Concepire figli a scopo terapeutico per curare fratelli maggiori sfortunati.
Inizia l'epoca dei "bambini-medicina" .
Da "La Repubblica" del 21 aprile 2002

Il tribunale di Rieti autorizza il prelievo dal cordone ombelicale di una donna incinta. Le cellule conservate per il fratello malato

"Sì alle staminali per il figlio"
Sentenza del giudice. Il ministero: non esistono terapie certe

La lunga battaglia della madre contro la Asl che aveva rifiutato l´intervento richiesto

Il sangue fetale, che è stato raccolto in sala parto, sarà consegnato al centro del trapianto

GIANLUCA MONASTRA
ROMA - Sì alla scommessa della speranza, ok al prelievo di cellule staminali per aiutare in futuro l´altro figlio, anche se in contrasto con le disposizioni del Governo, anche se contro il parere della Asl e degli esperti. Il giudice del Tribunale di Rieti, Ugo Paolillo, ha autorizzato una donna incinta al prelievo delle cellule staminali (donando il sangue cordonale) da utilizzare per curare il figlio malato, affetto da una rara sindrome. Un´ordinanza in rotta di collisione col ministero della Salute che permette la conservazione delle cellule staminali, ma non per il figlio. «Pur nel rispetto delle speranze dei genitori, attualmente non esiste alcuna evidenza che le malattie genetiche rare, alla cui categoria appartiene la sindrome, possa essere trattata efficacemente solo con l´uso di cellule staminali» replica il ministero.

Il sangue cordonale della donna, conservato a Rieti, verrà successivamente consegnato all´ospedale indicato dalla donna per il trapianto. «Abbiamo ottenuto lo scopo - dice l´avvocato Antonio Belloni, legale della famiglia della zona di Rieti che aveva presentato il ricorso - e cioè conservare le cellule staminali dopo aver valutato la compatibilità etica e giuridica dell´operazione. Il magistrato è stato sensibile ed ha rimosso l´ostacolo del ministero ordinando il prelievo». Nella sua decisione, il giudice Paolillo osserva che la preclusione del decreto, visto l´esistenza del divieto di rivolgersi a strutture private e quindi di disporre liberamente del proprio sangue cordonale da parte della donatrice, porta ad una situazione ritenuta assurda: consentire ad una madre di donare le proprie cellule staminali per la salute di chiunque, tranne che per quella del proprio figlio o di altri consanguinei.

La donna si era rivolta un mese fa al Tribunale di Rieti. Dopo il sì del magistrato («ad un´udienza i rappresentanti del ministero non si sono presentati...» ricorda l´avvocato Belloni), il prelievo è stato effettuato nei giorni scorsi al momento del parto. «Una sentenza contraria - chiude l´avvocato - avrebbe ucciso la speranza. Noi abbiamo chiesto la conservazione per vent´anni pensando che un domani si possano risolvere problemi oggi considerati irrisolvibili. Una scommessa sul futuro, sui risultati della scienza».

Il commento di Bruno Dalla Piccola - presidente della Società Italiana di Genetica Umana