Londra, «sì» alla clonazione umana terapeutica

Raccomandata una banca di cellule staminali per evitare pericolose duplicazioni


LONDRA - Il Parlamento britannico ha dato ieri il nullaosta definitivo alla ricerca scientifica sulla clonazione di embrioni umani a scopo terapeutico nel Paese, fissando comunque rigidi paletti per lo svolgimento di questa attività.

Il «verdetto», pronunciato dal comitato ristretto della Camera dei lord sulla ricerca applicata alle cellule staminali, proietta la Gran Bretagna all'avanguardia della bio-ingegneria a livello mondiale. Al contempo, il comitato dei lord, presieduto dall'arcivescovo di Oxford, reverendo Richard Harries, ha raccomandato l'urgente costituzione di una banca per le cellule staminali per evitare la duplicazione degli embrioni.

Si tratta della prima banca di questo tipo al mondo: la sua realizzazione è stata affidata al Consiglio per la ricerca medica britannico (Mrc) e la sua gestione verrà affidata a un laboratorio privato entro luglio. La Mrc ha già invitato i principali laboratori indipendenti del Paese a presentare le rispettive proposte per il progetto.

Già l'anno scorso, entrambe le Camere del Parlamento britannico avevano approvato la ricerca sulla clonazione di embrioni umani a scopo terapeutico, ma con l'annuncio di ieri l'Autorità per la fecondazione e l'embriologia (Hfea) potrà emettere anche immediatamente le necessarie licenze. Secondo i sostenitori di questa tecnica, la clonazione di embrioni umani a fini terapeutici, già vietata negli Usa, permetterà agli scienziati di esplorare modi per rigenerare i tessuti umani come i nervi, i muscoli e le cartilagini in modo da curare malattie come il morbo di Parkinson, il morbo di Alzheimer, il diabete nonchè le paralisi. Gli Stati Uniti hanno posto il veto l'anno scorso sulla clonazione a fini riproduttivi, come ha fatto anche la Gran Bretagna, ma anche su quella a scopo terapeutico. Il comitato dei lord, da parte sua, ha indicato che la ricerca in questo campo deve seguire regole ferree.

La controversia nasce dal fatto che le cellule staminali, cioè quelle che hanno il potenziale di trasformarsi in qualsiasi tipo di cellula del corpo umano, si ottengono da embrioni umani «di scorta» o da embrioni clonati. I critici sottolineano che si tratta di un terreno scivoloso, poichè da quest'ultimo tipo di clonazione a quella riproduttiva il passo sarebbe breve.

Il comitato dei lord ha risposto a questi timori sottolineando che gli embrioni dovrebbero essere clonati solo se esiste un «bisogno dimostrabile ed eccezionale che non può essere soddisfatto in altri modi». Gli scienziati, quindi, dovranno utilizzare embrioni «in eccedenza», vale a dire quelli -congelati- non utilizzati nell'ambito di trattamenti di fertilizzazione in vitro e donati appositamente per scopo si ricerca.

Le indicazioni sono contenute in un documento di 73 pagine, accolto favorevolmente dal governo ieri pomeriggio, in cui il comitato dei lord sottolinea che non c'è alcuna «differenza etica» tra l'uso di embrioni per la riproduzione in vitro e per la clonazione a scopo terapeutico a patto che gli embrioni non abbiano più di 14 giorni. Il rapporto esprime anche un parere positivo sulla ricerca in questo campo utilizzando cellule staminali «adulte», cioè prelevate direttamente dal paziente.

articolo tratto da "Il Piccolo" del 27 febbraio 2002