Articolo da "La Repubblica" del 13 marzo 2008




SOFRI CONTRO FERRARA
Esce domani un pamphlet "La moratoria non significa nulla"
Ferisce l´autore il paragone con altri genocidi, addirittura la Shoah
Una lunga, spietata e civilissima lettera scritta in poche settimane

SIMONETTA FIORI
L´intenzione è esplicita fin dal titolo, Contro Giuliano, e l´omissione del cognome sembra voler sottolineare l´amicizia tra l´autore, Adriano Sofri, e il suo interlocutore, il direttore del Foglio. Un legame molto antico, intenso, nutrito anche di gratitudine da parte di Sofri - che vi fa cenno con pudore nella nota per i lettori - ma che oggi appare segnato da un crescente dissenso sulla crociata intrapresa da Ferrara a favore della "moratoria dell´aborto". Contro Giuliano è una lunga, civilissima e spietata lettera su donne e aborto, scritta in poche settimane e pubblicata in tempi rapidi da Sellerio. Un pensum impietoso perché smonta radicalmente la costruzione edificata da Ferrara nella sua "conversione" alla vita. E la demolizione parte proprio dallo slogan, "moratoria dell´aborto", formula che appare a Sofri mediocre e priva di senso. «Che cosa significa? Niente direi, solo uno slogan, reso efficace dal calco capovolto di quell´altro, moratoria della pena capitale. Le singole persone coinvolte, cioè le donne, non possono sospendere a tempo indeterminato gli aborti, a differenza degli Stati, che possono sospendere sine die le esecuzioni capitali». Solo uno slogan dunque, con l´aggravante di liquidare l´aborto come "delitto perfetto" e le donne come assassine.
L´aborto scandalo supremo del nostro tempo? Sofri, che tiene una rubrica sul Foglio, fa fatica a crederlo. Lo ferisce il paragone con altri genocidi, addirittura con la Shoah. Gli appare offensivo o solo cattiva retorica. No, un embrione abortito non è certo la cosa più brutta al mondo e - se proprio si sceglie il comparativismo dell´orrore - la cosa più brutta è un bambino nato che muore di fame, o ucciso dall´abbandono o dalla violenza. Ma non è solo in questo rovesciamento di prospettiva la distanza tra i due duellanti. Né nello stile predicatorio e apocalittico scelto da Ferrara. «Quando leggo che vuoi seppellire i bambini abortiti, mi sento di fronte a una provocazione fanatica e superstiziosa». Quasi non lo riconosce.
Ciò che Sofri rimprovera essenzialmente al suo interlocutore è d´aver occupato territori che non gli sono propri. D´essere usurpatore d´una titolarità che non gli appartiene. Ferrara s´è buttato in un´impresa che resta impossibile: mettersi nei panni delle donne. Se in politica è possibile annullare tutte le frontiere possibili - geografiche, sociali, culturali, anche anagrafiche - una rimane invalicabile: quella tra donne e uomini. È quella stessa frontiera che impedisce a un uomo di dire: «Io ho abortito». Noi, incalza Sofri, dobbiamo escogitare frasi involute, imbarazzate, per approssimarci a quel che è successo.
Il discorso scivola nell´intimità, acquista l´andamento confidenziale d´una conversazione tra amici. «Tu, Giuliano, hai citato "le tre volte" delle tue compagne. È curioso perché anni fa quando litigavamo di queste cose avevi espresso un fastidio per i discorsi dal tono personale. Allora e ora delle mie esperienze non parlerei in dettaglio, ma non saprei tacere degli aborti affrontati da donne che erano mie compagne». Parto e aborto coinvolgono il corpo delle donne, solo il loro. Gli uomini non partoriscono e non abortiscono. Sofri sembra quasi mosso da un intento espiatorio nell´evocare la fenomenologia maschile di cinismo, indifferenza, estraneità che segna il comportamento degli uomini dinanzi alla gravidanza inattesa e non desiderata. «Credo di sapere, caro Giuliano, che cosa intendi quando racconti il pianto antico che ti rosicchia per gli aborti di cui fosti partecipe - complice? coautore distante? non vittima comunque. Slogan a parte, non si sapeva nemmeno come fare l´amore, figurarsi come pensare a un aborto o come accompagnarlo. Perfino fisicamente, ci si lasciava: alla partenza per Londra, o sulla soglia di un palazzo fiorentino». Le donne lasciate sole, allora come oggi.
Innumerevoli le contraddizioni in cui incorre Ferrara nella sua dissennata campagna. Sofri non ne tralascia alcuna. L´insistenza sul "diritto alla vita dal momento del concepimento" offre pretesti a chi vuole rendere illegale e dunque clandestino l´aborto. Ferrara ripete di non volere che mai una donna sia costretta a partorire o sia perseguita per aver abortito. Ma in realtà tutto il suo armamentario - e la scelta di schierarsi al fianco delle gerarchie ecclesiastiche - mette in discussione la legge 194. «Perché non chiedi anche ai credenti diventati la tua nuova famiglia di accettare la 194 come tu proclami di accettarla?».
Al centro della discussione è il principio dell´autodeterminazione delle donne. Per Ferrara esso appartiene allo stesso flagello sotto il quale annovera l´oppressione degli Stati totalitari. È questa "la confusione madornale" contro cui Sofri si scaglia. «La condanna delle demografie coattive stataliste è proprio conseguente al riconoscimento della libertà di scelta delle donne, delle singole donne, che è la qualità più preziosa delle democrazie». Da qui la proposta di Sofri di promuovere sì una campagna, ma non contro l´autodeterminazione delle donne, bensì contro «la violenza delle demografie forzate di Stato e dei loro tremendi effetti, come l´abolizione per legge di fratelli e sorelle». Solo in questa direzione acquisterebbe senso una mobilitazione "contro l´indifferenza allo scandalo dell´aborto". Il mondo salvato dalle bambine. Da una bambina cinese, o indiana, o coreana, o brasiliana o sudanese. O da una qualunque. «Perché non chiedere all´Onu di stabilire che nessuna donna possa essere obbligata per legge ad avere figli o a non averne, né in quale numero e di quale sesso averli, né ad abortire o a non abortire?». L´oppressione violenta del corpo sociale sui corpi delle donne: questo sì dovrebbe diventare l´obiettivo di una mobilitazione universale.
Di questi e molti altri temi discute Sofri, mosso da ragione e sentimento, anche da esperienza di vita. Tra i suoi interlocutori figurano Norberto Bobbio e Pier Paolo Pasolini, autori adottati da Ferrara nella crociata, ma il confronto rimane mirato verso l´amico. La sua conversione lo inquieta, in queste pagine i toni diventano severi. «Esiste un modo di cambiare vita che può apparire brusco e imprevisto, che avviene una sola volta, e trasloca le persone sull´altra sponda del fiume, dalla quale non torneranno di qua. Ma esiste anche un´irrequietudine più continua e sottile, come una piccola febbre, un´ansia che induce a una sequela di svolte, di cambiamenti provvisori, di andate e ritorni. Un modo di cambiare tante vite senza mai cambiarla irrevocabilmente». Una sorta di "conversione permanente" che rischia di sfociare nella volubilità e nella superficialità. «Si rimane Davide di qualche Saul, senza mai diventare il Davide di se stesso».
Pensieri di un maschio che discute con un altro maschio? Così Sofri minimizza nell´introdurre il pamphlet, come se volesse chiedere scusa alle donne escluse da questo dialogo.