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La storia di Alicja, costretta a partorire
Mauro Caterina
Varsavia
La storia di Alicja Tysiac è una storia di coraggio e denuncia sociale. Un caso che ha fatto discutere la Polonia sull'aborto (argomento tabù) obbligando la società civile e la classe politica a prendere coscienza delle drammatiche conseguenze di una legge restrittiva che ha spogliato la donna dei suoi diritti fondamentali e che, giorno dopo giorno, sotto il peso del giudizio morale della chiesa e i silenzi dei partiti dettati dall'opportunismo politico, ha spinto il dibattito verso l'oblio.
La storia di Alicja inizia nel febbraio del 2000, quando scopre di essere incinta per la terza volta. Lei e il marito sono entrambi disoccupati e vivono con i due figli in un appartamento di 30 mq senza riscaldamento. A rendere le cose ancora più difficili, il suo precario stato di salute. Fin da bambina soffre di problemi alla vista, oltre ad essere anemica. Col passare del tempo sono comparsi anche disturbi neurologici di cui non si conosce la causa . Per questo le è stata riconosciuta un'invalidità di 2° grado (su 3 gradi). «Non avevo la forza per affrontare una terza gravidanza», racconta in un libro-denuncia pubblicato nel 2005. Decide così di ricorrere all'aborto terapeutico, avvalendosi della legge in vigore in Polonia che, seppur restrittiva, permette l'interruzione della gravidanza per ragioni di salute. Ma i tre oftalmologi a cui si rivolge per il certificato medico, necessario per avviare le procedure, negano il loro benestare: non potevano dire con sicurezza che la gravidanza avrebbe potuto causarle la cecità. Decide di rivolgersi ad un altro medico che le procura il certificato. Non basta. E' necessario un parto cesareo, il terzo, e ciò viene evidenziato sul certificato come «un ulteriore fattore di rischio». A questo punto non le resta altro da fare che andare in una clinica e presentare il certificato ad un ginecologo. Il dottor «X», però, lo straccia e senza visitarla o chiedere il parere di un altro medico, espressamente indicato dalla legge, scrive di suo pugno un altro certificato adducendo che «non vi sono controindicazioni nel portare avanti la gravidanza». Alicja Tysiac è povera, non può permettersi di abortire all'estero e tanto meno l'aborto clandestino. Decide di partorire. Due mesi dopo il travaglio è ricoverata d'urgenza in ospedale per un grave peggioramento della vista. Le viene diagnosticato il distacco della retina nell'occhio sinistro ed un'emorragia oculare in quello destro. Nell'aprile 2001 denuncia in procura il ginecologo che le aveva strappato il certificato medico in faccia e negato un diritto: quello di decidere. Sin dall'inizio la strada è tutta in salita. In procura le fanno intendere che «non avrebbe avuto alcuna chance di vittoria». Alicja viene mandata all'Accademia Medica di Bialystok per un controllo agli occhi. Il documento prodotto dagli «esperti» certifica che «il deterioramento della vista è da attribuire al corso naturale del suo stato di salute». Nessuna relazione, quindi, con la gravidanza e il travaglio. Nel dicembre del 2001, le indagini vengono chiuse e il caso archiviato. Allora, lei inoltra denuncia alla procura regionale e poi a quella distrettuale, ma sempre senza successo. Trova la forza di denunciare il dottor «X» e i tre «esperti» all'ordine nazionale dei medici, accusandoli di «essere venuti meno ai loro obblighi nei confronti del paziente». Tuttavia, sia il distretto regionale dell'ordine sia quello nazionale non rilevano alcuna prova che metta in dubbio l'operato dei medici. Alicja non si arrende e, sostenuta dalla federazione polacca delle donne, decide di portare il suo caso all'attenzione della Corte Europea dei Diritti Umani. «Volevo combattere per avere giustizia nei tribunali polacchi, provare che i dottori si sbagliavano e che i miei diritti erano stati violati. Durante questo tempo - racconta ancora - non mi sentivo la vittima, bensì accusata. Non potevo accettare il modo in cui i dottori mi hanno trattata». Il 20 marzo del 2007 la Corte di Strasburgo si pronuncia a suo favore e condanna il governo polacco per aver violato i diritti fondamentali della signora Tysiac. Prima della gravidanza Alicja era una disabile di 2° grado. Dopo la gravidanza è diventata disabile di 1° grado, ha bisogno dell'assistenza continua per il peggioramento del suo stato di salute ed è praticamente cieca. Oggi vive da sola, con i tre figli ed una pensione sociale di 140 euro al mese. |
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