Articolo da "La Repubblica" del 14 febbraio 2008


Oggi la manifestazione napoletana dell´Udi, presidi e sit-in in molte città. A Roma assemblea spontanea del movimento
Le donne in piazza, rivolta in tutta Italia "È una guerra, vogliono sabotare la 194"
Aderiscono al corteo la Cosa Rossa e le ministre Lanzillotta e Pollastrini
MARINA CAVALLIERI
ROMA - Una cosa è certa: è stata «una dichiarazione di guerra», un «atto illegale», un «attacco alle donne e alla loro autodeterminazione». Una cosa è chiara: è necessario «alzare i toni», «rispondere», «saranno tempi bui». All´assemblea romana che si è tenuta alla Casa delle Donne c´è molta disciplina e decisione. Un intervento dietro l´altro, senza perdere tempo, senza chiacchiere inutili, viene organizzata la risposta al "blitz" di Napoli. Su questo argomento tutto è stato detto, ora bisogna di nuovo farsi sentire.
E così, in modo veloce e spontaneo, è stato in diverse città dove oggi pomeriggio ci saranno mobilitazioni. Sono previsti presidi davanti agli ospedali, dalla Mangiagalli di Milano al Sant´Orsola di Bologna, sempre a Milano un appuntamento è in piazza San Babila, a Roma invece davanti al ministero della Salute, a Napoli in piazza Vanvitelli. È stata una reazione immediata, quella delle femministe e di molte donne, voci indignate e «furenti» si sono levate dalle assemblee, si è mosso quel movimento sommerso, quella rete di donne (dai partiti ai collettivi) che non sempre si vede ma esiste, non è un ritorno al passato, dicono, ma è di nuovo «qui e ora» intorno ad una questione strategica: la possibilità di scelta della donna.
La risposta sarà capillare ma questo, promettono le organizzatrici, è solo l´inizio, partiranno anche iniziative legali e «sarà necessario affrontare di nuovo, dopo tanti anni, la questione dei medici obiettori, quei ginecologi che per fede ma spesso per carriera non praticano interruzioni di gravidanza e rendono difficile applicare la legge nelle strutture pubbliche». Dice una "veterana" delle lotte delle donne all´assemblea romana: «Quello che è accaduto a Napoli non è stato un caso, avevano iniziato già con la legge 40, ma tutti a dire "non oseranno toccare la 194", invece vogliono farlo o meglio tenteranno di sabotarla. L´autodeterminazione delle donne», aggiunge rivolta alle più giovani, «ricordatevelo: fa ancora paura».
A Milano la Rete delle donne ha deciso che da San Babila una delegazione andrà in prefettura. «Chiediamo al prefetto garanzie precise che a Milano venga rispettata la legge 194», dice Lella Brambilla. «Ci preoccupa che le forze dell´ordine a Napoli abbiano risposto ad una telefonata anonima, potrebbe essere l´inizio di una sequenza di iniziative per creare un clima di panico e intolleranza verso le donne che devono affrontare il calvario dell´aborto».
È quella di Napoli però la manifestazione più eterogenea e con più adesioni. «Daremo voce a chi normalmente non ce l´ha. Per parlare di donne, per ribadire il nostro sdegno per quanto accaduto al Policlinico, ma anche per dire alla politica cosa le donne davvero si aspettano», dice Stefania Cantatore, che a Napoli rappresenta l´Udi, Unione Donne in Italia. Ma a Napoli non ci saranno solo donne. Anche rappresentanti di associazioni, sindacati. E politici, dai Comunisti italiani a Rifondazione ai Verdi. Compresi ministri e sottosegretari. Il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, dà la sua «piena adesione contro un atto inqualificabile», partecipano anche le ministre Linda Lanzillotta (Affari regionali) e Barbara Pollastrini (Pari opportunità). «Invitiamo i politici a prendere una posizione chiara», hanno chiesto all´assemblea romana, «vogliamo sapere chi sono quelli che in parlamento difenderanno la legge 194 e chi no. Non è il momento di essere ambigui, come lo sono molti anche a sinistra, perché non ci sono solo i voti dei cattolici ma anche i nostri».