Trieste: alcune foto dal presidio davanti al palazzo della regione.
A fianco il volantino distribuito.


VENERDI' 5 GIUGNO alle 17.30 presso la Sala Tessitori di Piazza Oberdan (Regione) si terrà la conferenza dal titolo "Pillole che uccidono, quello che nessuno ti dice sulla contraccezione" tenuta dal padre domenicano Giorgio Maria Carbone (docente di bioetica alla facoltà di teologia di Bologna) e da Vittorio Baldini (dottore in farmacia, farmacista "obiettore" a Bologna, consigliere Comitato Verità e Vita) autori dell'omonimo libro.

PILLOLE e PAPI
Siamo bravissime! Sappiamo già tutto prima che inizino a spiegarcelo!
Potrebbero perfino evitare di fare la conferenza, perché il tema, lo svolgimento e soprattutto la conclusione la sappiamo già: “Pillole che uccidono, quello che nessuno ti dice sulla contraccezione" è anche il titolo del libro che questi due hanno scritto insieme e che ha un solo sbocco logico: postulato che lo zigote -che loro chiamano embrione- è un essere umano: 1-la contraccezione chimica tutta, lo uccide 2-ora che le donne lo sanno devono smettere, 3-se continuano sono assassine.
Ecco, detto, fatto.
Che un padre domenicano nonché docente di bioetica presso una facoltà di teologia e un farmacista obiettore nonché consigliere del comitato Verità e Vita vengano fino a Trieste per la loro propaganda clericale amplificata a tutto Tondo sui muri della città e diffusa dal palazzo della regione forse vuol dire che dobbiamo prendere atto anche di questo. Cioè che questo è il Verbo della politica regionale sulle donne.
Certo non ci scandalizziamo, le politiche dei papi e dei governi al seguito, sulle donne; con alti e bassi, roghi o scomuniche, non sono mai variate di una virgola.
Questa insubordinata costola di Adamo che non ne vuol sapere di stare al suo posto mettendo disordine in tutto il corpo sociale, dovrà infine accettare che il suo di corpo, sia ridotto all’ordine procreativo per il quale è stato creato… Ahoo! Chi ci crediamo di essere?
Meteorine del(la) Fede: ecco la nostra dimensione rivisitata per i tempi moderni: l’utero soggetto alla politica dei papi (come sempre); cosce, tette, culi consacrati alla politica del papi; il cervello possiamo buttarlo nel cesso insieme con quello che, dissennate, abbiamo osato chiamare autodeterminazione.
Nel Papiworld o si è papigirls o non si è.
Ma il docente di bioetica, perché non ci fa una prolusione sulla bioetica di Topolinia (definizione di Beppe Severgnini) dove si aggirano nudi Topolanek mentre le Roi s’amuse, fra garrule fanciulle in fiore?!
E il consigliere di Verità e Vita, convinto obiettore, non ci tiene una dotta dissertazione sulla obiezione alla pillola, pardon, alla politica, che uccide, per esempio quella che non vuol curare e respinge i migranti a morire nell’inferno dal quale tentavano di salvarsi la Vita?
Mah. Non riusciamo a capire perché questi sapienti sbaglino sempre argomento.
Suvvia, scherziamo; ovviamente, sappiamo che quelli come loro, sono faziosi, con la doppia morale e che nel segreto dell’urna dove, come disse Don Camillo, se pur Dio li vede; etica o non etica, morale o non morale c’è da giurare che le loro simpatie saranno comunque orientate verso il governo amico incarnato nell’”unto del Signore” (definizione di Lui medesimo) o nel clown cui è caduta la maschera (definizione del Times).
Tant’è noi le informazioni scientifiche non le prendiamo certo da loro.
Poiché non abbiamo buttato il cervello nel cesso, sappiamo valutare e contestare la politica farmaceutica e la biopolitica che vive e specula (pure lei) sul corpo delle donne, sappiamo valutare la contraccezione e soprattutto ne misuriamo la validità “tecnica”, l’efficacia biochimica e pure, pensate un po’, il senso filosofico-morale, con il parametro dell’autodeterminazione. Una cosa difficile che loro non possono capire. Il comprendonio non è nel DNA degli integralisti.
E le convinzioni etiche sul nostro corpo le elaboriamo da noi, perché noi siamo il fulcro, l’ α e l’ Ώ, l’origine, l’unico punto dal quale decisioni che riguardano il nostro essere, sono legittimate a venire.
Infine, non volendo essere supponenti, siamo pure collaborative: proponiamo il titolo del prossimo simposio da tenersi rigorosamente nel palazzo della regione:
Dopo “Pillole che uccidono, quello che nessuno ti dice sulla contraccezione”:
“Ovaie che esplodono. Quello che nessuna ti dice sulla sopportazione.“
Potremmo estrapolare il senso dell’azione della donna di Teramo (Repubblica 2 giugno 09) che, ricevuti due rifiuti, uno al pronto soccorso, una alla guardia medica, circa la prescrizione della pillola del giorno dopo, trovandosi incinta ha fatto causa alla ASL chiedendo un congruo risarcimento per danno biologico e patrimoniale.
Al caso potrebbe applicarsi il sacrosanto principio:
PAGHERETE CARO, PAGHERETE TUTTO!

DUMBLES feminis furlanis libertaris 3 giugno 2009