![]() |
|
||||||||||||||||||
|
Il tribunale di Rieti autorizza il prelievo dal cordone ombelicale di una donna incinta. Le cellule conservate per il fratello malato "Sì alle staminali per il figlio" La lunga battaglia della madre contro la Asl che aveva rifiutato l´intervento richiesto Il sangue fetale, che è stato raccolto in sala parto, sarà consegnato al centro del trapianto GIANLUCA MONASTRA Il sangue cordonale della donna, conservato a Rieti, verrà successivamente consegnato all´ospedale indicato dalla donna per il trapianto. «Abbiamo ottenuto lo scopo - dice l´avvocato Antonio Belloni, legale della famiglia della zona di Rieti che aveva presentato il ricorso - e cioè conservare le cellule staminali dopo aver valutato la compatibilità etica e giuridica dell´operazione. Il magistrato è stato sensibile ed ha rimosso l´ostacolo del ministero ordinando il prelievo». Nella sua decisione, il giudice Paolillo osserva che la preclusione del decreto, visto l´esistenza del divieto di rivolgersi a strutture private e quindi di disporre liberamente del proprio sangue cordonale da parte della donatrice, porta ad una situazione ritenuta assurda: consentire ad una madre di donare le proprie cellule staminali per la salute di chiunque, tranne che per quella del proprio figlio o di altri consanguinei. La donna si era rivolta un mese fa al Tribunale di Rieti. Dopo il sì del magistrato («ad un´udienza i rappresentanti del ministero non si sono presentati...» ricorda l´avvocato Belloni), il prelievo è stato effettuato nei giorni scorsi al momento del parto. «Una sentenza contraria - chiude l´avvocato - avrebbe ucciso la speranza. Noi abbiamo chiesto la conservazione per vent´anni pensando che un domani si possano risolvere problemi oggi considerati irrisolvibili. Una scommessa sul futuro, sui risultati della scienza». |
||||||||||||||||||
| Il commento di Bruno Dalla Piccola - presidente della Società Italiana di Genetica Umana |