci riconosciamo nel principio dell'utero da dare in locazione o di tutta la varietà delle nuove tecnologie di riproduzione, nei figli a tutti i costi e a tutte le età o nella clonazione? Occorre pensarci per non chiudere una così importante partita con un religioso e rassegnato "... e così sia". |
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