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" La Repubblica" DOMENICA, 21 APRILE 2002 Il parere Il presidente della società italiana di genetica umana, Bruno Dalla Piccola "E´ un verdetto scandaloso non alimentiamo falsi sogni" ROMA - Più che una sentenza, la considera un miraggio. Una speranza offerta su basi appese al niente, o almeno a prospettive lontane nel tempo, fino ad oggi opache, dai contorni indefinibili. E´ una bocciatura senza appello quella del professor Bruno Dalla Piccola, presidente della società italiana di genetica umana. Per la sentenza del tribunale di Rieti. E per chi l´ha firmata. «Scandaloso, non c´è altro modo di definire quel che è successo a Rieti. I giudici dovrebbero fare soltanto il loro mestiere, si dovrebbero preoccupare di ascoltare gli esperti quando devono affrontare terreni di questo tipo». Insomma per lei è stato un errore? «Sì, senza dubbio, qui ci vedo l´ombra della mania di protagonismo». Ma allora vuol dire che le cellule staminali non servono a niente? «Cerchiamo di essere chiari: le cellule staminali non fanno miracoli, e quello che ogni tanto si legge in giro su risultati clamorosi, non è per niente vero. Bisogna stare in guardia anche dagli atteggiamenti di alcuni ricercatori e dal modo in cui i risultati vengono poi presentati sulla stampa...». Dunque, non servono a niente? «No, attenzione, questo non è vero. Sono efficaci in alcuni casi, tipo la ricostruzione della cornea, per il midollo osseo. Per organi semplici». Per il resto? «Ci sono soltanto prospettive da valutare. Soprattutto per le malattie del sistema nervoso, per la sindrome tipo quella del caso di Rieti siamo a zero. Di sicuro, in futuro qualcosa cambierà. Ma non adesso, e nemmeno nei prossimi cinque anni. Ci vuole pazienza, duro lavoro di ricerca e molta attenzione nella valutazione dei risultati». E per il cordone ombelicale? «Anche qui siamo a zero. Le cellule staminali possono avere un potenziale interesse, su questo non ci sono dubbi. E poi dobbiamo fare i conti almeno con un paio di questioni ancora irrisolte». Cioè? «Imparare ad espandere le cellule, e riuscire a differenziarle fra di loro con successo, senza commettere errori e senza peggiorare la situazione». Quindi ha ragione il ministero? Addirittura, all´indomani della sentenza di Rieti, ha affermato che "utilizzare risorse pubbliche per pratiche non dimostrate ha l´unico effetto di dirottare le risorse per i molti bisogni essenziali dei cittadini che ancora non vengono soddisfatti". «Io ho collaborato col ministero, e a mio avviso, in questo caso, ha avuto un comportamento esemplare. Dobbiamo stare coi piedi per terra e non alimentare falsi sogni. Il sistema sanitario non deve correre dietro speranze di terapie. Invece le sentenze come quella di Rieti non fanno che aumentare la confusione. Sono interventi fuori luogo. Forse sarebbe meglio studiare le cose come stanno prima di avventurarsi in terreni minati». (gl.m.) |
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