Da "Il Gazzettino" del 27 Novembre 2001
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Giuseppe O. Longo: «Pericoloso quello che sta accadendo, ma la scienza non si fermerà» |
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«Ad un certo punto della sua vita Albert Einstein aveva avuto paura di quello che avrebbe potuto provocare la scienza. Per questo nel marzo del 1954 scrive alla regina Elisabetta del Belgio una lettera nella qual dice: "Strano come la scienza, che ai vecchi tempi sembrava inoffensiva si sia trasformata in incubo che fa tremare". Lo scopritore della teoria della relatività era preoccupato perché vedeva il pericolo della scienza e invocava un governo mondiale». Giuseppe O. Longo, docente di teoria dell'informazione a Trieste, scrittore cita uno dei padri della scienza del '900 e spiega: «finché ci saranno governi locali ci sarà competizione e quindi la scienza si muoverà per vincere. Ma un governo mondiale che 'organizzi tutto' è utopia. Oggi il luogo della politica è occupato dalla globalizzazione economico-finanziaria e tecnologica». Che effetto le ha provocato la notizia? «Avevo scritto un'opera di fantasia nel 1987: raccontavo l'esperienza di un gruppo di persone che 'costruiva' animali destinati a fornire organi per gli esseri umani e curare le patologie. Questi esseri creati però non potevano essere troppo animali, anzi assomigliavano molto agli umani. Nessun si stupì, allora, di questo». Ma qualche voce si era sollevata giorni fa, quando il ministro Sirchia aveva dato il via alla clonazione sperimentale animale. «Avevo scritto sull'Avvenire: sarà facile profeta chi immagina che verrà tolto il divieto per la clonazione umana. Il problema è legato alla 'tecnoscienza', vale a dire che la scienza fa tutto quello che può fare. Sempre». Scienziati senza ostacoli? «Certo, urtano contro etica, interessi, sensibilità. Ma queste posizioni vengono piano piano a smussarsi. Voglio dire che le cose che consideriamo come ovvie ed eticamente giuste, dopo qualche tempo non appaiono più tali». L'etica è processo storico, non rimane uguale a se stessa. Chi ricorda la prima trasfusione di sangue? Alcune convinzioni religiose ancora adesso non vogliono la trasfusione, ma è tutto cambiato da "quella volta". Ora ci troviamo di fronte ad una pietra miliare; un punto di non ritorno».La clonazione ultimò tabù? «Ne arriveranno altri; la mia impressione è che al di là del giudizio morale che si può dare si andrà avanti: non ci sono valori abbastanza forti da impedire la spinta globale alla scienza. La scienza è coinvolta da "un'emulazione da mercato". Non a caso i privati hanno fatto questo, negli Usa. Non si tratta di clonazione nel senso tecnico, però...» Il suo giudizio etico. «Queste sono cose molto pericolose, irreversibili. Non si torna indietro; si cambierebbe solo davanti a risultati devastanti ma potrebbe essere tardi. Noi crediamo di avere il controllo delle tecniche e delle conseguenze di queste tecniche: è un'illusione. La spinta del mercato spesso fa inquinare le ricerche e le scoperte, le fa più frettolose di quanto non sia lecito sospettare». Guarire da tutto è diventare immortali... «L'immortalità è una delle cose che ci manca per diventare dei. Inseguiamo questo mito, anche se - in fondo - il nostro dna è immortale. Lo conserviamo, come specie, sostanzialmente uguale da padre in figlio». L'uomo ha perso la visione della propria specie? «Sì, quando ha cominciato a fare scienza. Diventando una creatura del numero ha smarrito la qualità a vantaggio della quantità. L'uomo ha perso di vista la sua "essenza ecologica" di essere immerso nel mondo». Adriano Favaro |
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