| L´autorità britannica ha permesso la selezione genetica su richiesta di una coppia. Polemica di religiosi e antiabortisti Londra dice sì ai "bebè su misura" Saranno creati embrioni ad hoc per curare i fratelli malati Finora nel Regno Unito era permesso solo il test prima dell´impianto DAL NOSTRO CORRISPONDENTE Più degli scienziati, in verità, brindano i genitori di Joshua Fletcher, un bambino di due anni che soffre di un raro difetto genetico chiamato «anemia Diamond-Blackfan», condizione che richiede continue trasfusioni del sangue e minaccia la sua vita. Sono stati loro a richiedere all´Autorità di permettere la selezione genetica di un fratellino sano per curare Joshua utilizzando le cellule staminali di suo fratello. Due anni or sono, l´Autorità respinse una richiesta analoga da parte dei genitori di un bambino che soffriva dello stesso male. La decisione suscitò aspre critiche, la famiglia andò in America e riuscì a far nascere un bambino con le necessarie caratteristiche genetiche. Tra ricorsi in tribunale dei gruppi antiabortisti e pressioni del mondo scientifico, stavolta l´agenzia governativa ha dato parere favorevole. La notizia, preannunciata qualche giorno fa, è diventata ufficiale ieri pomeriggio: d´ora in poi la Human Fertilisation and Embriology Authority permetterà di «ammorbidire» la normativa sullo screening genetico degli embrioni, per consentire la nascita di bebè «personalizzati» per curare i fratelli malati. Finora, in base alle leggi del Regno Unito, gli embrioni potevano essere selezionati soltanto prima di essere impiantati, usando una tecnica particolare per verificare se il bambino rischia di nascere con difetti genetici. Adesso la selezione di un embrione-«copia» del fratello già nato viene considerato un secondo beneficio di quella tecnica. «Non mi pare che ciò equivalga a recitare la parte di Dio», commenta Suzy Leather, presidente dell´Autorità per la Fertilizzazione e l´Embriologia. Ma non sono tutti d´accordo. «E´ sbagliato creare un bambino come mezzo per realizzare un determinato fine», dicono i gruppi religiosi e antiabortisti, «per quanto giusto e nobile quel fine possa essere è la violazione di un principio etico». |
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