Articolo da "La Repubblica" del 23 aprile 2008




Aborto, il boom degli obiettori sette medici su dieci dicono no
Il record in Sicilia: sono l´84%. Interventi dimezzati dall´82
Interruzioni in aumento solo tra le immigrate In due anni 2.353 ivg con la Ru486

MARIO REGGIO
ROMA - Il 70 per cento dei ginecologi che lavorano nel Servizio sanitario nazionale e nelle strutture private convenzionate dice no all´aborto. È un vero e proprio boom, quello dell´obiezione di coscienza tra i medici: solo nel 2003 a rifiutarsi di eseguire le interruzioni di gravidanza era il 58% degli specialisti. Intanto continuano a calare gli aborti tra le donne italiane: nel 2007 sono stati il 3 per cento in meno rispetto all´anno precedente. Crescono invece gli interventi sulle cittadine straniere con un 4,5 per cento in più confrontando i dati tra il 2007 ed il 2006.
Questo il quadro delineato dalla relazione sull´applicazione della legge 194 inviata ieri dal ministro Livia Turco al Parlamento. Nel dettaglio i ginecologi obiettori sono saliti a 3.780 rispetto ai 5.462 che operano nei servizi pubblici e privati in cui si effettua l´interruzione volontaria di gravidanza. Gli anestesisti obiettori sono invece 3.434, pari al 50,4 per cento dei 6.813 anestesisti in servizio. Per quanto riguarda infine il personale non medico gli obiettori sono 12.102, pari al 42,6 per cento dei 28.408 operatori non medici nei servizi dove si effettua l´Ivg.
Tra i ginecologi il boom è stato registrato in particolare al Sud con un incremento medio che in alcune regioni ha toccato il 40 per cento rispetto all´ultima rilevazione: il record in Sicilia, dove si dichiara obiettore l´84 per cento dei ginecologi, segue la Campania con l´83 per cento. Al Nord il primato spetta al Veneto: gli obiettori sono il 79,1%.
«Un valore da rispettare e di cui prendere atto», quello dell´obiezione di coscienza, garantendo al contempo «i servizi e la piena attuazione della legge 194 sull´interruzione volontaria di gravidanza». Così commenta il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Amedeo Bianco. Il dato positivo è che nel nostro Paese il numero degli aborti continua a scendere. In totale nel 2007 le Ivg sono state 127.038 contro i 131.018 casi del 2006 mentre il 1982 è stato l´anno in cui si è registrato il più alto ricorso con 234.801 casi. In calo anche il numero degli aborti clandestini, che si stima siano stati nel 2005 circa 15mila. Stabile il numero degli aborti terapeutici effettuati dopo il novantesimo giorno di gravidanza, nel 2006 pari quasi a tre cento. Quanto all´aborto farmacologico con la pillola Ru486, dal 2005 al 2007 sono state 2353 in totale le donne che vi hanno fatto ricorso, e sei complessivamente le regioni che l´hanno utilizzata, cioè Piemonte, Trento, Toscana, Emilia Romagna, Marche, Puglia. Positivo il commento del ministro Turco, che ha sottolineato «il cambiamento sostanziale del fenomeno abortivo nel nostro paese», e raccomandato alle Regioni «interventi di prevenzione per le donne straniere, il potenziamento dei consultori, e di controllare e garantire l´attuazione della legge, anche attraverso la mobilità del personale, visto l´aumento dell´obiezione di coscienza».
Barbara Pollastrini, Pd, ministro uscente per le Pari Opportunità commenta: «La 194 si dimostra una buona legge ed è paradossale che qualcuna voglia mettere in discussione norme che dimostrano tutta la loro efficacia». Di diverso avviso Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita: «La relazione ministeriale non si discosta dall´impostazione ideologica delle precedenti, l´obiettivo essenziale è di sostenere che la legge 194 non si tocca».