Articolo da "La Repubblica" del 28 febbraio 2008




E´ bufera sulla pillola abortiva
Accuse dal centrodestra: cultura di morte. Marino: polemiche ideologiche
Dopo l´ok dell´Aifa si attende il via libera dell´Agenzia europea del farmaco
Difesa della 194 e prevenzione: nel Pd documento comune Binetti e Finocchiaro

CATERINA PASOLINI
ROMA - Non è ancora arrivata negli ospedali - unico luogo dove sarà possibile averla da maggio - ma la pillola abortiva, la Ru486, divide, provoca polemiche violente. Il giorno dopo il primo riconoscimento da parte della commissione scientifica dell´Aifa, l´agenzia italiana del farmaco, dai cattolici e dai partiti di centro destra, anche di quelli che a parole dicono di voler difendere la legge 194, partono accuse pesanti.
L´associazione Scienza e vita denuncia «la banalizzazione dell´aborto con una pillolina» e come Carlucci e Gardini di Forza Italia parla di «rischi mortali per le donne». Mentre Montani, della Lega, bolla l´approvazione della Ru486 come «l´avanzata di una cultura della morte in difesa di interessi economici e lobby finanziarie» e Martusciello di Fi ipotizza «kit abortivi fai da te». Parole pesanti, definite «terrorismo immotivato» da chi, come Mura dell´Idv, ricorda che la pillola viene usata da anni in tutta Europa «come valida alternativa all´aborto chirurgico» mentre i radicali sottolineano che «il riconoscimento sarà comunque imposto dall´Europa» e il ministro Ferrero giudica l´approvazione della pillola un fatto positivo «perché aiuta a limitare la sofferenza delle donne».
Alla Ru486 la teodem del Pd, Binetti, è fermamente contraria ma ieri per mettere fine alle polemiche tra laici e cattolici sulla 194 ha proposto insieme ad Anna Finocchiaro un documento comune in cui si chiede di puntare sulla prevenzione. No alla pillola abortiva anche dal cardinal Tonini. A chi ricorda come sia usata in tutta Europa - tranne Portogallo, Irlanda e Italia-, ribatte che «quando è in gioco il valore della vita, non conta la quantità dei sì o dei no, la moltitudine di nazioni che l´hanno adottata».
A placare le polemiche sulla pillola abortiva il giorno dopo non bastano neppure le precisazioni della stessa Aifa, costretta a chiarire e sottolineare che il suo "ok" non significa che la Ru486 verrà venduta in farmacia, ma che invece verrà utilizzata secondo le regole stabilite proprio dalla 194 e quindi solo in ospedale. L´Associazione «Scienza e Vita», parla di una «banalizzazione del dramma dell´aborto, ridotto ad una pillolina da mandar giù», di deresponsabilizzazione da parte dei medici. Oltre a paventare come le onorevoli di Forza Italia Carlucci e Gardini, di possibili vittime perché «causa decessi dieci volte più dell´aborto chirurgico».
Ignazio Marino, presidente della commissione sanità, a queste ipotesi risponde che «bisognerebbe discutere partendo da dati scientifici e non fare polemiche ideologiche». Ricordando che in America dopo anni di sperimentazione si sono registrati 5 morti su 500mila casi documentati. Il ministro Ferrero saluta l´ok dell´Aifa come «un passo avanti positivo». Silvana Mura, deputato dell´Italia dei Valori, a chi parla di aborti casalinghi, di donne lasciate sole nel momento del bisogno con l´introduzione della pillola, di medici che se ne lavano le mani e kit abortivi, ribatte: «Al di là di quanto si continua a far credere, l´adozione della Ru486 non introduce affatto l´aborto fai da te, poichè non sarà venduta in farmacia, ma somministrata solo in ospedale».
Alla sua introduzione rimangono comunque una serie di passaggi burocratici, come l´approvazione da parte dell´Agenzia del farmaco europea, l´Emea, che proprio alcuni mesi fa aveva riconosciuto la sicurezza e l´efficacia della Ru486. Poi il tutto tornerà ancora all´Aifa, in particolare al Comitato prezzi e rimborsi, per la negoziazione dei costi. «Per finire - aggiunge la radicale Poretti - ci dovrà essere la ratifica entro maggio dal Consiglio di amministrazione. Se dovessero essere frapposti degli ostacoli, il riconoscimento sarà comunque imposto dall´Europa tramite la procedura centralizzata, facendo fare al nostro governo e al ministero della Salute una figuraccia gigantesca».